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WALTHER NARDINI A CASSINO: cronaca di un ritorno
Data: 07-06-2004Autore: VALENTINO MATTEICategorie: CronacheTag: #today, bibliografia

WALTHER NARDINI A CASSINO: cronaca di un ritorno

Può sembrare strano, ma è proprio così! Dopo sessant'anni sono tornati i reduci e dopo trenta, tanto era che mancava da Cassino, anche Walther Nardini.
Erano circa le 9.30 del mattino del 15.05.04 quando, accompagnato dai suoi cari, arrivava al casello di Cassino. Tra noi due non saprei chi fosse più emozionato se io, che lo rincontravo dopo circa un anno, o lui, che tornava sui luoghi a noi tanto cari e a lui tanto noti. Innumerevoli erano state, infatti, le volte in cui a piedi aveva "passeggiato" sulle nostre montagne in cerca di riscontri alle storie dei reduci divenute, poi, l’anima del suo libro: "Cassino fino all’ultimo uomo".
Inizia, così, il nostro "viaggio", che durerà tre giorni, nella memoria di un passato che continua ancora a vivere nei luoghi, nei ricordi e nelle emozioni di tutti. Montecassino è stata la nostra prima tappa. D’obbligo, indubbiamente, una sosta lungo la strada così da poter vedere quel palcoscenico naturale che sessant'anni fa aveva visto lo scontro tra le due macchine belliche apportatrici di morte e distruzione. Qualche parola di commento al panorama che ci si presenta davanti, uno sguardo e un pensiero alla Collina dell’Impiccato e poi via, verso il Monastero.
Dopo la visita ci siamo affacciati al balcone che dall’Abbazia guarda la vallata e, nell’osservare "quota 593", mi ha raccontato (Nardini ndr) dei numerosi sopralluoghi effettuati su quel monte trenta anni fa.

“… Era ancora completamente brullo, senza una pianta, un filo d’erba…!”.

Ogni volta che vi tornava, verificava e capiva i racconti che pochi giorni prima, in Germania, i paracadutisti tedeschi gli avevano narrato e le storie che molti inglesi, polacchi, americani, neozelandesi, ecc. gli avevano scritto.

“… La cosa che mi colpiva di più era quando mi ritrovavo di fronte allo stesso episodio raccontato da soldati diversi che all’epoca si erano scontrati proprio in quei posti, negli stessi giorni, nelle stesse ore, che avevano vissuto le stesse emozioni su fronti opposti”.

A noi, che conosciamo il suo libro come "le nostre tasche", sembra quasi inverosimile che un giovane, poco più che trentenne e appena sposato, abbia potuto raccontare quegli episodi con tanta dovizia di particolari, quasi a voler affermare: "c’ero anch’io!". Eppure è così: quella precisione è giustificata, reale, frutto non di un’invenzione romanzata ma di un meticoloso lavoro svolto negli anni, circa dieci. Tanto, infatti, è durato il suo lavoro di ricerca prima della pubblicazione, che gli ha dato e gli dà ancora molte soddisfazioni. Al momento della pubblicazione del libro inoltre, quasi come premio al suo impegno, gli nacque la figlia. Dopo il Convento siamo partiti alla volta del cimitero Tedesco di Caira; entrando in questo luogo, mi ha stupito la sua esclamazione:

“… Ma trent'anni fa non c’erano tutti questi caduti!”.

Raggiunta la parte più alta del cimitero, dopo una pausa di riflessione, ha raccontato altri aneddoti,

“… È evidente che non tutti i soldati sono stati ligi al proprio dovere, ricordo che durante un incontro con dei reduci[…], alcuni di loro mi indicavano con chi avrei dovuto parlare e chi, invece, avrei dovuto evitare… "Vedi quello lì, lascia stare, fatto prigioniero rivelò al nemico le nostre posizioni."”.

E’ stata poi la volta del cimitero Inglese, dove la visita è stata più breve. Un doveroso passaggio tra le lapidi per rendere onore ai caduti e poi è arrivato Bill Hawkins dell’Essex, Compagnia A, accompagnato da Alessandro Campagna. Abbiamo accennato ad una presentazione, ma inutilmente! Bill, infatti, già conosceva Nardini, gli aveva scritto, aveva il suo libro e desiderava incontrarlo prima di ripartire per l’Inghilterra. Doveva consegnargli una lettera, ma al momento non aggiunse altro. Ci saremmo rivisti il 17 sera dopo cena in albergo.
Siamo stati raggiunti in seguito, da Roberto Molle e Livio Cavallaro, entrambi felici di poter conoscere l’autore di "Cassino fino all’ultimo uomo", per gli addetti ai lavori "la bibbia" della battaglia di Cassino; un libro che racconta la guerra attraverso la storia degli uomini che l’hanno vissuta e non attraverso un freddo resoconto storico.
Dopo le presentazioni e un veloce scambio di battute ci saremmo rivisti al "Cassino War Memorial". Visitato il museo, che è stato molto apprezzato da Nardini, ci siamo seduti a chiacchierare e, tra un racconto e l’altro, tra la firma di un libro e una dedica al registro dei visitatori del museo, è arrivato Rudolf Valentine, 3ª Compagnia Genio paracadutisti tedeschi. Ancora una volta la presentazione è stata inutile. Rudolf ha raccontato la sua esperienza: aveva combattuto contro Bill (Hawkins ndr) in una delle azioni con cui i tedeschi tentarono riconquistare la Rocca Janula in mano agli inglesi dell’Essex. Siamo andati avanti fino a tardi e, quando ormai la stanchezza iniziava a farsi sentire, abbiamo concluso la serata programmando l’incontro per l’indomani.

La mattina successiva alle 8.30, con una parte della comitiva, siamo andati a visitare "l’Albaneta" e "il Calvario", un breve inquadramento storico, qualche aneddoto, "la Cavendish Road" e poi via, a S. Angelo. Ci siamo ritrovati tutti in piazza per la deposizione della corona; in seguito ci siamo spostati sul fiume Rapido. Al termine della cerimonia, abbiamo incontrato Joseph Kline e Lyne Douglas, presentazioni ovviamente inutili, ed Emilio Pistilli. Alcune foto e poi al pranzo. Nel pomeriggio siamo tornati al Monastero per l’ordinazione a Vescovo dell’Abate don Bernardo D’Onorio; anche i monaci incontrati hanno riconosciuto ed apprezzato la validità e l’importanza dell'opera di Nardini. La giornata è proseguita con la visita alla mostra organizzata dal Comitato in collaborazione col CDSC, presso la Biblioteca Comunale e si è conclusa davanti ad una tavola riccamente imbandita. Sorseggiando del buon Nocillo abbiamo passato in rassegna alcune foto inedite e commentato alcune lettere autografe dei reduci.

Per il 17.05.04 ci siamo dati appuntamento al cimitero Inglese dove, dopo la cerimonia, abbiamo assistito ad un rito Maori vicino la tomba di un caduto. Un rito suggestivo e molto sentito, eseguito in ricordo di un soldato morto durante gli attacchi alla stazione, commemorato in tal modo, per la prima volta, dalla nipote. Era presente, anche un ragazzo poco più che sedicenne, il cui nonno, un reduce neozelandese, era morto solo da un anno. Per rendere onore alla sua memoria, il giovanissimo nipote aveva deciso di partecipare a queste celebrazioni indossando il vestito e il medagliere che il nonno usava nelle cerimonie.
La permanenza di Nardini volgeva al termine, ma ancora due appuntamenti importanti lo attendevano: nel pomeriggio, un incontro in Comune con il Sindaco dott. Bruno Scittarelli e l’Assessore alla Cultura dott.sa Iris Volante e, in serata, con Bill Hawkins.
La cerimonia in Comune, se pur ufficiale, si è svolta in una forma molto semplice, quasi privata: il Comune di Cassino, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e con il Comitato delle Quattro Battaglie, ha sottolineato l’importanza del libro di Walther Nardini facendogli dono di una medaglia d’argento come riconoscimento della sua opera.
Successivamente abbiamo raggiunto Bill Hawkins che ha consegnato a Nardini una lettera di quattro pagine, dattiloscritta circa 30 anni fa. Era la testimonianza che il Comandante della compagnia del sergente Bill Hawkins aveva scritto a Nardini per il suo libro. Non fece mai in tempo a spedirla e prima di morire l’aveva affidata a Bill Hawkins, con il compito di recapitargliela. Il sergente Hawkins, nonostante i suoi ottantuno anni, ha portato a termine anche questa missione!
La serata è trascorsa in simpatia e, tra una chiacchiera e l’altra, sono venute fuori alcune idee e proposte che mi auguro vadano in porto.
Dopo aver lasciato Bill Hawkins ho accompagnato Nardini in albergo. Ci siamo salutati con un forte abbraccio, felici di esserci ritrovati e con la promessa di rivederci presto. Certo è che ad oggi ci siamo sentiti più volte, convinti ancora di realizzare il "nostro" progetto.
Credo di poter concludere questo mio "diario" riconoscendo vera l’affermazione di Nardini a conclusione del suo testo:

“Questo libro appartiene un po’ a tutti loro”.

La sua presenza a Cassino vuole essere anche un omaggio a tutti coloro che lo hanno, in passato, conosciuto ed aiutato affinché, come egli stesso riporta nell’incipit, riprendendo la citazione di Erodoto:

“… le imprese degli uomini col tempo non cadano in oblio, né le gesta grandi e meravigliose delle quali han dato prova rimangano senza gloria”.

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