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L’ATTACCO AL PAESE DI LENOLA, nell’ambito delle operazioni del Corps de Montagne (21-23 maggio 1944)
Data: 07-06-2007Autore: ALBERTO TURINETTI DI PRIEROCategorie: Le battaglieTag: #maggio 1944, diadem-op, francia, goumier, lenola, unità-reparti
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23 maggio 1944

Nella notte fra il 22 ed il 23, Il Corps de Montagne venne riorganizzato per proseguire il suo movimento verso Castro dei Volsci. I raggruppamenti furono nuovamente suddivisi:
  • Groupement Blindé Louchet (ex Dodelier): 4e Régiment de Spahis marocains (meno due squadroni da ricognizione), due compagnie del US 756th Tank Battalion, una compagnia da semoventi da 105 del US 756th Battalion, il I battaglione del 2e Régiment de Tirailleurs marocains su camion, una batteria del II gruppo del 69e Régiment d’Artillerie de montagne;
  • Groupemnt Cherrière: 1er Groupe de Tabors marocains, 6e R.T.M. (due battaglioni), una batteria del II/69e R.A.M.;
  • Groupement Brissaud-Desmaillet (colonnello comandante il 1er Régiment de Tirailleurs marocains): 4e G.T.M., 1er R.T.M., una batteria del III/69e R.A.M.;
  • Groupement Bondis: 3e G.T.M., III/2e R.T.M., I/1er R.T.M., I/69e R.A.M. (20)
L’azione principale era svolta dal Groupement Blindé, che era stato ulteriormente rinforzato. La colonna, preceduta dai carri leggeri, lasciò Lenola alle 9,45, imboccando la strada per Vallecorsa. L’impresa si dimostrò subito molto difficile, a causa delle distruzioni operate dai tedeschi e dal vigore della difesa di elementi nemici. Alla fine della giornata la progressione fu di 8 chilometri, fino a 3 chilometri a sud di Vallecorsa.
Il Groupement Cherrière doveva assicurare il fianco sinistro, occupando la Cima del Nibbio con il 6e R.T.M. e poi il Monte Pizzuto con il 12e Tabor. Verso le 16 però, un battaglione tedesco, il II del Panzergrenadier Regiment 71 della 29. Panzergrenadier-Division, attaccava improvvisamente, riprendendo possesso non solo delle due cime, ma spingendosi fino al Monte Vona.
Il Groupement Brissaud-Desmaillet doveva invece assicurare il fianco destro del gruppo blindato, assicurando il possesso del Monte Schierano con il 3e G.T.M. e portandosi quindi a Cima Alta.
Il Groupement Bondis doveva appoggiare la manovra sul Monte Schierano e si portava verso Monte Cocco, dove venne rilevato dalla 2e Division d’Infanterie marocaine, che nel frattempo era rientrata da un breve periodo di riposo ed aveva sostituito in quella zona la 3e Division d’Infanterie algérienne. (21)

Quel giorno fu però caratterizzato dalla nuova offensiva alleata.
"L'atteso attacco nemico nella testa di sbarco" - così commenta il diario storico dell’O.K.W. – "è cominciato dopo un fortissimo fuoco tambureggiante d'artiglieria nelle prime ore del 23 maggio. Baricentro nel settore della 362. I.D. e sull'ala Nord della 715. I.D."
Le conseguenze si facevano sentire immediatamente anche sulle retrovie dei reparti tedeschi schierati contro il 2° Corpo americano ed il Corpo di spedizione francese:
"La 29. Pz. Gren. Div." – continua il diario - "alla quale sono stati trasferiti i resti della 94. I.D. come Gruppo Fries, non ha potuto impedire la penetrazione di forti reparti nella zona a Est di San Biagio. Il nemico ha occupato le alture ad Ovest di M. S. Stefano ed avanzando ha raggiunto Sonnino. Con ulteriori attacchi ha preso il M. Calvo (6 km a Nord di Monte San Biagio). A Nord di Fondi ingenti forze nemiche sono riuscite a sfondare fino a Vallecorsa (notizia ancora non confermata). I reparti a Lenola sono stati annientati dall’attacco di preponderanti forze nemiche. Il nemico ha occupato le alture a Nord-Est e Nord-Ovest di Lenola."

Per consentire una nuova dislocazione delle truppe, veniva aggiornata la linea di separazione con la 10a Armata:
"Incrocio di strade 6 km a E di Fondi - M. Cavilli - incrocio di strada e ferrovia 3 km a S di Pofi - biforcazione 3 km a O di Pofi – curva della strada 2 km a NE di Ceccano. E’ stata concessa la ritirata dell'ala destra della 29. Pz.Gren.Div. sulla linea P. di Badino - Borgo Hermada - limite SE di M. Leano - limite NO di M. Romano - limite S del M. delle Fate.
Nella notte sul 24 maggio la linea di combattimento principale del XIV. Pz. Korps è stata fatta arretrare sulla linea M. Cavilli - M. Solo - M. Vaglia – gomito della strada 2 km a N di Pico - 4 km NO di Pontecorvo."
(22)

Nonostante gli improvvisi contrattacchi tedeschi, l’avanzata alleata verso Roma, non si fermò più.

E a Lenola?
Il 23 maggio, in un raggio di 3 chilometri dal centro del paese, si era ammassato quasi tutto il Corps de Montagne: un brulicare di soldati marocchini e francesi. Ai reparti avanzanti, si sostituirono le colonne someggiate con i rifornimenti ed i reparti del genio e dei servizi. Con la riapertura della strada Itri-Pico arrivarono le robuste colonne di autocarri carichi di munizioni, carburante e viveri.
Per meglio valutare la quantità di militari presenti dal 22 al 24 maggio si tenga presente che nella zona transitarono due dei tre Groupes de Tabors marocains, pari a circa 5.800 unità (23), due reggimenti di fanteria della 4e Division de Montagne marocaine, per una forza di circa 5.700 unità, ai quali vanno aggiunti gli effettivi del Groupement Blindé, del 69e Régiment d’Artillerie de montagne, del genio, delle compagnie someggiate e delle unità dei servizi. Probabilmente più di 18.000 uomini.
Gli ultimi reparti nordafricani di prima linea lasciarono la zona entro il 25 maggio, lasciando dietro di loro, ovunque siano passati, un solco di avversione mai interamente colmato negli anni a venire.

Grazie alle ricerche svolte dalla dottoressa Francesca Albani e dal dottor Sandro Rosato, pubblicate in un recente volume edito dal Comune di Lenola, oggi possiamo avere dei dati precisi, provenienti dalle denunce conservate all’Archivio Centrale dello Stato.
Nel territorio del Comune di Lenola, oltre ai 729 casi di furto e saccheggio, si verificarono quattro casi di morte conseguenti a violenza carnale, tre donne e un uomo; quattro casi di morte conseguenti a tentativi di difendere i propri beni o i propri familiari, una donna e tre uomini; 12 casi di ferimento, cinque donne e sette uomini; ben 202 casi di violenza carnale, dei quali 18 su persone di sesso maschile! (24)

Nelle testimonianze dei sopravvissuti, specie se indirette, si tende ad identificare come colpevoli di tutti i misfatti i Goumiers: questi guerrieri berberi sono rimasti indelebili nella memoria, anche per "i piedi nudi", perché calzavano normalmente dei sandali, per il "mantello a strisce", perché indossavano la "djellaba", indumento caratteristico delle montagne dell’Atlante, perché spesso avevano il cranio rasato, frutto di ataviche credenze religiose.
In realtà molti dei casi di violenza che si verificarono, e non solo sui Monti Aurunci ed i Monti Ausoni, vanno ascritti anche ai soldati nordafricani dei reparti dell’Armée d’Afrique.

Le poche pubblicazioni apparse in Italia, specie a partire dagli anni Sessanta, dense di dati errati, se non addirittura falsi e senza nessun riscontro (come nel caso di un proclama mai esistito, attribuito al generale Juin), non hanno reso giustizia alle vittime civili dei soldati nordafricani.
Soltanto in anni recenti per iniziativa di ricercatori appassionati e di alcuni comuni, come nel caso di Lenola, si cominciano ad ottenere dati attendibili e certificabili, che finalmente riscattano la reale memoria del dolore e dell’ingiustizia patita.
In Francia, dove le fonti ufficiali sono ancora sotto vincolo di segretezza malgrado alcuni recenti spiragli, una saggistica anche recente tenta inutilmente di sminuire le proporzioni delle violenze, degli "excès", ma nelle memorie dei reduci finora pubblicate si trova spesso una cruda verità.

In un recente libro, scritto dal colonnello Gaujac, uno storico molto attento, dal quale emergono nuovi ed interessanti documenti sulle truppe nordafricane, viene riportato questo passo:
"Les Marocains" – scrive Georges Gaudy, un reduce della campagna d’Italia – "pris sur le fait sont fusillés. Mais des coups de fusil ne peuvent déchirer les lourds bandeaux d’un atavisme millénaire. Ils ne peuvent éclairer non plus les subtilités de la politique romaine des cervelles berbères… Enfin des hommes qui n’ont jamais vu que des oueds sans eau, sont un jour portés sur la grande mer, jetès sur une rive où ayant la guerre ils se figurent avoir leur droit… Ils trouvent plus simple de se livrer a leur istinct, de suivre leur penchant. Si l’officier français les tue – et que lui ont-ils fait pour provoquer cette colère? Inch Allah. Ce qui doit arriver, arrive... Du reste, l’étonnement n’est pas que certains aient violé, mais qu’un si petit nombre se soit laissé a ces excès." (25)

Ma 8 omicidi e 202 casi di violenza carnale in così pochi giorni e nel territorio di un comune così piccolo, restano veramente tanti...

D’altra parte, nel libro dell’allora maggiore Berteil, il cui reparto aveva conquistato il Monte Trella, fermandosi poi vicino a Lenola per due giorni, non vi è traccia di "eccessi" ai quali i marocchini ai suoi ordini possano essersi lasciati andare. Ma lo stesso autore racconta di quando, il 7 luglio 1944, pose il comando in un piccolo borgo toscano, composto da alcune cascine abitate e da un’abbazia:
"Temevamo sempre degli incidenti con la truppa, soprattutto dopo la presa di Lenola… Il maggiore decise di riunire tutti gli abitanti in una grande cantina sotto la sorveglianza di un posto di polizia sorvegliato da un sottufficiale francese… Così i civili erano al riparo dei bombardamenti e i "Tirailleurs" preservati dalle tentazioni. Gli inconvenienti si ridussero alla sparizione radicale di polli e conigli..." (26)

Ringraziamenti

Un particolare ringraziamento al dottor Costantino Jadecola per l’assistenza e l’aiuto che mi ha sempre voluto concedere ed al dottor Sandro Rosato, di Lenola, per le informazioni e le precisazioni che con grande cortesia mi ha fornito.

Note

  1. Cfr. Sandro Rosato, a cura di, Il martirio di un popolo, Appunti sulla seconda guerra mondiale in terra di Lenola tra il 25 luglio 1943 ed il 25 maggio 1944, Comune di Lenola, 2005, pag. 21 e seguenti.
  2. Alberto Moravia, La Ciociara, Bompiani, Milano, 1957.
  3. Cfr. Sandro Rosato, a cura di, Il martirio di un popolo, Op. Cit. pag. 34.
  4. Sul Corps de Montagne e le operazioni precedenti al 20 maggio, vedi dello stesso autore in questo sito, “Campodimele: 17 maggio 1944, la sanguinosa imboscata di Valle Piana.“
  5. Il Détachement Blindé Dodelier era composto da due squadroni del 4e Régiment de Spahis marocains (uno da ricognizione, l’altro su carri leggeri M5), una compagnia di carri Sherman del 756th Tank Battalion americano, il II squadrone di Tank Destroyers del 8e Régiment de Chasseurs d’Afrique e una batteria contraerea. Il raggruppamento blindato era di una forza considerevole di circa 60 carri fra Sherman, caccia-carri e carri leggeri Stuart. Le difficoltà a progredire del Corps de Montagne sono evidenziate in un documento del comando della 4e Division de Montagne marocaine: “… Il Corps de Montagne incontra delle serie difficoltà quando raggiunge degli itinerari stradali, dove il nemico ha immediatamente messo in azione dei distaccamenti blindati. Il taglio della strada Itri-Pico, realizzato il 18 maggio all’altezza dei Monti Vele e Le Pezze, non può essere esteso più a Nord. La progressione per Campodimele verso Pico si urta a delle resistenze crescenti. Lasciate al loro solo armamento portato a dorso di mulo, le unità di montagna mancano della potenza necessaria per neutralizzare i mezzi nemici nella valle; la progressione sulla montagna stessa, dove il nemico si è rinforzato, è nulla. Fortunatamente gli Americani aprono la strada di Itri il 19. (…) Cfr. Georges Boulle, Le Corps Expéditionnaire Français en Italie (1943-1944), Ministère d’Etat chargé de la Défense Nationale, Etat-Major de l’Armée de Terre, Service Historique, 2 Vol., Paris, Imprimerie Nationale, 1971, Vol. II, pag. 303, Annexe n° 7, Etude sur le Corps de Montagne (Extraits), 4ème Division de Montagne marocaine, Etat Major, 3e Bureau, N° 994/3/S, P.C. le 29 Juin 1944.
  6. Cfr. Georges Boulle, Op. Cit., pag. 106.
  7. Il Détachement Blindé fu posto agli ordini del generale Louchet, comandante della fanteria divisionale della 4e Division de Montagne marocaine per meglio coordinare la sua azione con le altre unità.
  8. Il 21 maggio 1944, il Corps de Montagne, agli ordini del generale François Sevez, comandante della 4e Division de Montagne marocaine aveva la seguente composizione: Détachement Blindé Dodelier: vedi la nota 5; Groupement Cherrière (colonnello, comandante il 6e Régiment de Tirailleurs marocains), 1er Groupe de Tabors marocains, 6e Régiment de Tirailleurs marocains (meno il III/6e RTM), una batteria del II/ 69e Régiment Artillerie de montagne, mezza sezione del genio; Groupement Guillaume (generale, comandante i Tabors Marocains), 4e G.T.M., 1er RTM (meno il I/1er RTM), III/6e RTM, III/69e RAM, una sezione del genio; Groupement Bondis (colonnello, già comandante della fanteria divisionale della 4e DMM) 3e GTM, 2e RTM (meno il I/2 RTM), I/1er RTM, I/ 69e RAM, una sezione del genio; Riserve: I/2e RTM, II/69e RAM.
  9. Il 21 maggio 1944, nel diario dell’O.K.W. è annotato che nel settore del XIV. Pz. Korps “Nonostante forti attacchi nemici dalla zona di Fondi, la 94. Infanterie Division ha potuto occupare a sera, secondo gli ordini, la linea 4 km a Nord di Fondi - biforcazione a 1,5 km a Sud di Lenola - Monte Appiolo. La posizione di sicurezza a 5 km a N.N.O. di Fondi è stata spinta indietro verso Nord da forti attacchi nemici a livello di battaglione.” Cfr. K. Mehner, a cura di, Die geheimen Tagesberichte der deutschen Wehrmachtfürung im Zweiten Weltkrieg 1939-1945, Band 10: 1. März-31 August 1944, Biblio Verlag, Osnabrück, 1985, pag. 221.
  10. Cfr. Georges Boulle, Op. Cit., pag. 109. Nel diario storico dell’O.K.W. gli avvenimenti della giornata sono così sintetizzati: “Nel settore della 15. Pz. Gren. Div. la posizione a Nord di Monte Appiolo accanitamente difesa dal Hochgeb. Btl. 3 è stata perduta sotto i ripetuti attacchi di forze nemiche a livello di reggimento. Il nemico che attaccava con appoggio di carri a 2 km a N.N.O. di Campodimele ha potuto inizialmente essere bloccato, ma ciononostante ha poi respinto le nostre forze fino alla biforcazione 2 km a N.E. di Monte Appiolo. I reparti della 94. I. D. impegnati in combattimento sull'ala occidentale sono stati rilevati dal Gren. Rgt. (mot.) 71 della 29. Pz. Gren. Div. fatto affluire e sono stati portati indietro a rinforzo delle difese presso Lenola. Il reggimento occupava a sera la linea seguente: 9 km a NE di Terracina - 6,5 km a N.O. di Fondi - 5 km a N.N.O. di Fondi.” Cfr. K. Mehner, Op. Cit., pag. 221
  11. Cfr. Georges Boulle, Op. Cit., pag. 113.
  12. Cfr. Georges Boulle, Op. Cit., Pag. 116.
  13. Nel settore del XIV. Pz. Korps “Il nemico (…) nelle ore pomeridiane ha continuato i suoi forti attacchi contro la 15. Pz. Gren. Div. verso M. Trella e contro la 26. Pz. Div. nella zona di Pico. Il nemico che si era spinto in avanti fino al M. Trella ha potuto essere respinto. Su ambo i lati della biforcazione a 2 km a O.S.O. di Pico il nemico ha effettuato una penetrazione, che è stata bloccata.” Cfr. K. Mehner, Op. Cit., Pag. 225.
  14. Nei documenti francesi ricorre spesso un accenno a veicoli blindati tedeschi - “canons automoteurs” - i quali sparano e si spostano velocemente. Sulla strada Itri-Pico operarono sicuramente le autoblindo dell’Aufklärungs-Abteilung 400. Nelle vicinanze di Lenola possono aver operato anche veicoli dotati di mitragliere del Flak-Abteilung 841, unità della Luftwaffe, e semoventi anticarro del tipo Marder o M 13 (italiani) dei gruppi controcarro delle divisioni di fanteria.
  15. Cfr. 2e Régiment de Tirailleurs marocains, 1er Bataillon, Rapporto del capitano Diebold, comandante il I/2e RTM, in http://perso.orange.fr.
  16. Cfr. Louis Berteil, Baroud pour Rome, Italie 1944, Flammarion, Paris,1966, pag. 144. Secondo la fonte francese i tedeschi appartenevano a compagnie del Pz. Gren Regiment 1027 e di Gebirgsjaeger.
  17. Cfr. 2e Régiment de Tirailleurs marocains, Rapporto del capitano Diebold, Cit.
  18. Non sono note le perdite totali francesi fra il 20 ed il 23 maggio 1944, ma il cippo a ricordo del cimitero militare francese in località Taverna, in comune di Campodimele, riporta la cifra di 176 caduti che vi furono sepolti. Nel corso della “battaglia del Garigliano” i Tabors marocains riportarono la perdita di 177 caduti, 772 feriti e 396 dispersi, per un totale di 1.345 unità; la 4a divisione da montagna marocchina perse 409 caduti, 1.558 feriti, 100 dispersi per un totale di 2.067 unità. Cfr. Paul Gaujac, Op. Cit., Pag. 35.
  19. Cfr. in Sandro Rosato, Il martirio di un popolo, Op. Cit., pag. 38, nota 24, Francesca Albani, Civili allo sbaraglio, la guerra di liberazione nel basso Lazio, Microstoria di Lenola, Firenze, 2003.
  20. Il generale Guillaume aveva ripreso la sua funzione di comandante dei Tabors marocains.
  21. Cfr. Georges Boulle, Op. Cit., pag. 118.
  22. Cfr. K. Mehner, Op. Cit., pag. 225.
  23. Al fine di chiarire quali erano gli effettivi dei Goumiers che sono stati in Italia, bisogna considerare che: un Goum, l’equivalente di una compagnia, era composto da 2 ufficiali francesi, 12 sottufficiali e graduati francesi, 209 graduati e soldati marocchini, 14 cavalli e 18 muli: un Tabor, l’equivalente di un battaglione, era composto da un Goum comando e da tre Goums per un totale di 14 ufficiali francesi, 47 sottufficiali e graduati francesi, 807 graduati e soldati marocchini, 112 cavalli e 124 muli; un Groupe de Tabors, l’equivalente di un reggimento, era composto da un Goum comando e tre Tabors per un totale di 50 ufficiali francesi, 165 sottufficiali e graduati francesi, 2.727 graduati e soldati marocchini, 375 cavalli e 410 muli. I tre Groupes de Tabors avevano quindi una forza di circa 9.000 uomini.
  24. I dati pubblicati dal Comune di Lenola sono da considerarsi parziali in difetto, perché di molti sfollati da altri comuni non si ebbero più notizie dal momento del loro rientro nelle località di residenza.
  25. Cfr. Paul Gaujac, Le Corps Expéditionnaire Français en Italie, Histoire et Collections, Paris, 2004. Pag. 44. “I Marocchini presi sul fatto sono fucilati. Ma dei colpi di fucile non possono strappare le pesanti bende di un atavismo millenario. Non possono, tanto più, chiarire le sottigliezze della politica romana nei cervelli berberi… Finalmente degli uomini che non hanno mai visto se non degli “uadi” senz’acqua, un bel giorno sono portati sul grande mare, gettati su una riva dove, avendo la guerra, credono di avere il loro diritto… Trovano più semplice lasciarsi andare al loro istinto, seguire le loro inclinazioni. Se l’ufficiale francese li uccide – e che cosa gli hanno fatto per provocare quella collera? Inch Allah. Quello che deve succedere, succede… Del resto, quello che stupisce non è che qualcuno abbia violentato, ma che un così piccolo numero si sia lasciato andare a questi eccessi.”
  26. Cfr. Louis Berteil, Baroud pour Rome, Italie 1944, pag. 201, Op. Cit..

Bibliografia

  • Francesca Albani, Gli stupri di Lenola, Studi Cassinati, Anno III, n. 4, ottobre-dicembre 2004.
  • Jacques Augarde, Tabor, Ed. France-Empire, Paris, 1952.
  • Louis Berteil, Baroud pour Rome, Italie 1944, Flammarion, Paris,1966.
  • Edward L. Bimberg, The Moroccan Goums, Tribal Warriors in a Modern War, Greenwood Press, London, 1999.
  • Georges Boulle, Le Corps Expéditionnaire Français en Italie (1943-1944), Ministère d’Etat Chargé de la Défense Nationale, Etat-Major de l’Armée de Terre, Service Historique, 2 Vol., Paris, Imprimerie Nationale, 1971.
  • Marcel Carpentier, Les Forces Alliées en Italie, Beger-Levrault, 1949.
  • René Chambe, La bataille du Garigliano, de Cassino à Rome, Flammarion, Paris, 1953.
  • Gloria Chianese, “Quando uscimmo dai rifugi”, Il Mezzogiorno tra la guerra e il dopoguerra (1943-1946), Carocci Editore, Roma, 2004.
  • Jean Ciaux, De Naples aux abords de Florence avec le 6ème Tirailleurs Marocains, Ciaux, 1966.
  • Georges Gaudy, Combats libérateurs, Flammarion, Paris, 1946.
  • Paul Gaujac, Le Corps Expéditionnaire Français en Italie, Histoire et Collections, Paris, 2004.
  • Gabriella Gribaudi, Guerra Totale, Tra bombe alleate e violenze naziste, Napoli e il fronte meridionale 1940-44, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.
  • Auguste Guillaume, Homme de Guerre, France-Empire, Paris, 1977.
  • Costantino Jadecola, Linea Gustav, Centro di Studi Sorani “V. Patriarca”, Sora, 1994.
  • Alphonse-Pierre Juin, La campagne d’Italie, Ed. Victor, 1962.
  • Jean-Cristophe Notin, La campagne d’Italie, Les victoires oubliées de la France, Perrin, 2002.
  • Sandro Rosato, a cura di, Il martirio di un popolo, appunti sulla seconda guerra mondiale in terra di Lenola tra il 25 luglio 1943 ed il 25 maggio 1944, Comune di Lenola, 2005.
  • Jacques Robichon, Le Corps Expéditionnaire Français en Italie, 1943-1944, Presses de la Cité, 1981.
  • Rapporto del capitano Diebold, comandante il I Bataillon, 2e Régiment de Tirailleurs marocains, in http://perso.orange.fr.
  • Diario del sottotenente Robert Lesportes, comandate della 1a sezione della 4a compagnia del I/2e R.T.M., copia in Archivio del Santuario del Colle, Lenola.

Riferimenti cartografici

  • Istituto Geografico Militare, carta 1:100.000, Foglio 160, Cassino.
  • Istituto Geografico Militare, carta 1:100.000, Foglio 149, Frosinone.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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