Il 185° REPARTO ARDITI PARACADUTISTI "NEMBO"
Data: 02-12-2003Autore: VARICategorie: Ricerche
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Il 185° REPARTO ARDITI PARACADUTISTI "NEMBO"

Le operazioni con il I Raggruppamento Motorizzato (gennaio - aprile 1944)

Il 185° Reggimento, ridotto al solo XI Battaglione ed ai superstiti dell'VIII, rimase acquartierato in Calabria fino ai primi di novembre del 1943 quando fu trasferito a S. Maria di Leuca in Puglia e successivamente a Squinzano, fra Lecce e Brindisi, dove, ceduto un certo numero di paracadutisti allo Squadrone "F", si riorganizzò con la forza di un battaglione assumendo la denominazione di CLXXXV Battaglione Paracadutisti "Nembo" successivamente mutata in 185° Reparto Arditi Paracadutisti "Nembo".

Citiamo di seguito, in forma integrale un brano tratto da "IL PRIMO RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO" a cura dell'Ufficio Storico dello SME, pagg. 152, 153:

Una parola a parte merita la vicenda dei paracadutisti "Nembo" che entrarono a far parte del Raggruppamento quasi per caso proprio in quei giorni di metà gennaio. In vista del ritorno al combattimento, Utili aveva fatto richiesta di "un certo numero di moschetti automatici (...) per avviare l'armamento della fanteria verso soluzioni più adeguate alle esigenze del combattimento moderno (...)".

Si era pensato di cercare le armi occorenti presso un battaglione di paracadutisti della Divisione "Nembo" dislocato a Squinzano, cittadina a una quindicina di chilometri da Lecce dotati di fucili automatici "Beretta", ma i paracadutisti, conosciuto l'ordine, si rifiutarono "categoricamente di consegnare le armi". Irritato, ma al tempo stesso interessato da questa inattesa reazione, Utili volle verificare personalmente la situazione e a tale scopo un pomeriggio si recò improvvisamente a Squinzano agli alloggiamenti del battaglione. La visita dette ottimi risultati: Utili fu ben impressionato da quei paracadutisti i quali, radunatisi rapidamente davanti a lui, l'avevano ascoltato con cresciente interesse e partecipazione mentre prometteva loro come premio al ritorno in linea, l'ingresso per primi in Roma liberata. A questo punto Utili aveva fatto ritorno a Brindisi con una proposta che a prima vista poteva apparire piuttosto una battuta: "Ebbene - disse Utili - se non si possono avere i mitra Beretta dai paracadutisti, datemi i paracadutisti e così avrò anche i Beretta".

Ottenuto il personale consenso e interessamento di Messe alla proposta, Utili cercò senza molte speranze quello della MMIA: questa invece, una volta tanto, "non fece opposizione" e così il 185° reparto arditi paracadutisti "Nembo", come fu ribattezzato, "fu il primo a partire e il primo ad essere impiegato".

Operazioni nella zona delle Mainarde

Verso la fine di gennaio del 1944 il 185° Reparto Arditi Paracadutisti "Nembo" entrò a far parte del I Raggruppamento Motorizzato e raggiunse la zona di Montaquila nella valle del Volturno, a ridosso della linea "Gustav" ed all'estrema destra dello schieramento della 5a Armata americana. L'8 febbraio 1944 il 185°, alle dipendenze operative del Corpo di Spedizione Francese, si trasferì a Rocchetta al Volturno con il compito di presidiare le posizione di Colle Jardini e quota 1250 di Monte Castelnuovo nel settore delle Mainarde.

Il giorno 10 la 33a Cp. paracadutisti fu schierata fra Colle Jardini e Castel S. Vincenzo per assicurare il contatto ed il collegamento con Divisione polacca operante sulla destra nel delicato punto di saldatura tra 5a Armata americana e l'8a Armata britannica.

I paracadutisti iniziarono un'intensa attività di pattuglie per prendere contatto con il nemico e compiere ricognizioni informative; il 18 febbraio una pattuglia venne a contatto, infliggendo perdite, con elementi nemici su Monte S. Michele.

Ai primi di marzo del 1944 il 185°, dislocato a Rocchetta Nuova, assunse il compito di riserva mobile di settore ed alla fine del mese, con tutto il I Raggruppamento Motorizzato, passò alle dipendenze operative del Corpo d'Armata polacco che rappresentava l'estrema sinistra dello schieramento dell'8a Armata britannica.
A fine marzo i paracadutisti concorsero, con azione di fiancheggiamento, all'occupazione di Monte Marrone, da parte del Battaglione Alpini "PIEMONTE", importante posizione nel settore delle Mainarde dominante la valle del Volturno. Mentre gli alpini raggiungevano la cresta di Monte Marrone, i paracadutisti, sulla destra, avanzavano nella Valle di Mezzo ed occupavano la quota 1344 di M. Marrone, la sella q. 970 e la q. 1214 di Monte Castelnuovo.
Nei giorni successivi i tedeschi eseguirono numerosi contrattacchi, il più violento il giorno 10 aprile che interessò anche q. 1344 presidiata dai paracadutisti, ma furono sempre respinti.

Il 185° venne quindi nuovamente impiegato quale "riserva di manovra" del I Raggruppamento Motorizzato; quest'ultimo a metà aprile 1944 assunse la nuova denominazione di Corpo Italiano di Liberazione passando alle dipendenze d'impiego del X Corpo d'Armata britannico.

Contemporaneamente a questi avvenimenti, un nucleo di paracadutisti del 185° fu messo a disposizione del S.I.M., Servizio Informazioni Militari, per l'effettuazione di missioni informative dietro le linee tedesche. Il 13 marzo 1944 una pattuglia di sette paracadutisti, lanciata nei pressi di Visso alle pendici del Monte Bove, nella zone dei Monti Sibillini, fu costretta ad impegnarsi in combattimento con i tedeschi; il Ten. Italo Castaldi ed il Serg. Magg. Salvatore Micale, catturati, rifiutarono di fornire informazioni sulla loro missione e furono trucidati dai tedeschi nei pressi di Norcia.

Alla loro Memoria fu concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

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Bibliografia

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