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IL BOMBARDAMENTO DELL'ABBAZIA DI MONTECASSINO E DELLA CITTA' DI CASSINO
Data: 24-07-2002Autore: MARTIN BLUMENSONCategorie: Le battaglieTag: #febbraio 1944, #marzo 1944, bombing, cassino, montecassino-abbazia
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Se il generale Eaker non era affatto ottimista circa l'efficacia di un pesante attacco aereo su Cassino, egli nutriva molte speranze sull’efficacia di un programma di sostenuti bombardamenti contro il traffico costiero dell'avversario e contro la rete stradale e ferroviaria usata dai Tedeschi. L'operazione Strangle come veniva chiamata, era stata progettata per tagliare le vie di rifornimento tedesche delle Divisioni situate a sud della linea Pisa-Rimini. Eaker aveva aerei sufficienti per realizzare il piano per un periodo da sei settimane a due mesi. Aveva bisogno solamente di tempo buono. Con questa operazione egli era sicuro di poter aiutare le forze di terra alleate a prendere Roma e costringere i Tedeschi a ritirarsi nell'Italia settentrionale.
I dettagli dell'operazione Strangle furono impostati fin dai primi giorni di marzo; le istruzioni operative furono emanate più tardi, entro il mese. Il XII° Comando di appoggio aereo, investito della responsabilità principale dì questo programma di interdizione su vasta scala, non sarebbe stato in grado di dedicarsi interamente al compito affidatogli se non dopo l'attacco di sfondamento a Cassino, esso richiedeva la priorità assoluta per le missioni di appoggio ravvicinato.
Nonostante il proprio convincimento, e cioè che il bombardamento di Cassino sarebbe stato di poca utilità pratica per le truppe terrestri, il gen. Eaker cercò di rendere quell'operazione un successo. Dopo aver studiato le fotografie di un attacco di B-24 su scali ferroviari ed aeroporti, ai primi di marzo egli disse al magg. generale Nathan E. Twining, comandante della Forza Aerea Strategica Alleata del Mediterraneo, che egli era ancora deluso per la povertà dei risultati ottenuti dai bombardamenti.

“dobbiamo curare molto a fondo l'addestramento per migliorare la precisione, la formazione in volo e la condotta delle operazioni”.

Fu infine stabilito che l'attacco di Freyberg avrebbe condotto la 2ª Divisione neozelandese alla conquista della città di Cassino e a penetrare nella Valle del Liri in corrispondenza della Strada n.6, mentre la 4ª Divisione indiana doveva vigilare per neutralizzare le posizioni del nemico sui pendii orientali di Monte Cassino, mantenendo la pressione per impedire ai Tedeschi di impiegare le forze di riserva contro il grosso, e conquistare Monte Cassino. L'attacco in pieno giorno, ad opera della fanteria e dei carri, doveva seguire un pesante bombardamento aereo della durata di quattro ore e una preparazione di artiglieria della massima intensità. Il bombardamento doveva aumentare di potenza e raggiungere il punto culminante all'ora H dell'attacco al suolo; 360 bombardieri pesanti e 200 medi avrebbero dovuto spianare Cassino, e i cacciabombardieri avrebbero dovuto tenersi pronti per appoggiare lo sviluppo delle operazioni al suolo.
Sperando di evitare che i carri venissero bloccati dai combattimenti per le strade, il generale Freyberg ordinò non soltanto ai carri, ma anche all'artiglieria semovente, di dare il massimo concorso di fuoco e di movimento. Per impedire che i carri fossero colpiti dal fuoco amico, i mezzi provenienti dalla parte avversaria dovevano dare la massima elevazione ai cannoni. Queste istruzioni furono diramate agli elementi neozelandesi, ed anche alle due principali forze operative americane, che avrebbero dovuto sfruttare il successo dello sfondamento della Linea Gustav. Entrambe le forze operative erano principalmente composte da unità del Gruppo da Combattimento B della 1ª Divisione corazzata.

Questa Unità era pronta a sfruttare il successo di un apertura nella Valle del Liri sin dai primi di gennaio. Il terreno era stato minuziosamente studiato e la preparazione eseguita con cura, erano stati stabiliti i posti di controllo forniti di radio, indicata la strada da percorrere, assegnati i posti adatti per i veicoli da demolizione e da recupero.
Verso la metà di febbraio, il Gruppo era stato tenuto in allarme con preavviso di sei ore per una settimana vicino a S. Pietro, Ceppagna e Monte Trocchio in attesa dell'ordine di attraversare il Rapido. Ancora una volta le truppe erano pronte per l'azione.
Il generale Allen, comandante del Gruppo da Combattimento B, scriveva al generale Harmon che si trovava ad Anzio con il grosso della 1ª Divisione corazzata:

“Abbiamo ricevuto l'ordine di eseguire una manovra di avvolgimento intorno a Cassino con il Gruppo Carri guida, seguito da qualche mezzo corazzato della Divisione neozelandese, dietro il quale incalza il grosso costituito dal Gruppo da Combattimento B”.

Egli si era consultato con gli ufficiali neozelandesi sul piano di attacco, aveva diretto delle manovre con i quadri però non aveva diretto esercitazioni con le truppe. Allen non era troppo ottimista circa le prospettive del nuovo attacco. La sua lettera ad Harmon continuava in questi termini:

“Il tempo è stato terribile e la vallata è un mare di fango. Nelle attuali condizioni non credo che qualsiasi carro medio sarà in grado di avanzare in profondità e le operazioni saranno necessariamente limitate alle rotabili che nella valle non sono molte.
Non posso nemmeno darvi qualche informazione circa il momento in cui questa operazione così pianificata scatterà. Siamo in attesa ad un capo del telefono con un preavviso di due ore con i genieri. pronti con il materiale per gettare un ponte. L'artiglieria è pronta a far fuoco su alcuni obiettivi; ognuno aspetta che l'attacco abbia inizio per scattare e riunirsi al grosso della Divisione nella marcia verso Roma”.

Il tempo continuava ad essere pessimo e Freyberg insisteva nell'attendere una previsione meteorologica favorevole di tre giorni consecutivi. il generale Clark, impaziente per il trascorrere del tempo, (era passata la prima settimana di marzo) incitava il comandante del Corpo neozelandese ad avanzare e a rinunciare al bel tempo. Scriveva il comandante dell'Armata,

“Io comprendo pienamente che noi non saremo in grado di sfondare del tutto, ed i carri svolgeranno soltanto un piccolo ruolo in questo attacco”.

Ma il generale Freyberg era irremovibile.

Trascorse altro tempo. I continui mutamenti atmosferici costituivano una delle maggiori difficoltà per l'andamento delle operazioni. Quando era sereno a Cassino, ci poteva essere visibilità zero sui campi di aviazione; nebbia a Napoli pioggia a Foggia e nuvole al di sopra della Corsica, della Sardegna e dell'Africa Settentrionale.
I meteorologi, finalmente, diedero la previsione desiderata. Alle 18 del 14 marzo, il Q.G. della Forza Aerea del Mediterraneo annunciò il giorno D per il giorno successivo. Per misura di sicurezza, le truppe neozelandesi ed indiane indietreggiarono durante la notte di circa 1500 metri dalle loro posizioni più avanzate per non essere colpite durante il bombardamento che sarebbe incominciato il mattino successivo.
Per sganciare un minimo di 750 tonnellate di bombe su Cassino nel più breve tempo possibile e per avere il massimo effetto distruttivo sulle case di pietra e sulle casematte in cemento armato della città, gli aerei avrebbero usato bombe non inferiori alle 1000 libbre, con le spolette regolate in modo da penetrare in profondità nel basamento degli edifici. I bombardieri avrebbero attaccato ad ondate, sganciando ogni 15 minuti dalle ore 8.30 a mezzogiorno. L'artiglieria, che avrebbe sparato tra le ondate dei bombardieri, avrebbe dovuto produrre a mezzogiorno un concentramento finale della durata di quaranta minuti. I fanti sarebbero balzati fuori, preceduti da un fuoco radente di artiglieria, su obiettivi antistanti da 100 a 200 m i reparti in movimento verso Cassino. I cacciabombardieri avrebbero cooperato attaccando obiettivi prescelti, in particolar modo la stazione ferroviaria, l'antico colosseo alla base di Monte Cassino e lo stesso Monte Cassino.

Il mattino del 15 marzo, Clark si recò a Cervaro per assistere a quello che fino ad allora sarebbe stato il più grande attacco aereo a massa in diretto appoggio tattico di forze terrestri. Insieme con Devers, Alexander, Eaker, Freyberg ed altri, egli osservò Cassino chiaramente visibile a meno di tre miglia di distanza. Come tutte le truppe nella zona di Cassino, egli udì quello che qualcuno avrebbe più tardi definito

“un ronzio simile a quello delle locuste, che veniva di lontano. Il lontano rumore degli aerei aumentò gradualmente fino a diventare un rombo fermo e pulsante. Infine dei piccoli punti incominciarono ad apparire, alti contro il cielo”.

Alle 8.30 giunsero per primi i bombardieri medi, erano del tipo B-25 e B-26 in stormi di 12 e più aerei scortati da caccia che volavano alti sopra di loro solcando il cielo con strisce di vapori. I bombardieri si avvicinarono al bersaglio, quasi lo oltrepassarono, quindi virarono a sinistra; le pance degli aerei si spalancarono e caddero le prime bombe. Gli aerei virarono di nuovo, ma questa volta per rientrare alla base.
Circa l'80% delle bombe sganciate dagli aerei della prima ondata cadde nel centro di Cassino. Le altre caddero nelle vicinanze; alcune, più corte, in zona alleata sulle sponde del Rapido. Le bombe, esplodendo, lanciavano lampi di fiamme arancione tra l'eruzione di fumo e di detriti.
Alle 8.45 arrivarono i bombardieri pesanti, le Fortezze Volanti, insieme con i bombardieri in picchiata. Non appena gli aerei furono sopra la città, già offuscata dal fumo e dalla polvere, i bombardieri sganciarono il loro carico. Larghe esplosioni di colore arancione apparvero sopra Cassino, Monte Cassino e sulla vallata del Rapido. Fu osservato soltanto l'impatto delle prime bombe. Le ultime sganciate sparirono in un oceano di polvere e fumo grigio e bianco. Per circa dieci chilometri intorno a Cassino, il terreno sussultava violentemente come per un terremoto. Qualsiasi essere umano si fosse trovato nella città avrebbe mai potuto sopravvivere ad un tale castigo e non impazzire?

Quasi senza interruzione, le bombe caddero fino a mezzogiorno. Tra le ondate dei bombardieri, l'artiglieria polverizzava il bersaglio.
Alla fine giunse il cannoneggiamento di quaranta minuti, un concentramento costituito da tutti i pezzi da campagna della zona, americani, britannici, neozelandesi, indiani e francesi.
Il sogno di ogni artigliere, l'obiettivo era in piena vista, l'alzo era praticamente a zero, la taratura esatta, la registrazione perfetta. L'artiglieria tuonava, gli artiglieri sudavano nella fredda aria invernale. Monte Cassino sembrava saltare e contorcersi sotto le detonazioni. Grossi fori apparvero nelle poche mura dell'Abbazia ancora in piedi. Enormi pezzi di muratura volavano in aria.
Quando il tiro delle artiglierie cessò e le truppe di terra mossero all'assalto sicuramente non vi erano più difensori provvisti di spirito combattivo. Si sarebbe sicuramente trattato di una questione di cadaveri e di prigionieri, pochissimi forse degli uni e degli altri.

Tra le 8.30 e le 12.00 del 15 marzo, 72 aerei B-25, 101 B-26, 262 B-17 e B-24, per un totale di 435 aerei, bombardarono la zona di Cassino. Gli aerei sganciarono più di 2000 bombe, un peso totale di circa 1000 tonnellate. In un bombardamento di proporzioni terrificanti senza precedenti. L'artiglieria contraerea tedesca era scarsa e nessun aereo si oppose al bombardamento. L'aviazione alleata non subì perdite.
Gli attacchi dei bombardieri medi furono in genere precisi, il loro bombardamento concentrato e accurato. I bombardieri pesanti furono spesso imprecisi in tutte e tre le occasioni. Così, il bersaglio ricevette meno del peso totale delle bombe sganciate. Soltanto 300 tonnellate all'incirca caddero nella città di Cassino. Il resto cadde sui pendii e altrove. Soltanto la metà colpì la zona del bersaglio. Inoltre, vi furono frequenti e lunghe pause tra le ondate attaccanti.
Anche se imperfetto questo bombardamento distrusse Cassino, le mura e gli edifici crollarono ricoprendo le strade di detriti.
Alcuni piloti di bombardieri pesanti non furono in grado di identificare l'obiettivo e ventitrè di essi ritornarono alle basi con tutto il carico di bombe; due lo sganciarono in mare. Un difetto nella rastrelliera del velivolo guida di una formazione mandò quaranta bombe entro la zona alleata uccidendo e ferendo soldati e civili.
Queste ed altre bombe corte, cadute nella zona di Cassino, inflissero agli Alleati 142 feriti e 28 morti. Parecchi aerei, per errore, bombardarono Venafro, distante circa 15 chilometri in linea d'aria, uccidendo 17 soldati e 40 civili e provocando 79 feriti tra i militari e 100 tra i civili. Gli errori di bombardamento costituirono una tragedia spaventosa che il generale Clark attribuì a scarso e inadeguato addestramento degli equipaggi.

Il fuoco dell'artiglieria fu eseguito come predisposto. Un totale di 746 cannoni ed obici spararono 2500 tonnellate di granate ad alto esplosivo immediatamente davanti alle truppe di assalto ed altre 1500 tonnellate sulle batterie avversarie e sugli altri bersagli prescelti. Tra le ore 12.20 e le 20.00 di quel giorno, i pezzi di artiglieria della zona di Cassino spararono non meno di 200.000 colpi.
Il generale Freyberg e gli altri comandanti si aspettavano che il bombardamento aereo ed il cannoneggiamento dell'artiglieria avessero polverizzato Cassino, distrutto i punti di resistenza del nemico, interrotto le comunicazioni, neutralizzato l'artiglieria ed inflitto pesanti perdite ai Tedeschi, per dirla in breve. di aver talmente stupefatto, stordito e demoralizzato i difensori di Cassino, che le truppe avrebbero raggiunto i loro obiettivi ed occupato rapidamente la città, con appena qualche perdita. Contro tutte le previsioni rimasero molti difensori: con grande spirito combattivo, con molte armi, munizioni, posti di osservazione e con una grande perseveranza.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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