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Le testimonianze dei reduci ci hanno spesso offerto scenari tristi e desolati in cui la distruzione, la morte e l’odio albergavano ancora nella loro mente, spingendoli in diverse occasioni a descrivere il nemico come una bestia senza cuore incapace di provare dei sentimenti. Fortunatamente non sempre è così... AMICI NEMICI La breve storia che sto per
raccontarvi, non vuole narrare le vicende dei soldati in prima linea ma invece fare tesoro
di queste, per mettere in luce la capacità della guerra di
sconvolgere le naturali armonie emotive che si istaurano tra gli uomini. È
questo, infatti, uno degli aspetti più crudeli della guerra, essere consapevoli
che due soldati, di opposte fazioni, sarebbero stati,
in circostanze diverse, due grandi amici o anche due persone che avrebbero
condiviso una stessa passione e che invece la guerra ha reso nemici. In occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario
della distruzione di Cassino, ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere
due veterani che con i loro racconti hanno ulteriormente contribuito a mettere in evidenza questo particolare aspetto, troppo
spesso accantonato. I veterani protagonisti sono
l’inglese Bill Hawkins, del
1°/4° Essex (5ª Brigata della 4ª Divisione Indiana),
e il tedesco Rudolf Valentin, appartenente al 3° Rgt. Fallschirmjager Pionier. Come la maggior parte dei loro commilitoni, Bill e Rudolf entrarono in
contatto con la trincea quando avevano poco più di venti anni ed entrambi ebbero la sfortuna di ritrovarsi nel settore più duro ed
impegnativo della campagna d’Italia, quello di Cassino. Erano ormai trascorsi oltre due mesi da
quando gli alleati erano giunti a Cassino e gli scontri all’interno
della città e sulle alture prossime ad essa proseguivano senza sosta. Verso la
metà del mese di marzo, unità del reggimento Essex, avevano conquistato a caro prezzo Nei giorni che seguirono, gli scontri per il Castello
furono numerosi e cruenti. Entrambe le parti si batterono con grande coraggio e notevole determinazione ed in più occasioni Bill e Rudolf
puntarono le loro armi l’uno sull’altro pronti a fare ancora una volta il loro
"dovere" di soldati. NOTA: gli scontri per il Castello sono desritti in CONTRATTACCO AL CASTELLO DI ROCCA JANULA di Livio Cavallaro. La guerra finalmente terminò ed entrambi ebbero
la fortuna di sopravvivere alla sua crudeltà. Nei primi mesi del 2004, i due ex combattenti sono tornati
a visitare i campi di battaglia di Cassino ed hanno accettato ambedue di
rilasciare un’intervista ad un famoso network britannico.
Proprio in questa occasione Bill
e Rudolf si sono trovati l’uno di fronte all’altro,
ignari di esserlo già stati sessanta anni prima come nemici. L’intervista ha inizio e nel narrare ognuno la propria
storia, si rendono conto entrambi di quanto accadde
durante quei giorni del marzo 1944 e di come ognuno sia stato
fortunato a non essere ucciso dall’altro. Tra i due nasce immediatamente una grande amicizia e la promessa di rincontrarsi nuovamente in
occasione delle prossime celebrazioni previste per il mese di maggio sempre a
Cassino. Hanno mantenuto la promessa ed io ho avuto il piacere di
conoscerli: due persone davvero speciali che non farei fatica a definire
"d’altri tempi". Insieme siamo tornati a visitare i
luoghi in cui i due avevano combattuto ed io li ho ascoltati durante le loro lunghe
chiacchierate. Non hanno smesso un attimo di sorridere e scherzare sui lunghi
giorni trascorsi in quei luoghi e l’impressione che entrambi hanno dato alle
persone per caso incontrate, è stata quella di due cari vecchi amici che si
sono rivisti dopo tanto tempo trascorso l’uno lontano dall’altro. Nonostante tutti e due abbiano superato gli ottanta anni, ricordano con
estrema precisione i luoghi da cui partirono attacchi e contrattacchi, quelli
dove erano dislocati i nidi di mitragliatrici o i mortai e narrano in modo
coinvolgente ogni vicenda, come se fosse stata vissuta solo qualche mese prima e non
sessant’anni fa. Mentre li osservo durante la passeggiata, non riesco a
smettere di pensare alla felicità e alla serenità con cui stanno vivendo questi
momenti ed inevitabilmente la mia mente torna a quei freddi giorni di marzo
durante i quali Bill e Rudolf avrebbero potuto seguire il destino di molti altri loro
commilitoni e camerati. Fortunatamente però oggi sono qui, con la speranza di
dimostrare ai posteri, attraverso la loro semplicità e la serenità, dovuta ad una
vita passata ad apprezzare quelle cose che sarebbero potute
non essere, quanto sia aberrante la guerra con le sue violenze, le sue
distruzioni, le sue divisioni, i suoi schieramenti.
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