Articoli Eventi Storici Cassino e l'Abbazia Risorse Community
Articoli
Bookmark and Share
pagina: 1 [ 2 ]

Con il bombardamento del 15 marzo l’idillio era presto finito. Il primo e secondo plotone della nostra compagnia vennero aggregati al I Battaglione del 3° Reggimento Paracadutisti al comando del Maggiore Rudolf Bohmler.


Introduzione

Un Diavolo Verde di MonteCassino

Tra i tanti Veterani giunti a maggio scorso per il sessantennale, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza con un paracadutista tedesco, Rudolf Valentin.
Apparteneva al 1° Plotone, 3ª Compagnia, I Battaglione Pionieri Paracadutisti. Insieme ad Alessandro lo abbiamo incontrato nel febbraio 2004 allorchè la troupe di “Channel Four” era giunta a Cassino per girare un documentario sulla battaglia (quello andato recentemente in onda su Rete4, presentato da Cecchi Paone).
Rudi, così per gli amici, è stato protagonista delle fasi più cruente della battaglia intorno al Castello di Rocca Ianula e alla Collina dell’Impiccato. Ci ha consegnato le sue memorie, che pubblichiamo con molta riconoscenza. In quei giorni ha incontrato nuovamente un vecchio nemico, Bill Hawkins, come descritto nell’articolo AMICI NEMICI di Luigi Grimaldi.
I giorni passati con Rudi sono volati in un attimo, abbiamo avuto il modo di ascoltare i suoi racconti, le sue confidenze, di conoscerlo dal punto di vista umano. Devo dire che quest'ultimo è stato l’aspetto che mi ha maggiormente arricchito.
Oltre alla testimonianza che riportiamo, puntuale, semplice e molto diretta, la mente si affolla di tanti altri episodi che ci ha raccontato. Ad esempio come scambiassero le sigarette con il cognac con i Gurkha arroccati sotto la Collina dell’Impiccato; come i rifornimenti aerei a questi destinati arrivassero per la maggior parte ai tedeschi e come i paracadute di seta (blu per l’acqua, rosso per le munizioni, verde per il cibo) servissero per confezionare sul posto eleganti foulard; come raccogliessero le armi del nemico e le usassero per risparmiare le loro munizioni; come il pericolo maggiore, quando scoppiavano le bombe, non fossero le schegge ma le rocce che si frantumavano.
Di questi racconti mi ha colpito maggiormente il particolare delle tregue intorno al Castello per raccogliere i morti ed i feriti. Queste furono concordate dai comandanti in campo e furono rispettate con molta cavalleria da entrambe le parti.
In quella occasione i tedeschi portarono con le barelle alcuni inglesi feriti fino al Castello e poi, dopo averli consegnati ai loro commilitoni, salutarono militarmente e si allontanarono. In quella occasione si fermò a fumare una sigaretta con un ufficiale medico neozelandese, Porrie Brien, si scambiarono anche cioccolata e qualche parola; il medico dopo la guerra ha scritto un libro e riporta proprio questo episodio con Rudi.
Poco dopo la guerra li avrebbe richiamati alla dura realtà dell’uccidere o venire uccisi, ma in quel momento erano tornati ad essere solo uomini.

(Roberto Molle)

WEBMASTER - Il documento è rispettoso della visione Tedesca, che suddivide gli eventi in tre battaglie.

OPERAZIONI DEL 1° PLOTONE, 3ª COMPAGNIA, I BATTAGLIONE
PIONIERI PARACADUTISTI
NELLA SECONDA BATTAGLIA DI MONTECASSINO.

All’ inizio della seconda battaglia di Cassino la 3ª Compagnia Pionieri Paracadutisti del I Battaglione era comandata dal capitano Jacobeit, posizionata come riserva d’attacco sul pendio posteriore di Colle Sant’Angelo. Noi ci trovavamo tra le crepe delle rocce e sotto gli spuntoni di roccia sovrastanti, non molto confortevoli ma sicure dal fuoco di artiglieria e colpi di mortaio.
Non faceva piacere sapere che i nostri viveri ed ogni goccia d’acqua dovevano essere portati dal nostro posto di cambio sulla Via Casilina (S.Scolastica quindi per la Gola della Morte. ndr) a circa 3 km di distanza e poi tutto doveva essere trasportato fino alle postazioni sul monte. Il tragitto sino al posto di cambio e il ritorno era sottoposto al continuo fuoco d’artiglieria, perche’ il nemico sapeva perfettamente che i rifornimenti per tutto il fronte di Cassino passavano per quella strada.
Se non si era addetti al ritiro dei rifornimenti ci si poteva tranquillamente crogiolare al sole di marzo.
Con il bombardamento del 15 marzo l’idillio era presto finito. Il primo e secondo plotone della nostra compagnia vennero aggregati al I Battaglione del 3° Reggimento Paracadutisti al comando del Maggiore Rudolf Bohmler.
Nel tardo pomeriggio del 16 marzo ci preparammo, al comando del Capitano Jacobeit, partimmo, fiancheggiammo Masseria Albaneta, lungo la cresta del Calvario, sino al Monastero.
Durante il tragitto ricevemmo due colpi di granate che esplodendo fecero, fortunosamente, solo due feriti in modo lieve. Dopo essere arrivati al Monastero ci presentammo al Maggiore Bohmler e ricevemmo gli ordini. Il secondo plotone doveva arrivare sino alla quota 435 (la collina dell’Impiccato) riconquistarla e trincerarsi; cosa che non riuscì e la quota rimase in mano ai Gurkha.
Noi del primo plotone, 26 uomini al comando del sottufficiale Saam, dovevamo attaccare su entrambi le curve a crinale che erano difese dai Rajputana (soldati indiani) e se possibile riconquistare la Rocca Janula, la cosiddetta collina del Castello.
All’una di notte lasciammo il Monastero caricati pesantemente di munizioni e bombe a mano per attaccare alle prime luci dell’alba.
Silenziosamente nel buio ci toccavamo, scendendo dal pendio, verso il basso, e, verso le quattro di mattina, raggiungemmo la quota 236.
Al di sopra della curva a crinale più alto c’erano gli ultimi sei uomini della 3ª Compagnia del 3° Reggimento; erano demoralizzati e davanti a loro avevano i Rajputana che si erano trincerati sino a 20 metri da loro.
Dopo brevi spiegazioni con il tenente Hering, comandante della 3ª Compagnia, attaccammo, ma subito rimanemmo a terra per il pesante fuoco di mitragliatrici, alcune bombe a mano volarono verso tronchi d’albero bruciacchiati e tornarono indietro.
Ma il secondo attacco ebbe fortuna; due cariche di esplosivo da 3 kg lanciate dal portatore Franz distrussero alcune postazioni di mitragliatrici e all’istante balzammo all'attacco, sparando con le mitragliatrici appoggiate sull’anca, e con l’aiuto di altre cariche esplosive potemmo cacciare i Rajputana anche dalla curva a crinale piu’ in basso, dovemmo ripulire la quota 192 a sinistra, riuscimmo anche in questo e ci dirigemmo sulla sella che da Montecassino va sulla Rocca Janula.
Qui fummo fermati da un fuoco d’artiglieria nemica, divenne giorno e ci dovemmo ritirare sulla quota 196 e sulla curva a crinale più in alto. Qui ci rendemmo conto che riuscivamo dominare con le nostre mitragliatrici l’unico passaggio che conduceva ai Gurkha sulla quota 435.
La resistenza che dovevamo piegare era frutto di un paio di uomini che si trovavano ancora sulla quota 236, che noi appunto dovevamo eliminare affinchè il passaggio sino alla quota 435 e il Monastero diventasse libero.
Con i nostri gruppi d’assalto ottenemmo il risultato desiderato anche se pagammo anche noi il prezzo: due morti, due feriti gravi e il nostro ufficiale medico che venne fatto prigioniero dai Rajputana a 20 metri da noi senza che potessimo fare niente per evitarlo.

pagina: 1 [ 2 ]

Dati articolo


Articoli correlati

  • AMICI NEMICI
    Le testimonianze dei reduci ci hanno spesso offerto scenari tristi e desolati in cui la distruzione, la morte e l’odio albergavano ancora nella loro mente, spingendoli in diverse occasioni a descrivere il nemico come una bestia senza cuore incapace di provare dei sentimenti. Fortunatamente non sempre è così...
    data: 20/11/2004autore: LUIGI GRIMALDIrichieste: 2000
  • GERHARD E LO STUG III DI ROCCA IANULA
    Roberto e Alessandro incontrano Gehrard, un reduce tedesco, e dai suoi racconti traggono inedite e molto interessanti notizie circa la presenza di uno SturmGeschutz III vicino a Rocca Ianula durante la terza battaglia di Cassino.
    data: 09/05/2003autore: ROBERTO MOLLErichieste: 7836
  • I GURKHA SULLA “COLLINA DELL'IMPICCATO” (Q.435)
    Chiamata anche Colle di Venere, a causa della presunta presenza di un tempio romano dedicato alla dea Venere, durante la III Battaglia di Cassino i Gurkha si dissanguarono su tale sperone roccioso, dove riuscirono a costituire un caposaldo isolato che distava appena 350 metri dal Convento.
    data: 06/08/2002autore: VALENTINO MATTEIrichieste: 3309
Sostieni DAL VOLTURNO A CASSINO! Fai click su questi annunci!
Torna all'inizio

Creative Commons License