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JEAN HENRI JANSEN
Data: 29-04-2007Autore: VALENTINO ROSSETTICategorie: RicercheTag: #maggio 1944, caduti, francia

JEAN HENRI JANSEN

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Ricevere una e-mail da una persona che cerca notizie di un suo caro, che ha combattuto ed è caduto in Italia, chiedere ad un amico una mano per una ricerca e in breve tempo riuscire a fornire le esatte informazioni alla persona che le attende... . Io credo che questo tipo di attività sia, per chi come il sottoscritto è appassionato a queste vicende, la cosa più appagante in assoluto.

Cari Signori,
il mio nome è Harry Bos e vivo nel nord dell’Olanda.
Io non so se questo sia l’indirizzo giusto per la domanda, ma il mio italiano è terribile e ho troppe difficoltà per cercare una corretta informazione sul vostro sito.
Sto cercando di trovare la tomba di uno zio che morì nella II guerra mondiale. I miei nonni ne furono informati nel 1944 dalla Croce Rossa, che scrisse che era caduto a Montecassino e mandò a casa loro alcuni libri paga. E’ tutto quel che è rimasto di lui. Sappiamo che si era arruolato nelle Forze Francesi Libere con il grado di caporale; il suo nome è JEAN JANSEN, la sua matricola era 78424, la sua data di nascita è il 30.09.1916...

Harry Bos ci ha scritto il 24 febbraio 2007.

Dopo anni di ricerche inutili, la madre di Harry e le zie, ormai ottuagenarie, hanno perso ogni speranza di trovare la tomba del loro fratello. Non è facile da un piccolo paese dell’Olanda, anche perché gli organismi ufficiali ai quali si sono rivolti, in Francia e in Svizzera, non hanno mai risposto.

Soltanto da poco è venuto a conoscenza di un cimitero militare francese a Venafro e si è domandato se per caso non vi sia sepolto anche lo zio. Mi chiede quindi implicitamente di verificare, in quanto il viaggio per lui sarebbe veramente lungo (1600 km), ma non sa che io abito comunque a circa 800 chilometri da Venafro!!!

Letto o meglio “inteso” il contenuto della e-mail con il mio inglese un pò zoppicante, mi si sono subito posti due problemi; il primo era appunto la lingua: chi mi poteva aiutare con la corrispondenza in inglese? Il secondo era la distanza dai luoghi; chi contattare per una verifica sul posto?

Parlo di questo messaggio ad Alberto. So che lui conosce bene le unità francesi che sono state in Italia e si dimostra immediatamente disposto ad aiutarmi; l’unico guaio è che anche lui sta a 800 chilometri da Venafro, ma, oltre a tradurmi in modo compiuto il messaggio iniziale (ed anche i successivi), Alberto mi scrive di avere un conoscente che abita a Filignano, a poca distanza da Venafro, il quale, contattato telefonicamente, si dichiara disponibile a recarsi al cimitero militare francese per verificare di persona se esiste la tomba di Jean Jansen.
Michele Palma, ecco il nome dell’amico di Filignano, non perde tempo. Grazie anche alla disponibilità e cortesia del custode del cimitero militare francese, può controllare il registro dei nomi e si scopre così che alla tomba 337/H è sepolto un JEAN HENRI JANSEN.

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Informiamo subito Harry dell’esito della verifica, ma mancano ancora dei dati per essere certi.
Grazie alla scheda conservata a Venafro, si è potuto sapere che JEAN HENRI JANSEN serviva nel II battaglione della 13ª mezza-brigata (erroneamente indicato come 132° battaglione) della Legione Straniera; che è stato ferito il 14 maggio 1944 e che morì nell’ospedale militare francese di Napoli il 23 maggio successivo. Era stato sepolto nel cimitero militare francese di Napoli, chiuso circa vent’anni fa dalle autorità francesi, con relativa traslazione delle salme a Venafro.

Ci scrive Harry:

Ieri ho ascoltato la buona notizia del ritrovamento della tomba, ma le nuove informazioni che ho avuto da voi sono molto di più di quanto avessi potuto sperare. Nel frattempo, non sono stato con le mani in mano e ho controllato i suoi libri paga: era veramente nella 7a compagnia, II battaglione della 13a mezza-brigata, sotto il comando del capitano Jean-Pierre Sartin... . Un’altra prova che è proprio lui, che è anche la più importante, è che il suo secondo nome era HENRI, e io non lo avevo neanche menzionato nei precedenti messaggi.

Harry è molto soddisfatto:

This has been (is) a great search and the further you get the harder, the harder you try”.

Gli perdoniamo volentieri quel "Mille grazzi" con il quale chiude il messaggio.

Restano molti interrogativi, che non sarà facile dirimere. Quale fu la causa della morte del caporale Jean Henri Jansen?
Sappiamo che il 13 maggio 1944 la 1ª divisione Francia Libera stava avanzando all’ala destra del C.E.F. con la 4a brigata sul Monte Garofano-Colle Agrifoglio, ingaggiando duri combattimenti contro una forte resistenza tedesca e subendo forti perdite.
Lungo il Liri avanzava la 1a brigata (I e II battaglione della 13ª mezza-brigata della Legione Straniera ed il 22e Bataillon de Marche Nord-Africain) verso i paesi di San Apollinare e S. Ambrogio, entrando nella notte in quest’ultimo villaggio evacuato dai tedeschi.
Il 14 maggio, il 22e B.M.N.A., con il supporto dei carri, avanzava da Colle Cantalupo fino al paese di S. Giorgio a Liri, occupato alle 7 di sera; la 13ª mezza-brigata avanzava alla destra di questo battaglione.

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E’ possibile supporre che Jean Henri Jansen sia stato ferito da una granata dell’artiglieria tedesca che sparava dall’altra parte del fiume Liri, ancora occupata dalle forze nemiche, oppure da una delle migliaia di mine tedesche oppure ancora dal fuoco di qualcuno degli ultimi nidi di resistenza tedeschi o, in ultima analisi, in un incidente.
Lasciando al ricordo ed al riserbo della famiglia i motivi che portarono Jean Henri Jansen ad arruolarsi nella Legione, è un peccato che i suoi libri paga non consentano di stabilire con certezza lo svolgersi della sua vita militare durante la guerra, se non attraverso le date del soldo.

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E’ probabile che essendo entrato in servzio nel 1938, egli sia stato aggregato a quella famosa 13e demi-brigade, formata in Nordafrica nel 1939 per intervenire in Finlandia contro i sovietici, ma che fu poi impiegata in Norvegia, contro i tedeschi. Rientrò in Francia soltanto il 12 giugno 1940, giusto in tempo per essere reimbarcata per la Gran Bretagna e divenire uno dei primi reparti delle Forces Françaises Libres del generale de Gaulle. Tra il 1940 ed il 1943 operò in Somalia, in Eritrea, a Dakar, in Libia (Bir Hakeim), in Egitto (El Alamein) e in Tunisia. Nell’aprile 1944 sbarcò a Napoli.

Chissà se il legionario olandese, poi caporale Jansen è stato in tutti quei posti... .

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Harry, che questa volta verrà in Italia, ci scrive ancora:

... Ho letto da qualche parte che un soldato tedesco, che era stato a Stalingrado, ha detto che non avrebbe mai immaginato che Cassino fosse molto peggio... . Ho anche letto che i Francesi tenevano separati dal resto delle truppe i Goumiers per i loro atti selvaggi. Sono portato a credere che questi Goumiers fossero veramente molto cattivi e posso solo sperare che mio zio non abbia avuto niente a che fare con loro.”

No, può star tranquillo Harry, i guerrieri berberi in quel 14 maggio 1944 erano ancora nelle retrovie, a chilometri di distanza dallo zio.

Scritto a quattro mani con Alberto Turinetti di Priero.

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