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LA BATTAGLIA DI CASSINO
Data: 05-01-2003Autore: VALENTINO ROSSETTICategorie: Le battaglieTag: #marzo 1944, #maggio 1944, cassino
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La seconda battaglia di Cassino (15 – 23 marzo)

Dopo la conclusione della prima battaglia di Cassino, incominciò nell'Italia del sud un tempo piovoso che trasformò le valli in profonde paludi. Durante questo periodo vi furono alcuni avvicendamenti e raggruppamenti nelle unità tedesche. Il 20 febbraio 1944, la 1ª Divisione paracadutisti (Heidrich) incominciò a dare il cambio alla 90ª Divisione Panzer Grenadier. I reggimenti della 71ª Divisione di fanteria furono tolti dal fronte e rientrarono sotto il comando del generale Raapke, (comandante di divisione). La 71ª Divisione assunse la difesa di un settore nei Monti Aurunci, a nord della 94ª Divisione di fanteria. La 44ª Divisione di fanteria tenne soltanto una piccola striscia da tutte e due le parti di Terelle e la 5ª Divisione da montagna, che era adesso comandata dal generale Schrank, rimase nelle sue posizioni precedenti. Il 15 marzo alle ore 8.30 si presentarono sul cielo di Cassino 775 aerei (575 bombardieri medi e pesanti e 200 tra caccia e caccia bombardieri) che rovesciarono sulla città 1000 tonnellate di bombe. Alle 12.30 era tutto finito, di Cassino, scomparsa sotto le bombe, non rimaneva praticamente più niente, il panorama offriva solo macerie e immensi crateri. La sera del 15 marzo, il XXV° Battaglione Neozelandese penetrò per 200 metri nella parte settentrionale di Cassino e, dopo un'aspra battaglia, prese la Quota 193. il XXVI° Battaglione, all'interno della città, tentò di superare la Via Casilina verso sud. Qui, particolarmente all'Hotel Excelsior, esso urtò contro la resistenza ostinata della Compagnia di riserva del capitano Foltin, che il XXVI° Battaglione non riuscì a spezzare. Neanche il XXIV° Battaglione neozelandese, prelevato da lontano, fu in grado di ricacciare indietro i paracadutisti all'Excelsior.

All'attacco della fanteria neozelandese mancava evidentemente il necessario appoggio a mezzo di carri. Ma già all'inizio dell'attacco apparve chiaro clic i carri della IVª Brigata corazzata della fanteria neozelandese non potevano tener dietro. Lo stesso attacco aereo alleato aveva fornito un invincibile ostacolo ai carri: le macerie di Cassino si accumulavano a montagne, profondi crateri formati dalle bombe si aprivano nella città e nei terreni limitrofi. I tentativi di aprire una via ai carri armati con i bulldozer, soffrirono il fuoco dell'artiglieria tedesca e non portarono ad alcun successo concreto. Fino alla sera del 15 marzo, il Comando Tedesco si trovava nell'impossibilità di avere un quadro esatto della situazione a Cassino. Tutte le comunicazioni nella città erano interrotte. Tuttavia il potente impiego di materiale da parte degli Alleati faceva inequivocabilmente pensare che era in corso un grande attacco. Il generale Heidrich, comandante della 1ª Divisione di paracadutisti tedeschi, che la mattina del 15 marzo si trovava per puro caso sul posto di combattimento del 3' Reggimento paracadutisti, concetrò quindi il fuoco della sua artiglieria e quella del 71° Reggimento lanciatori intorno a Cassino, che l'attacco del Corpo neozelandese non fece sviluppare appieno. Manifestarono una vigorosa efficacia specialmente il 71° Reggimento lanciatori e un distaccamento di pezzi anticarro da 8,8 cm. presso Aquino. Malgrado questo concentrato fuoco di sbarramento, la sera del 15, circa due terzi di Cassino si trovavano in mano ai Neozelandesi. Ma, finché i difensori avessero avuto ancora in pugno il centro della città e la stazione, la partita non sarebbe stata perduta per loro.

Nella notte del giorno seguente raggiunsero la città forti riserve tedesche e costituirono lungo la Via Casilina, fino alla stazione, uno stabile fronte di difesa. Il capitano Rennecke assunse il comando dell'intera difesa di Cassino. A questo punto passò all'attacco anche la 4ª Divisione indiana. Essa si diresse direttamente verso Monte Cassino. La sera del 15 marzo il fuoco dell'artiglieria alleata, che aveva battuto sempre sul monte e sul Monastero, crebbe a fuoco di fila per la durata di otto ore. Sotto la sua copertura il I° Battaglione Essex avanzo oltre la Quota 193 (già in possesso dei neozelandesi) fino alla Quota 165. Con questo era stata aperta una larga breccia nella difesa di Monte Cassino, affidata al I° Battaglione del 3° Reggimento di paracadutisti, (maggior Bohmler). La 2ª Compagnia di questo battaglione, che aveva difeso anche la Quota 193, fu completamente annientata. Il successivo attacco dei Rajputana della Vª Brigata, alla Quota 236, naufragò sotto perdite severe; però il I° Battaglione del 9° Reggimento Gurhka fucilieri utilizzò le falle del fronte tedesco prendendo la rincorsa verso sud e scalando, nella notte del 16, la quota rocciosa 435, chiamata dagli Alleati “Hangmans Hill" (Collina dell'Impiccato). Con questo i Gurhka si erano avvicinati fino a 400 metri dal Monastero e stavano ora alle spalle dei difensori. Però il loro tentativo di avanzare ulteriormente fino al Monastero fallì, come falli il tentativo dei paracadutisti di scacciare nuovamente i Gurhka dalla Quota 435 mediante un contrattacco.

Nella città di Cassino furono mandati a vuoto, il 16 marzo, tutti gli sforzi dei Neozelandesi di superare la Via Casilina verso il sud. Però, il giorno dopo, il XXVI° Battaglione riuscì finalmente ad aprisi un varco nella parte orientale di Cassino e a conquistare la stazione che si trovava fuori dalla città. Cassino era approssimativamente bloccata. La falla che restava ai Tedeschi tra la stazione e Quota 435, era ora larga 1200 metri. Un contrattacco tedesco contro la stazione (18 marzo) ando' a vuoto. La VI° Brigata di fanteria neozelandese, collocata ad est della stazione, rinunciò ad un attacco verso ovest per occupare la Via Casilina a sud di Cassino e serrare l'anello intorno alla citta. Rimase, così, inutilizzata una enorme possibilità offerta ai Neozelandesi. Ora i Tedeschi andavano a chiudere la breccia frontale presso Rocca Janula (Quota 193). A questo scopo, nella notte del 19, fu preparato nelle macerie dell'Abbazia il I° Battaglione del 4° Reggimento paracadutisti. Ancora nell'oscurità, il I° Battaglione scese dal Monastero e, verso l'alba, attaccò la Quota 193 e il castello che vi era arroccato. A dire il vero, ai paracadutisti riuscì di penetrare nel castello a costo di gravi perdite, poi dovettero retrocedere un poco. Tuttavia tennero la breccia sotto controllo almeno di giorno. Di conseguenza i Gurhka sulla Quota 435 erano separati dalla loro via di rifornimento ed il generale Freyberg si vide costretto a rifornirli per via aerea. Il generale Heidrich, di contro, decise di costringere alla resa i Gurhka mediante un fuoco concentrato di artiglieria, ma essi non erano ancora disposti a cedere. L'attacco dei paracadutisti contro Rocca Janula portò ad un ulteriore successo: colpì la Vª Brigata indiana nel momento in cui il Battaglione Essex si accingeva a portare rinforzi ai Gurhka allo scopo di effettuare insieme ad essi l'assalto al Monastero dalla Quota 435 (19 marzo).

Contemporaneamente, una compagnia del 20° Reggimento corazzato neozelandese era pronta ad attaccare il terreno montuoso a nord-ovest di Monte Cassino per incalzare verso il Monastero. Quel giorno, forse nell'ignoranza dello sviluppo della situazione presso Rocca Janula, 17 carri leggeri neozelandesi partirono all'attacco senza copertura di fanteria, al di là dei monti, con direzione Monte Cassino. Poiché i Tedeschi non si aspettavano carri armati nemici su questo terreno impraticabile, l'attacco arrivò completamente di sorpresa. Ciononostante si riuscì ad annientare, con l'ausilio dell'artiglieria e mediante combattimenti a distanza ravvicinata, tutti quanti i carri ancor prima che questi avessero raggiunto Monte Cassino. Neanche nella città di Cassino, il Corpo neozelandese riuscì a conseguire alcun progresso ulteriore. Non era facile spezzare la resistenza dei paracadutisti! Su entrambi i lati, i combattimenti furono eseguiti con straordinaria asprezza malgrado tutta la lealtà con cui furono condotti. il 19 marzo il Bollettino di Guerra alleato comunicava che, dal 15 marzo, soltanto 51 soldati tedeschi erano stati catturati. L'andamento della battaglia fino a quel momento i ndusse il Primo Ministro britannico, sir Winston Churchill, a chiedere il 20 marzo al generale Alexander perché l'attacco alleato non facesse alcun progresso. Nella sua risposta, Alexander accentuò il fatto che il bombardamento aveva devastato in modo tale le strade di Cassino che l'impiego dei carri era seriamente pregiudicato. Contemporaneamente egli descriveva la forza di resistenza dei paracadutisti tedeschi straordinariamente degna di considerazione: essi avevano resistito al fortissimo fuoco tambureggiante che mai fosse stato fatto fino ad allora e al bombardamento di tutte le Forze Aeree disponibili in Italia, si dubitava vi fosse al mondo una seconda truppa che sopportasse questo e continuasse a combattere con lo stesso accanimento come i paracadutisti di Cassino.

Il 21 marzo, Alexander conferì con i suoi comandanti al fronte sulla proposta di interrompere senza indugio la battaglia. Freyberg fu di parere contrario ed espresse la fiducia che si potesse ancora strappare la rottura del fronte di Cassino. Così, il Corpo neozelandese sferrò i suoi attacchi anche il 22 marzo. Non pervenne al successo in nessuna posizione. Ciò decise Alexander ad interrompere la battaglia nello stesso giorno. Era ormai evidente che le forze a disposizione della 5ª Armata americana non sarebbero state sufficienti per aprire la porta maestra verso Roma. Per il Comando Alleato occorrevano altri provvedimenti per conseguire lo scopo nella primavera del 1944.

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