Autore: MARCO MARZILLI
Categorie: Spigolature
Tag: italia, unità-repartiOperazioni del Corpo Italiano di Liberazione
Il Corpo Italiano di Liberazione continuò l'opera del I Raggruppamento Motorizzato ma con sempre maggiori
possibilità per l'accresciuta consistenza dei suoi ranghi. Esso, infatti, raggiunse ben presto l'apprezzabile forza di
15 battaglioni di linea, diversi gruppi di artiglieria, oltre a numerosi reparti a livello compagnia (mortai,
motociclisti, minatori artieri, ecc.) con un totale di oltre 25 mila uomini: un vero e proprio Corpo d'Armata, su una
divisione e due brigate.
Il C.I.L. combatté ininterrottamente per oltre quattro mesi, dall'ultima decade di aprile alla fine di agosto. In un
primo tempo venne impiegato nella zona delle Mainarde che era gia' stata teatro delle operazioni svolte dal febbraio
all'aprile dal Raggruppamento Motorizzato. Partendo dalle Mainarde, nel mese di maggio, partecipò alle operazioni che
recarono valido contributo alla manovra offensiva delle grandi unità alleate per la liberazione di Cassino e di Roma.
Successivamente la sua opera ebbe particolare importanza nel settore adriatico, dove in una entusiasmante avanzata,
con una serie di travolgenti azioni portò le sue Bandiere da Lanciano a Urbino, attraverso l'Abruzzo e le Marche.
Azioni nella zona delle Mainarde
Inquadrato nel X Corpo d'Armata britannico il C.I.L. venne inserito tra la 2ª Divisione Neozelandese e la 24ª Brigata
Guardie.
Alla sua responsabilità venne affidato il tratto di fronte Colle delle Mainarde - Monte Curvale.
Fino al 26 maggio gli italiani mantennero su questo fronte una intensa attività di pattuglie, eseguendo colpi di mano
ed effettuando altre azioni per rettificare e consolidare la linea occupata. Con una siffatta attività operativa essi
concorsero alla grande offensiva alleata che ebbe inizio la notte sul 12 maggio 1944 e che portò allo sfondamento del
fronte di Cassino e alla liberazione di Roma, svolgendo una efficace opera di fiancheggiamento delle operazioni in atto
nella valle del Garigliano.
Successivamente, dal 27 al 30 maggio, il C.I.L. effettuò un breve ciclo di operazioni offensive nel Parco Nazionale
d'Abruzzo allo scopo di tenere agganciati i reparti tedeschi in ripiegamento.
Esse portarono:
Erano ancora in corso i combattimenti in questa zona, quando pervenne l'ordine di trasferimento del C.I.L. sull'ala
destra dell'Armata, nel settore adriatico.
Si concludeva così la permanenza dei Reparti italiani nella zona delle Mainarde, ove erano rimasti circa quattro mesi
(da febbraio a maggio), e dove la lotta da essi sostenuta, salvo qualche periodo movimentato, aveva avuto carattere
eminentemente statico.
Trasferendosi nei settore adriatico, i reparti del C.I.L. avrebbero potuto meglio assecondare lo slancio che li animava,
effettuando una lunga avanzata nell'Italia centrale.
Azioni nel settore Adriatico, dall'Abruzzo alle Marche.
Il settore assegnato agli italiani era delimitato: a sinistra dalle propaggini nord orientali del massiccio della
Maiella; a destra dalla congiungente Paglieta-Crecchio-Chieti, cioé dalla linea marginale da cui ha inizio il tratto
pianeggiante costiero. In questa zona il C.I.L. sostituí la 4ªDivisione indiana. Ultimate le operazioni di schieramento
in linea, i suoi reparti vennero ad essere inquadrati tra la 4ªDivisione indiana, a destra, e la "D. Force" a sinistra.
Le forze tedesche contrapposte, secondo il servizio informazioni, facevano parte della 278ªDivisione di fanteria formata
dal 992°, 993° e 994° Reggimento fanteria, dal 278° Battaglione da ricognizione e di un numero imprecisato di
artiglierie. Nel settore tenuto dal C.I.L., lungo circa 35 km., i punti maggiormente difesi erano: il tratto costiero,
gli abirati di Tollo, Crecchio, Orsogna, Guardiagrele e Pennapiedimonte. Sulla Maiella un battaglione di alpini tedeschi
era sistemato a difesa fra Monte Amaro e Tavola Rotonda Una seconda linea difensiva correva lungo il fiume Foro,
organizzata durante l'inverno allo scopo di contenere e ritardare eventuali successi alleati nel sertore costiero.
La sistemazione difensiva dei tedeschi aveva carattere campale e semipermanente. Postazioni per armi automatiche,
lavori in scavo e numerosi campi minati consentivano loro di tenere la linea con poche forze. Nel complesso, le
posizioni avversarie erano appoggiate ad ostacoli naturali bene organizzati. I lavori di fortificazione erano già
in atto da tempo ed erano stati collaudati dai precedenti attacchi svolti dagli alleati.
Avanzata sino al fiume Pescara (8-11 giugno). Liberazione di Orsogna~Crecchio, Canosa, Guardiagrele, Bucchianico e altre località.
Quando da vari indizi si intuí che era imminente il ripiegamento dei tedeschi, l'8 giugno venne ordinata l'avanzata
generale. La penetrazione nel dispositivo avversario fu particolarmente dura; e anche quando, in conseguenza
dell'andamento favorevole delle operazioni alleate sul fronte di Cassino, i tedeschi dovettero iniziare la manovra in
ritirata, forti retroguardie e agguerriti nuclei ritardatori contrastarono decisamente l'avanzata del C.I.L.
Tuttavia, reparti della Nembo occuparono l'8 giugno Crecchio, Canosa, Orsogna; il giorno 9 il 68°Fanteria Legnano entrò
in Guardiagrele, nonostante l'accanita resistenza tedesca.
L'avanzata poté in seguito svilupparsi in profondità più celermente. Fu raggiunta Bucchianico e si proseguí in direzione
di Villamagna, San Rocco, San Giuliano. Nella stessa giornata furono liberate anche Rapino e Ari.
Nel pomeriggio dello stesso giorno 9 una compagnia in avanguardia della Nembo, passando di iniziativa a guado il fiume
Foro, puntó direttamente su Chieti, che raggiunse all'imbrunire entrandovi dopo una serie di scaramucce con i tedeschi. L'impresa del reparto italiano valse tra l'altro a salvare da sicura distruzione alcune opere pubbliche. Da rilevare che Chieti non era compresa nel settore d'azione del C.I.L., ma di fronte al valido risultato del fatto compiuto al Comandante del V° Corpo inglese non restò che modificare di buon grado i limiti settoriali entro cui operavano gli italiani, includendovi anche la città.
L'11 giugno, mentre un reparto raggiungeva Sulmona, veniva oltrepassato il fiume Pescara.
Operazioni di rastrellamento - Liberazione de l'Aquila e di Teranio (13 e 15 giugno).
Dal 12 al 16 giugno i reparti del C.I.L. eseguirono operazioni di rastrellamento delle zone occupate e di quelle
antistanti, catturando prigionieri e armi varie. Il giorno 13 raggiunsero l'Aquila degli Abruzzi e il 15 Teramo.
I Tedeschi, ritirandosi, avevano operato distruzioni su larga scala interrompendo tutte le comunicazioni stradali,
causando in tal modo serie difficoltà al movimento in avanti delle unità italiane le quali non erano dotate di
materiale da ponte o da traghetto. Tuttavia, anche con lo spontaneo concorso della popolazione, fu provveduto a
riattivare le interruzioni con materiali di circostanza evitando ritardi nell'avanzata.
Il 17 giugno il C.I.L. fu posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco. In questo periodo operavano sul fronte
del C.I.L. anche alcune formazioni partigiane, tra le quali la Brigata Maiella alle dirette dipendenze del II Corpo
polacco col quale combatté fino alla fine della guerra.
Liberazione di Ascoli Piceno (18 giugno) Macerata e Tolentino (30 giugno).
Il compito del II Corpo polacco, nel quale operava il C.I.L., era quello di inseguire i tedeschi in ritirata e
raggiungere Ancona.
Per assolvere tale compito doveva muovere su due direttrici: una costituita dalla strada statale costiera n. 16, che
sarebbe stata percorsa dalle unità polacche, con l'incarico di proteggere il fianco sinistro del Corpo polacco e di
occupare varie località.
Ascoli Piceno fu raggiunta dai motociclisti italiani il 18 giugno alle 12,30. Il movimento del C.I.L. verso nord venne
rallentato a sud di Macerata. Risultò che l'avversario occupava le alture antistanti Macerata, con distacca- menti
avanzati a Caldarola Tolentino e Camerino, e che nella zona teneva schierati un migliaio di uomini con mitragliatrici,
mortai, artiglieria leggera e autoblindo. Pattuglie tedesche erano state inoltre notate in tutta la zona; i ponti sui
torrenti e sui fiumi non erano stati interrotti, dal che si poteva presumere che i tedeschi avessero intenzioni
controffensive, magari a breve raggio. Per saggiare la consistenza delle posizioni dell'avversario, il 26 giugno fu
decisa una puntata esplorativa in direzione di Macerata che venne svolta da due battaglioni della Nembo in
collaborazione di reparti polacchi agenti più ad est. La puntata fu respinta dai tedeschi con dolorose perdite per gli
italiani (9 morti e 24 feriti).
Mentre si stava montando un regolare attacco della città, la notte sul 30 i tedeschi ripresero il movimento in ritirata.
Nel pomeriggio dello stesso giorno unità del C.I.L. entravano in Macerata tra le festose accoglienze della popolazione.
Le azioni per la conquista di Filottrano (7, 8 e 9 luglio).
Dopo violenti combattimenti sostenuti sul torrente Fiumicello, che causarono sensibili perdite, al Corpo italiano fu
affidato il compito di attaccare e occupare Filottrano (nord di Macerata), sulla strada per Iesi. L'abitato di Filottrano
era stato sistemato a caposaldo dai tedeschi ed i reparti che lo presidiavano avevano avuto la consegna di difenderlo ad
oltranza. Malgrado le difficoltà che l'azione avrebbe presentato a causa delle caratteristiche tattico-topografiche
dell'obiettivo (la cittadina di Filottrano é posta su un colle alto 270 m. ed ha un largo dominio sulla zona collinosa
circostante, tra il fiume Musone e il torrente Fiumicello, intercettando di conseguenza ogni possibile via d'attacco),
l'azione venne ugualmente decisa dal comando alleato allo scopo di disarticolare e rompere il sistema di resistenze
ritardatrici dei tedeschi appoggiate ai grossi abitati dominanti, come Cingoli, Filottrano, etc. .
L'operazione venne effettuata dalla Divisione Nembo, col concorso di artiglierie e con l'appoggio di carri della
Divisione polacca Kresowa. Dopo una serie di azioni preliminari svolte il 6 e 7 luglio, la Nembo lanciò all'attacco
cinque battaglioni, di cui 4 della forza di 500 uomini e 1 di 300. L'operazione, iniziatasi poco dopo le 7 dell'8 luglio,
progredì attraverso molte difficoltà ed una durissima lotta durata due giorni, durante la quale si combatté nelle
strade, nelle case, nelle cantine, respingendo i numerosi e violenti contrattacchi tedeschi. Quando il 9 luglio la
bandiera tricolore veniva alzata su Filottrano il conto delle perdite dava:
Il forzamento del fiume Musone (17-18 luglio)
Il forzamento del Musone comportò due giorni di aspri combattimenti da parte di tutte le unita' del C.I.L.
L'operazione, iniziata il mattino del 17 luglio sotto il violento tiro di interdizione delle artiglierie avversarie, fu
duramente contrastata nel suo svolgimento dalle armi automatiche, dai mortai e dagli uomini dei reparti tedeschi che
occupavano a coppie buche profonde intervallate 50-80 metri, perfettamente dissimulate e mimetizzante nelle siepi e
nelle culture, che l'artiglieria del C.I.L. non aveva potuto neutralizzare. La lotta si spezzò in una serie di azioni
individuali condotte con vigore, ma lente e sanguinose. I combattimenti durarono tutto il giorno e a sera il fiume fu
superato in due punti: sulla destra, da parte dei Battaglioni I e II del 68° Reggimento Fanteria Legnano e del IX Reparto
d'assalto, che giunsero fino a Rustico; sulla sinistra del XXXIII Battaglione bersaglieri che costituì una testa di
ponte nella zona di Castel Rosino.
L'operazione venne ripresa all'alba del 18, continuó contrastatissima per tutta la giornata impegnando le altre unità del
C.I.L. e si concluse alle prime ore del 19 con l'occupazione di S.Maria Nuova per azione avvolgente. Il passaggio del
Musone costò ai reparti italiani 46 morti e 94 feriti.
Intanto, il 18 luglio, dopo strenua lotta, Ancona, sulla destra del C.I.L. venne liberata dalle Unità del Corpo polacco.
L'avanzata continuò ed il 20 vennero occupate Jesi e Belvedere Ostrense. Un reparto del 68° Fanteria, conquistata Vaccarile,
subì un contrattacco concentrico dei tedeschi; combatté tutta la notte sul 28 luglio, sino a quando un'altra compagnia
dello stesso reggimento penetrò nel paese dopo aspri combattimenti, disimpegnando i commilitoni che vi si erano asserragliati.
Occupazione di Montale, Ripalta, Ostra Vetere, Corinaldo, Castelnuovo di Suasa (4-11 agosto)
La dorsale tra i fiumi Misa e Cesano, sulla quale si trovavano le località sopra citate, fu occupata tra il 4 e l'11
agosto, forzando l'avversario nel suo ripiegamento e superandone le retroguardie. con buoni risultati di ordine tattico.
Le perdite furono sensibili da. entrambe le parti.
Nel periodo dall'11 al 17 agosto, in seguito ad un nuovo schieramento assunto dall'8ª Armata, il C.I.L. venne spostato
ad occidente ed avviato sulla direttrice: Sassoferrato-Pergola-Urbino.
Liberazione di Urbino (28 agosto)
Tra il 18 ed il 29 agosto l'avanzata del C.I.L. progredì dal Cesano al Metauro, a Urbino che venne liberata il 28 agosto,
seguita da Urbania il 29 agosto e da Peglio il 30.
I combattimenti proseguirono contro retroguardie tedesche talvolta di notevole consistenza; riuscite azioni di pattuglie,
colpi di mano redditizi e soprattutto la pressione incalzante esercitata dal C.I.L. permisero di accelerare la liberazione
di taluni centri e di non dar tregua all'avversario.
In tre mesi di operazioni nell'Italia centrale, dal giugno all'agosto 1944, le Armate alleate erano giunte a contatto con
gli elementi avanzati della posizione difensiva predisposta dai tedeschi sull'Appennino tosco-emiliano, vale a dire in
prossimità della Linea Gotica.
Il Corpo Italiano di Liberazione era ininterrottamente in linea ormai da quattro mesi e si era portato combattendo da
Lanciano a Urbino, dando un valido contributo al buon andamento delle operazioni dell'8ª Armata britannica nella quale
operava.
Il deciso comportamento in battaglia di tutti indistintamente gli uomini del C.I.L. aveva anche contribuito a dissipare
i residui dubbi e le ultime perplessità degli alti comandi alleati circa la volontà degli italiani di continuare a
combattere. Occorre dire però che gli ufficiali e i soldati alleati operanti a contatto diretto con gli italiani, non
hanno mai nutrito dubbi e perplessità di sorta poiché i soldati del C.I.L. non si battevano meno valorosamente di loro,
anche se l'armamento meno potente e l'equipaggiamento ridotto all'essenziale di cui erano dotati li esponeva
maggiormente al rischio e all'imprevisto.
Si deve dunque ritenere che le riserve dei comandi alleati a concedere che l'Esercito Italiano intervenisse con maggiori
forze nella lotta al loro fianco, fossero di natura politica e mirassero, in sostanza, a tenere l'Italia in posizione di
penitente.
Tuttavia, il 30 agosto 1944 pervenne al Comando del C.I.L. l'ordine di sospendere l'attività operativa e di trasferirsi
indietro per predisporsi a dar vita a due delle sei grandi unità italiane che i comandi alleati avevano finalmente
deciso di allineare al loro fianco sui fronte di combattimento.
Si concludeva in tal modo l'eroico ciclo operativo del Corpo italiano di Liberazione il cui nome, insieme con quello del
I° Raggruppamento Motorizzato, resterà nella storia dell'Esercito come mirabile esempio di fedeltà al giuramento di
devozione alla causa della Patria e di tenace obbedienza alle leggi dell'onore militare.
Ricerca iconografica a cura di Mauro Lottici.
Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.
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