3a Divisione US, Stretta di Mignano, 5 - 15 novembre 1943
Data: 05/02/2017Autore: VALENTINO ROSSETTICategorie: Le battaglie
Tag: #novembre 1943, monte-rotondo, unità-reparti, usa

3a Divisione US, Stretta di Mignano, 5 - 15 novembre 1943

Premessa

Nel dicembre 2016 alcune Associazioni attive nella zona di Mignano Montelungo (CE) hanno posato una targa per ricordare le gesta compiute da due membri della 3a Divisione US durante i ripetuti attacchi a Monte Rotondo:

  • tenente Maurice L. Britt,
  • soldato Floyd K. Lindstrom.

    Vi offriamo la traduzione delle pagine del diario della Divisione che narrano di quei giorni del novembre 1943.

    3a Divisione US, Stretta di Mignano, 5 - 15 novembre 1943

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    Dall'altra parte (ovest) del varco tra le montagne, il fianco sinistro della 3a Divisione era rappresentato dal 7° reggimento di fanteria per il quale si prospettavano dei pesanti combattimenti, necessari per strappare al nemico Monte La Defensa. Il 2/7° aveva attaccato il 5 novembre, attraverso Caspoli e Casale, tra le cime del Monte Camino e le pareti perpendicolari del Monte La Defensa. ll 3/7° agiva sul fianco destro del 2/7° eliminando la presenza del nemico nella vallata di Mignano e lungo le pendici sud-orientali del Monte La Defensa. Il 1/7° passò intorno al fianco destro del 3/7° attaccando il versante nord-orientale di Monte La Defensa. Con questa manovra il 1/7° e il 2/7° avevano saldo il controllo rispettivamente dei versanti nord-est e sud-est del Monte la Defensa. Durante i successivi dieci giorni si cercò invano di assicurarsi il controllo della montagna. I tentativi furono vanificati da pareti alte oltre 20 metri che si succedevano da nord e sud per circa 1300 metri lungo la cima della montagna. Nel settore del 2/7° fu individuato un solo percorso possibile ma purtroppo era sotto il controllo di due postazioni di mitragliatrici del nemico che sparavano da posizioni ricavate nella roccia. Lungo tutta la linea tenuta dal 7° Reggimento l’azione propulsiva era ferma, nonostante i combattimenti fossero continui e sanguinosi. Dalle sue posizioni il nemico era in grado di dirigere verso di noi un fuoco mortale bloccando ogni nostro tentativo di avanzare. Nel settore del 1/7° il nemico pagò un prezzo pesante per mantenere la sua posizione; i loro contrattacchi erano spesso costosi in termini di vite umane, ma sempre riuscivano ad spostare le loro riserve sostituendo le perdite.

    Rifornire le truppe nelle zone di combattimento dei tre reggimenti della 3a Divisione era un grande problema a causa del territorio costellato da profonde gole e creste scoscese. Anche i muli, pure preziosi, erano inutili su questo terreno e il cibo, le munizioni e l'acqua erano trasportatori a spalla dai portatori. Un uomo poteva però trasportare solo una piccola quantità di materiale per volta, dovendo usare entrambe le mani per l'arrampicata, e il viaggio per il rifornimento durava un giorno intero; stessa modalità per l’evacuazione dei caduti per la quale era necessaria una media di sei-sette ore. I soldati soffrivano gravemente per l’esposizione continua alla pioggia, al freddo e per la mancanza di cibo ed indumenti adeguati; solo le preziose munizioni erano sempre disponibili.
    Qui, tra gli Appennini, la definizione "lavoro di squadra" assumeva per questi motivi un più denso significato. Lo spirito che era tacitamente presente, tra i fanti in linea sulla cresta della montagna e i portatori che trasportavano e che lavoravano giorno e notte per sostenerli, non è descrivibile a parole.

    Il 12 novembre, la compagnia “K”, comandata dal tenente Frank Petruzel, rafforzata dal secondo plotone della compagnia “M” (armi pesanti), venne ricollocata per tentare di alleviare la situazione del 2/7°. Il 16 novembre la compagnia “K”, dopo tiri di artiglieria e di mortaio sulle posizioni nemiche durati quindici minuti, passò all’assalto per un nuovo tentativo di conquistare la cima. La fitta nebbia e le nuvole occasionali assicurarono un vantaggio momentaneo che venuto meno permise al nemico di fermare il tentativo dieci metri dopo la linea di partenza e a soli 15 metri dalla cima della montagna. Fu l'ultimo tentativo, il 17 novembre le truppe del 36a Divisione iniziarono a rilevare quelle della 3a Divisione.

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    Nel frattempo il 30° Reggimento era impegnato di fronte a Monte Rotondo. Quando il 6 novembre l'avanzamento del 2/30° si interruppe, venne deciso che il 2/30° e 3/30° avrebbero eseguito un attacco coordinato alle 13:30 del 7 novembre. A causa delle grandi difficoltà di riorganizzazione, del continuo fuoco nemico e delle infiltrazioni di pattuglie nemiche, l'attacco venne rinviato. Nel frattempo il 2/30° fu costretto a respingere un contrattacco, contrastando un nemico che tentava di tagliare le linee di comunicazione. Anche il 1/30° respinse un pesante contrattacco nemico durante la notte del 7-8 novembre.

    Il 15° Reggimento intanto, aveva spinto il suo attacco con forza ma senza successo. Ogni tentativo di occupare il versante meridionale di Monte Rotondo e di Monte Lungo aveva incontrato una forte e determinata resistenza [1]. Il 8 novembre alle 08:45 i due reggimenti di fanteria (15° e 30°) lanciarono un attacco coordinato dopo una “preparazione” di quindici minuti eseguita da otto battaglioni di artiglieria. Il 1/15° avanzò intorno al lato sud ovest di Monte Rotondo fino alla quota 193, al centro dell’ansa a “ferro di cavallo” che la strada statale n.6 disegna in quel punto; il 3/15° avanza e cattura la quota 253, la più meridionale di Monte Lungo e anche il 2/15° riesce a raggiungere il versante meridionale di Monte Rotondo.

    Alle 11:00 del 8 novembre il 3/30° attaccò Monte Rotondo da est; le compagnie “I” e “L”, meno un plotone, riuscirono a prendere l'obiettivo. L'attacco portato sul fianco e sul retro dello schieramento nemico aveva colto gli occupanti di sorpresa, mentre erano impegnati a fronteggiare l’attacco del 15° Reggimento.
    La reazione delle truppe tedesche fu immediata. Una serie di contrattacchi locali iniziò già dopo un’ora dalla cattura della collina e continuarono con intensità crescente per quarantotto ore.
    Sia il 15° Reggimento sia il 30° Reggimento mantennero i loro obiettivi respingendo vari contrattacchi tedeschi per cinque o sei giorni. Entrambe le unità lanciarono degli attacchi per tentare di migliorare le loro posizioni ma ogni volta dovettero poi fronteggiare un contrattacco nemico [2].

    La mattina del 10 novembre il 3/30° teneva Monte Rotondo con due compagnie a ranghi ridotti (“I” e “K” ndr) mentre la compagnia “L” presidiava il passaggio ad est fino ai fianchi di Monte Cannavinelle. La linea principale di resistenza attraversava Monte Rotondo attraverso una fitta vegetazione, il fianco sinistro della compagnia “L” si appoggiava al fianco destro della compagnia “K”.

    Lt. Col. Edgar C. Doleman, comandante 3/30°:

    “La forza di combattimento della compagnia “L” è ridotta a soli 55 uomini. Impossibile mantenere il contatto su 600 metri di pendio boscoso, eccetto che per le pattuglie e i posti di osservazione. Una sezione di mitragliatrici pesanti è stata aggregata alla compagnia “L” e posta sul suo fianco sinistro (ovest) protetto da soli 4 fucilieri.”

    Le gesta di due uomini, durante questi giorni di combattimento, sono particolarmente meritevoli di nota. Uno di questi uomini era il tenente Maurice L. Britt l'altro il soldato Floyd K. Lindstrom.

    Alle 08:30 del 10 novembre, i tedeschi contrattaccano dal punto più a nord di Monte Rotondo verso sud-est, puntando alla giunzione tra la compagnia “L” e la compagnia “K”. Gli attaccanti, scendendo lungo il pendio, colpiscono la compagnia “L” al fianco sinistro e catturano la sezione di mitragliatrici e quattro fucilieri. Il nemico, quantificato in seguito, grazie alle informazioni ottenute da prigionieri, come una compagnia di circa un centinaio di uomini, aveva come obiettivo la riconquista del Monte Rotondo. Quando gli uomini sul fianco sinistro della compagnia “L” hanno aperto il fuoco, il nemico ha concentrato in quel punto il suo attacco, riuscendo a spingere indietro, verso sud-est, il varco tra le montagne.

    Cpl. John Syc:

    “... I tedeschi attaccarono il nostro fianco sinistro e catturarono alcuni americani che posero di fronte a loro come uno scudo. Non vedevamo gli americani, ma sentivamo le loro grida verso di noi che ci dicevano di non sparare. Quando furono a circa cinquanta iarde di distanza, il tenente Britt urlò ‘Scappate! Non possono farvi del male! Stiamo per aprire il fuoco in ogni caso!’ Tutti noi aprimmo il fuoco e i tedeschi risposero con tutte le loro armi. I prigionieri americani si sparpagliarono e alcuni riuscirono poi a fuggire ... Durante l’intenso combattimento, il servente di un mortaio vicino a me fu ferito e la sua arma eliminata. Il tenente Britt, mentre sparava con la sua carabina, all'improvviso lanciò un grido e mise la mano sul fianco dicendo che pensava che di essere stato colpito, ma mi ha ordinato di continuare a sparare ... "

    Pfc. Fred E. Marshall:

    "Correva (Britt ndr) da una parte all'altra della nostra mitragliatrice di cui ero assistente mitragliere, sparando ad ogni rumore e alla vista dei tedeschi. ... Più tardi lo vidi, un pò sanguinante sul volto, dopo aver esaurito le munizioni della carabina, afferrare il fucile di un uomo gravemente ferito, che giaceva vicino a me, e continuare a sparare con esso. Egli ha anche afferrato alcune bombe a mano e armato con il fucile e con le granate andò avanti in una zona boschiva davanti alla nostra posizione, in cerca dei tedeschi. Pochi minuti dopo lo vidi lanciare delle granate, incurante delle raffiche che colpivano intorni a lui. Mi meravigliai che non fu colpito. Molte granate gli caddero vicino. ... "

    Sgt. James G. Klaes:

    "Credo di avergli visto lanciare in totale circa dieci-dodici granate, e ogni volta le armi automatiche tedesche rispondevano e le granate ritornavano. A volte abbiamo pensato che saremmo stati sopraffatti. Ho visto il tenente Britt sempre davanti a sparare con la sua carabina, lanciando bombe a mano, prima da una posizione, poi da un’altra. ... "

    T/5 Eric B. Gibson (Cf. Push to Rome):

    "... Vidi che la sua borraccia era stata bucata da dei proiettili e la camicia era fradicia d’acqua; anche il fodero degli occhiali recava alcuni buchi ..., stavo lanciando delle bombe a mano e il tenente Britt me ne chiese da usare dato che aveva già esaurito quelle che aveva. Durante la mattina deve aver lanciato almeno trentadue bombe a mano. ..."

    Alle 09:30 circa, Britt e Gibson si mossero verso sinistra per trovare ciò che era stato dei due mortai che erano posti sul lato attaccato dai tedeschi. Ci fu un altro incontro con una mitragliatrice ed il tenente lanciò un paio di granate salvando la vita di Gibson (secondo la testimonianza di Gibson stesso). Una volta tornati, ancora Britt si inoltrò nel bosco ed ebbe un ennesimo scontro con un’altra mitragliatrice nemica.

    3d Battalion Surgeon Capt. Roy E. Hanford:

    "... Il tenente Britt mi salutò entrando nel mio punto di soccorso, in quel momento ero impegnato con un paio di vittime ... circa una mezz'ora più tardi chiesi al tenente Britt se c'era qualcosa che potessi fare per lui. La sua risposta fu 'No, Doc, continui con gli altri feriti. Ho avuto un piccolo graffio qui che voglio guardi quando avrà tempo.'"
    "Il graffio del tenente Britt si rivelò essere una ferita sul fianco sinistro. Aveva poi un certo numero di altre piccole ferite superficiali visibili sul suo viso e sulle mani... . Gli chiesi se gli sarebbe piaciuto andare in ospedale. Egli rispose, calmo e determinato: 'No, devo tornare sulla collina di aiutare quei ragazzi.' ... Ci sono stati diversi commenti da parte dei feriti della sua compagnia dopo che egli la lasciò. 'Darei qualsiasi cosa per essere come quel ragazzo.' 'Questo ragazzo è un esercito di un solo uomo. ...'"

    Il tenente Britt è stato successivamente insignito della Medaglia d'Onore per la sua azione.
    Per il periodo dal 7 al 12 novembre, il 3° Battaglione del 30° Reggimento di Fanteria ricevette la “Distinguished Unit Citation”:

    "Con il fuoco nemico che spazzava le sue fila dalla parte posteriore e da un fianco scoperto, il battaglione lanciava il suo attacco su per il pendio della montagna (Rotundo) (sic!) e tenacemente è avanzato per la cresta nonostante la forte resistenza nemica. ... Anche se a ranghi ridotti a causa delle perdite, senza cibo e acqua per un periodo di due giorni, i fanti intrepidi del 3° battaglione hanno affrontato l'attacco del nemico (per un periodo di sei giorni) e respinto ogni assalto con pesanti perdite per gli attaccanti ... "

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    Un altro soldato che venne decorato con la stessa onorificenza per le azioni condotte durante questo periodo, fu Pfc. Floyd K. Lindstrom.
    Il 12 novembre, il secondo plotone, compagnia “H” del 7° reggimento di fanteria, viene assegnato alla compagnia “E”. Il plotone era stato ridotto ad un totale di quattordici uomini e due mitragliatrici, il soldato Lindstrom era uno dei mitraglieri.
    Alle 09:00 circa un numero approssimativo di quaranta nemici lancia un contrattacco contro il fianco sinistro della compagnia; la postazione mitragliatrice di Lindstrom sopporta il maggior peso dell'attacco.

    Pvt. Marvin D. Crone, assistant gunner:

    "... Il nemico, dalla sua posizione sulle alture, aveva un'ottima osservazione e aprì il fuoco con grande precisione. La maggior parte del nemico è partita all’attacco da circa 200 iarde sopra di noi. La compagnia “E” si è ritirata per circa 150 iarde portandosi in un punto di maggiore copertura e lasciando la nostra sezione mitragliatrici davanti.
    Pur vedendo che la propria compagnia si stava ritirando, Pfc. Lindstrom, immediatamente e di propria iniziativa costituiva una posizione difensiva e apriva il fuoco con la sua mitragliatrice. Il fuoco nemico era intenso e numerosi colpi di mortaio cadevano nei pressi della nostra postazione che era fatta segno dal tiro di varie armi.
    . . . Lindstrom insistette per portare avanti di altri dieci iarde la posizione, per disporre di un migliore campo di fuoco. Prese a braccio la mitragliatrice e percorse un tratto in salita fino ad uno sperone roccioso attirando su di sé il fuoco diretto di mitragliatrici e di armi leggere proveniente da non più di quindici-venti iarde di distanza ... almeno trentacinque bombe furono lanciate dove era il Pfc. Lindstrom, nel tentativo di mettere a tacere la sua mitragliatrice.
    Lindstrom, presa a braccio la sua mitragliatrice, balzò in avanti verso una postazione MG che era di particolare supporto al contrattacco tedesco. Nonostante il pesante fuoco, riuscì ad arrivare ad una quindicina di iarde da questa mitragliatrice che solo per pochi centimetri non riesce a colpirlo.
    Sentivo i crucchi urlare in un inglese stentato 'soldato americano - arrenditi - ti tratteremo bene - se non ti arrendi avrai enormi problemi - vi abbiamo circondati’. Questo invito fu ripetuto più volte e ogni volta Lindstrom rispose 'Vai all'inferno!' tirando loro un’altra raffica con la sua mitragliatrice....
    Quando Lindstrom si rese conto che l'attacco tedesco avrebbe avuto successo se le mitragliatrici nemiche non fossero state messe fuori combattimento, urlò verso di coprirlo con il mio fucile, che ‘andava a prendere la mitragliatrice' e armato solo della pistola cal. 45, che ha sempre avuto al suo fianco, ha aggredito frontalmente la mitragliatrice. I tedeschi vedendolo avanzare cercano di colpirlo con numerose raffiche, ma lui correva veloce e riesce miracolosamente a sfuggire ai colpi; arrivato vicino ai mitraglieri li colpisce a morte con la sua pistola. Poi tornò alla sua posizione, trascinando la mitragliatrice tedesca dietro di lui, ricevendo più raffiche di quelle ricevute contrastando l’attacco nemico.
    Non ricevemmo alcun supporto dall’altra nostra mitragliatrice durante il contrattacco, perché non era in grado di sparare al nemico dalla sua posizione..."

    Sgt Nicholas Alfier:

    "Lindstrom mi diede il fucile dicendomi di usarlo sulla fanteria tedesca e subito tornò alla sua mitragliatrice e aprì il fuoco.?L’azione di Lindstrom fu spettacolare e demoralizzante per i tedeschi tanto che il loro contrattacco sembrò ‘disintegrarsi....’".

    Pvt. Sam G. Rohan:

    "La compagnia e l’altra mitragliatrice della nostra sezione tentarono di venire in nostro aiuto quando l'attacco era in corso. Ma Lindstrom gestì in modo efficace la situazione e tutto era già finito prima che potessero entrare in azione."

    Il 15 novembre la 3a divisione di fanteria venne tolta dalla linea dei combattimenti per un meritato periodo di riposo. Entro i due giorni seguenti tutti gli elementi della Divisione erano stati avvicendati ed erano in viaggio verso San Felice, stanchi e malconci ma orgogliosi di avere penetrato la linea invernale tedesca. La 3a divisione di fanteria venne completamente sostituita dalla 36a divisione il 17 novembre 1943.

    Dal 14 settembre 1943 al 21 gennaio 1944 le perdite della Divisione furono:

  • KIA 683,
  • WIA 2.412,
  • MIA 170,
  • totale perdite in combattimento 3.265,
  • altre perdite non in combattimento 12.959.
  • Nello stesso periodo le perdite tedesche note alla divisione furono:

  • uccisi 265,
  • feriti 86,
  • catturati 547.
  • * * *

    3rd Infantry Division, Mignano Gap, 5 - 15 november 1943 [3]

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    Across the gap, on the Division left flank, the 7th Infantry was wrapped in a terrific struggle to wrest the towering Mount la Difensa from the enemy. The 2d Battalion had attacked on 5 November, through Caspoli and Casale toward the high ridge between the jagged peaks of Mount Camino and the perpendicular cliffs of Mount la Difensa. The 3d Battalion assisted on the right flank by cleaning out the enemy in the 7th's zone of action on the Mignano Valley floor and clearing the southeastern slopes of Mount la Difensa. The 1st Battalion passed around the right flank of the 3d Battalion and attacked the northeastern slope of la Difensa. This maneuver pinched out the 3d Battalion and placed the 1st and 2d Battalions abreast, and in control of the northeastern and southeastern slopes of Mount la Difensa. During the next ten days these battalions tried in vain to scale the heights and secure the top of the mountain. Their every effort was balked by a cliff sixty feet high, following north and south some 1500 yards along the top of the mountain. In the sector of the 2d Battalion, only one path could be found up the cliff and this was commanded by two enemy machine guns, firing from positions blasted out of rock, only the firing apertures visible. Action along the entire line held by the 7th Infantry was stalemated. Yet the fire fight was continuous and savage. From his positions the enemy laid down deadly fires against our every attempt to move forward. In the sector of the 1st Battalion the enemy paid a heavy price to retain his position. His counterattacks were often costly, too, but he managed to shift his reserves and replace his losses.

    Supplying the combat troops in the 7th, 15th and 30th Infantry Regiments' zones was a major problem in this terrain, cut by deep gorges and precipitous ridges. Even the valuable pack mules and burros were useless, and food, ammunition and water had to be carried by carrying parties, equipped with improvised packboards. A man could manage only a small amount, for he needed both hands for climbing. The trip up required a full day and the evacuation of the dead and wounded was accomplished in an average of six-seven hours. The soldiers suffered severely from exposure to rain and cold and from a lack of proper food and clothing. Yet the priceless ammunition was always adequate. No definition of the word "Teamwork" could explain the full significance of the word there in the Apennines.
    The spirit that was tacitly present, between the hardpressed infantrymen at the crest of the mountain and the carrying parties that labored night and day to sustain them, defies to be set down in words.

    On 12 November, Company K, commanded by Lt. Frank Petruzel, reinforced by the 2d (MG) Platoon of Company M, moved out to relieve the depleted 2d Battalion. On 16 November Company K, after a fifteen minute artillery, Cannon Company and chemical mortar concentration placed on enemy positions, jumped off to give it one more try. The dense fog and occasional clouds, which, it was hoped, would reduce visibility to our advantage, suddenly cleared, and the enemy stopped the attack ten yards from the line of departure and fifty feet from the top of the mountain. It was the last attempt, for on 17 November, troops of the 36th Infantry Division began the relief of the 3d Infantry Division.

    Meanwhile the 30th Infantry was engaged in front of Mount Rotondo. When the advance of the 2d Battalion was stopped on 6 November, it was decided that the 2d and 3d Battalions would make a coordinated attack at 1330 November 7. Due to the great difficulties of reorganizing under continual enemy fire and the trouble caused by the infiltration of a wily and crafty enemy, determined to withstand all efforts to seize this vital outpost of the Cassino Line, the attack was postponed. In the interim the 2d Battalion was forced to repulse a counterattack and thwart enemy attempts to cut its line of communication. The 1st Battalion, too, repulsed a bitter enemy counterattack during the night of 7-8 November.

    The 15th Infantry, meantime, had pressed its attack strongly but without success. Every attempt to seize the southern slope of Mount Rotondo and Mount Lungo met with bitter, determined resistance. At 0845 November 8 a coordinated attack, by the 15th and 30th Infantry Regiments, was launched after a fifteen-minute preparation, fired by eight battalions of artillery. The 1st Battalion of the 15th Infantry advanced around the southwest side of Mount Rotundo to seize Hill 193, which occupies the center of a horseshoe curve in Highway 6. The 3d Battalion of the 15th Infantry fought its way to and captured Hill 253, which is the southern nose of Mount Lungo. The 2d Battalion fought up the southern slope of Mount Rotundo.

    The 3d Battalion, 30th Infantry, attacked Mount Rotundo from the east. At 1100 November 8, Companies I and L, less one platoon, had taken the objective. The attack had struck the enemy in the flank and rear and had taken him by surprise, while he was engaged with the 15th Infantry. Enemy counteraction was immediate. A series of local counterattacks began within an hour of the cap ture of the hill and continued in mounting intensity for forty-eight hours. Both the 15th and the 30th dug in on their objectives and were counterattacked by the enemy day and night for a period of five or six days. Attacks were launched by both units to improve their positions, which brought counterattacks by the enemy each time.

    On the morning of November 10, 3d Battalion, 30th Infantry, was occupying captured Mount Rotundo with two depleted companies on the hill mass and Company L in the pass to the east. The company’s right flank extended to the lower nose of Mount Cannavinelle. The main line of resistance ran across the mount Rotundo through heavy brush and trees, Company L’s left flank toward the right flank of Company K. “Company L’s combat strength of tifty-five men” stated Battalion CO Lt. Col.Edgar C. Doleman, “made it impossible to maintain contact across the 600 yards of densely wooded slope except by patrols and listening post. One section of heavy machine guns was attached to Company L and was in position on the left (west) flank protected by four riflemen”.

    The deeds of two men during the latter part of the drive are particularly deserving of note. One of these men was Lt. Maurice L. Britt, the other Pfc. Floyd K. Lindstrom.
    “At 0830 the morning mentioned, the Germans counterattacked over the north nose of Mount Rotundo southeast toward the gap between Company L and Company K, turned down the slope, hit Company L’s left flank and captured the machine gun section ad four riflemen by a ruse. The counterattackers, later estimated from PW reports as a company of approximately one hundred men, had as their mission the retaking of Mount Rotundo. When Company L’s left-flank men opened fire, the enemy hit them in force and pushed then southeast toward the gap between the mountains. ...”

    Said Cpl. John Syc:

    “... The Germans attacked our left flank and captured some Americans whom they placed in front of them as a shield. We couldn’t see the Americans, but we could hear them shouting down to us not to shoot. When they were about fifty yards away, Lieutenant Britt yelled ‘Take off! They can’t hurt you! We’re going to fire anyway!’ All of us then opened fire and Germans fired back with rifles, machine pistols and machine guns, too. The American prisoners scattered, some later escaping... During the firefight, which was intense, a mortar section ammo man near me was wounded and his weapon knocked out. Lieutenant Britt, while firing his carbine, suddenly yelled, ‘Ow’ and put his hand on his side saying he thought he was hit, but ordering me to fire my machine gun faster ...”

    Said Pfc. Fred E. Marshall:

    “He ran from side to side of our machine gun of which I was assistant gunner, firing at every sound and sight of Germans. ... Later, I saw Lieutenant Britt, slightly bleeding on the face, having run out of carbine ammo, grab the M-l rifle from a badly wounded man lying near me, and continue to fire with it. He also grabbed some hand grenades and with the rifle and grenades went ahead into a wooded area ahead of our position looking for Germans. A few minutes later I saw him throwing grenades, disregarding machine-pistol bursts hitting all around him. I marveled that he wasn't hit. Concussion grenades, too, were bursting all about him. ...”

    Said Sgt. James G. Klaes:

    "... All in all ... I saw him throw approximately ten to twelve grenades, German automatic fire and grenades coming back all the time. At times we thought we would be overrun. Always I saw Lieutenant Britt out in front firing his carbine, throwing hand grenades, first from one position, then from another. ...”

    Said T/5 Eric B. Gibson (Cf. Push to Rome):

    "... I saw his canteen was pierced with bullet holes and his shirt covered with water; his field glasses case, too, was pierced with bullet holes ..., I was throwing hand grenades at Germans and Lieutenant Britt asked me for some as he had thrown all he had. During the morning he must have thrown at least thirty-two hand grenades. ..."

    At about 0930 Britt and Gibson went toward the left to find what had become of the two mortars which had been to the left of the attacking Germans. There was another encounter with a machine gun and the lieutenant threw a couple of grenades, saving Gibson's life, according to Gibson's testimony. They returned, then once more Britt went into the woods and had another encounter with an enemy machine gun.

    Said 3d Battalion Surgeon Capt. Roy E. Hanford:

    "... Lieutenant Britt greeted me in my aid station, I was busy with a couple of casualties at the time ... about a half hour later I asked Lieutenant Britt if there was anything I could do for him. His reply was 'No, Doc, go ahead and finish with your other casualties. I got a little scratch here that I want you to look at when you get time.’”
    "Lieutenant Britt's scratch turned out to be an elliptical avulsion of skin down to the muscle about one inch long and one-half inch wide on his left side. There were a number of other visible small superficial wounds on his face and hands. ... I asked Lieutenant Britt if he would like to go into the hospital. He replied, 'No,’ calmly and determinedly, 'I got to get back up on the hill to help those boys.' ... There were several remarks from some casualties from his company after he left. ‘I’d give anything to be like that guy.' 'That guy is a one man army. ...’"

    Lieutenant Britt was subsequently awarded the Medal of Honor for his action.
    For the November 7-12 period 3d Battalion, 30th Infantry, later received the Distinguished Unit Citation.

    With fire sweeping its ranks from the rear and from an exposed flank, the battalion launched its attack up the forward slope of the mountain (Rotundo) and doggedly advanced to the crest in the face of stubborn enemy resistance," read the citation, in part. "Although depleted heavily in effective strength and having neither food nor water for a period of two days, the intrepid infantrymen of the 3d Battalion met the onslaught of the enemy (over a six-day period) and repelled each assault with heavy losses to the attackers ...”

    Later honored with the Medal of Honor for actions during the same period was Pfc. Floyd K. Lindstrom.

    On November 12 the 2d platoon of Company H, 7th Infantry, was attached to Company E. The platoon had been depleted to a total of fourteen men and two serviceable guns. Pfc. Lindstrom was the gunner of one gun.

    At about 0900 approximately forty enemy launched a counterattack against the left flank of the company. Lindstrom's machine-gun section received the greater weight of the attack.

    Pvt. Marvin D. Crone, assistant gunner:

    ". . . The enemy, from his position on the commanding heights," said Pvt. Marvin D. Crone, assistant gunner, "had excellent observation and when he opened fire on us he was deadly accurate. The bulk of the enemy were 200 yards above us when he attacked. E Company withdrew about 150 yards, because there was not enough cover for them at this point, leaving our machine-gun section out in front."

    "Even though he saw the rifle company withdraw, Pfc. Lindstrom nevertheless instantly and without orders immediately set up a defensive position and opened fire with his machine gun. The enemy fire became intense as they started dropping a great number of mortar shells in our 'section* area and commenced to rake our positions with machine-gun, machine-pistol, and rifle fire."

    ". . . Lindstrom insisted on moving forward alone another ten yards for a better field of fire. He picked up the machine gun bodily and moved uphill over the rocky ground with his 112-pound load. In doing this he became the direct target of machine-gun and small arms fire from some of the enemy who weren't more than fifteen to twenty yards away ... at least thirty-five hand grenades of the concussion variety were hrown at Pfc. Lindstrom in an attempt to silence his gun."

    "Lindstrom was aiming for one German machine gun and crew in particular when he single handedly carried his heavy machine gun forward because he saw that it was the chief supporting weapon in the German counterattack. Despite the heavy fire from their mortars and machine pistols, he moved to within about fifteen yards of this machine gun even though it was firing at him and missing him only by inches."

    "I could hear the Jerries yelling at him in pidgin English, 'American soldier — you give up — we treat you fine — you no surrender, plenty trouble — we got you surrounded/ This was repeated time and again and each time Lindstrom answered 'Go to Hell!' and gave them another burst of fire from his machine gun. . . ."

    "When Lindstrom saw that the attack was likely to succeed if the enemy machine guns were not put out of action, he yelled at me to cover him with my rifle, that he was going to 'get that machine gun,' and armed only with the .45-caliber pistol which he always had at his hip, he frontally assaulted the machine gun in a mad uphill dash. The Germans saw him coming and let go a continuous stream of fire which kicked up the dirt inches behind his heels as he ran at them. Somehow he miraculously escaped being hit by the continuous chain of automatic fire from the machine gun, got right on top of the gunners and shot them to death with his pistol. He then returned, dragging the German machine gun behind him, after which he braved more enemy fire to go back to their position and return with two full boxes of ammo which he directed us to emplace and put to use in countering the enemy attack.
    We received no support from our other machine gun during the counterattack because it was unable to fire on the enemy from its position. . . ."

    Said Sgt. Nicholas Alfier:

    "Lindstrom gave the gun to me telling me to use it on the German infantry, and he immediately went back to his gun and opened fire.
    Lindstrom's spectacular action and withering machine-gun fire completely demoralized the Germans and their counterattack seemed to* disintegrate. ..."

    Pvt. Sam G. Rohan:

    "The rifle company and the other machine gun of our section attempted to come to our aid while the attack was going on," said Pvt. Sam G. Rohan, But Pfc. Lindstrom so effectively handled the situation that it was all over before they could get into action."

    The exhausted warriors of the 3d Infantry Division by November 15, deserved the needed rest that was to come when higher headquarters called a halt to the ad vance that night.
    In two days all elements of the Division had been relieved and were en route to San Felice, tired, bearded, and dirty, but flushed with victory and justly proud that they had penetrated the German Winter Line and forced the first approaches to Cassino.
    The 3d Infantry Division was holding the trumps when relief by the 36th Division was effected November 17, 1943.

    Note

    1. ^ Gli avversari tedeschi appartenevano alla 3a Divisione Granatieri Corazzati (ndr).
    2. ^ Blumenson, riprendendo una dichiarazione del generale von Vietinghoff, afferma che questi contrattacchi tedeschi furono in gran parte sostenuti da un battaglione di paracadutisti (III./Fallschirmjäger Regiment 6) che “Kesselring aveva reso disponibile alla 10a Armata appositamente per riprendere il possesso del monte. Questo battaglione doveva essere il fulcro per la creazione di una nuova divisione, ma Kesselring giudicò il pericolo per le posizioni difensive prima di Cassino così grande da giustificare il sacrificio dell’unità. Il battaglione, a causa delle pesanti perdite, divenne ben presto inutilizzabile.”
      Martin Blumenson, United States Army in World War II, The Mediterranean Theater of Operations, Salerno to Cassino, Office of the Chief of Military History, United States Army, Washington, D.C., 1969, pag. 231.
    3. ^ Tratto integralmente da: History of the third Infantry Division in World War II. Infantry Journal Press- Washington, pagg. 98..102.

    Bibliografia

    Sitografia

    Nota del webmaster

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