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Sottotenente di un reparto corrazzato, combattè sul fronte di Cassino. In questa intervista, rilasciata a Luigi Grimaldi, racconta la sua vicenda nei giorni seguenti la presa del Monastero. Intervista on il GENERALE JAN Z. ZAREMBA Introduzione Durante una serie di ricerche sul contributo dell’esercito polacco alle ultime fasi della Battaglia di Cassino,
ho avuto la fortuna di conoscere una persona particolarmente disponibile ad offrirmi il suo aiuto per colmare la
mia infinta "sete di sapere" sugli eventi e gli uomini che qui combatterono. Alcune informazioni biografica sul Generale Jan Zaremba:
Intervista
D. – Prima di giungere in Italia aveva mai sentito parlare di Cassino e della sua difficile situazione? R. – Si, lessi due o tre articoli in merito quando frequentavo la Scuola di Tattica Militare, tuttavia già ero a conoscenza delle enormi possibilità difensive che la zona si Cassino avrebbe offerto ad un esercito in ritirata. Appresi queste notizie perché in quegli anni ebbi modo di studiare in maniera approfondita le tattiche militari degli eserciti nemici ed in molti manuali, specialmente italiani, il settore di Cassino veniva spesso definito come “il punto più difficile da conquistare in una eventuale battaglia”. Ne ebbi piena conferma quando giunsi sul luogo. D. – Dove si trovava quando il II° Corpo d’Armata Polacco ricevette l’ordine di muoversi verso la linea Gustav? R. – Ero dislocato presso l’abitato di Ciorlano a pochi chilometri da Capriati al Volturno. Sbarcai nell’aprile del 1944 nel porto di Taranto dove ricevetti il comando della colonna reggimentale automezzi leggeri, con l’ordine di guidarla verso nord per poi ricongiungerci, presso Capriati al Volturno, con la colonna di unità corazzate sbarcate tempo prima presso il porto di Napoli. Nei giorni in cui eravamo fermi a Ciorlano ricevetti la notizia. D. – Ricorda la data in cui giunse a Cassino? R. – Giunsi in prossimità di Cassino la sera del 17 maggio 1944. Stazionammo a S. Michele per qualche ora di sonno e alle prime luci dell’alba il mio squadrone (III° del 6° Reggimento Corazzato “Bambini di Leopoli”) ricevette l’ordine di rilevare le unità del IV° Reggimento Corazzato polacco, “Scorpioni”, che nei giorni precedenti era stato duramente impegnato lungo la Cavendish Road. La mattina del 18 la squadra del tenente Gurbiel penetrò all’interno dell’Abbazia, poco dopo il vessillo polacco sventolava nella parte più alta di ciò che rimaneva del Monastero. Quando la notizia raggiunse la mia unità pensai che la conquista del Monastero da parte delle forze polacche avrebbe rappresentato il tanto atteso “riscatto” per un esercito e per un popolo che tante sofferenze avevano patito nel passato. D. – Ricorda il giorno in cui la sua unità entrò in combattimento ed in quale settore del fronte? R. – Siamo entrati in azione il 19 maggio. Da S.Michele attraversammo ciò che rimaneva della città di Cassino e percorrendo la Statale n° 6 (Via Casilina) giungendo fino al piccolo convento di S. Scolastica ed in prossimità di esso venne stabilito un primo campo base. Proprio lì, la mattina del 20, ci fu una prima importante riunione da parte dei comandanti e degli ufficiali di collegamento per definire, in dettaglio, l’attacco che nelle ore successive (le 15:00) sarebbe stato mosso contro la nuova linea difensiva che i tedeschi avevano approntato in vista del crollo della Gustav. Mi riferisco ovviamente alla Linea Adolf Hitler (o Senger) che aveva come caposaldo proprio l’abitato di Piedimonte S. Germano.
D. – Quale sono stati i momenti o gli episodi che particolarmente ricorda e che in qualche modo hanno lasciato un segno indelebile nella sua memoria durante la Battaglia di Cassino? R. – Uno in particolare lo ricordo benissimo, il più ridicolo di tutti. Poco prima che cominciasse il famoso attacco da parte dei mortai tedeschi sul campo base, un mio compagno della scuola ufficiali che non faceva parte delle unità dislocate in prima linea, mi vide rannicchiato nella mia buca e per tirarmi su di morale mi chiese se avessi gradito qualche pacchetto di sigarette. Ovviamente non rifiutai l’offerta ed uscii dalla mia buca per raggiungerlo e ritirare il dono. Nell’istante in cui lo raggiunsi una granata cadde nella mia buca. Per qualche pacchetto di sigarette ebbi salva la vita. Se al contrario non avessi accettato quel dono oggi non sarei qui a raccontarle le mie vicissitudini di soldato. Le circostanze mi hanno permesso di andare avanti e giungere fino ad oggi. Dati articolo
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