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Dieci anni dopo la fine della guerra, von Senger aveva dimenticato l'intervista. Ricordava di aver ricevuto dall'Abate
una breve dichiarazione firmata ove si affermava che nessun militare tedesco era mai stato nell'Abbazia prima del
bombardamento. Secondo le sue riminiscenze von Senger inviò, con una scorta, l'Abate a Roma. Lungo la strada - Senger
lo seppe più tardi - alcune SS rapirono l'Abate e gli estorsero un'altra dichiarazione che, pur essendo veritiera, era
stata redatta con accenti propagandistici. Successivamente Senger fu informato che alcuni inviati dell'ufficio di
Goebbels cercarono di carpire all'Abate una dichiarazione ancora più impegnativa. Esausto ed anche irritato, l'Abate
rifiutò. Quanto il Vaticano venne a conoscenza del trattamento subito, le autorità papali protestarono con le autorità
tedesche.
Il bombardamento dell'Abbazia provocò una ferma protesta del Vaticano. In risposta, il Presidente Roosewelt dichiarò che
aveva diramato istruzioni per la salvaguardia dei monumenti storici con eccezione per i casi di necessità militare.
Il bombardamento - dichiarò - era stata un’azione deprecabile ma necessaria.
La mattina del 15 febbraio, allontanatisi gli aerei che avevano attaccato Monte Cassino, le truppe tedesche uscirono dai
rifugi e occuparono le postazioni provvisoriamente abbandonate dalle Unità indiane per mettersi al riparo dalle
incursioni aeree. Due giorni dopo, il 17 febbraio, appena partito l'Abate altre truppe tedesche presero possesso delle
rovine che offrivano una eccellente posizione difensiva. Cinque giorni più tardi, i paracadutisti tedeschi avevano
allestito sulle rovine dell'Abbazia un inespugnabile caposaldo.
Malgrado l'arretramento delle truppe indiane dalle posizioni più vicine all'Abbazia, il bombardamento provocò 24 feriti
tra le file indiane. Ma ciò che è ancor più grave è che la loro ritirata aveva permesso ai Tedeschi di rioccupare senza
sforzo le posizioni chiave che le truppe americane avevano conquistato con aspri combattimenti.
La 4ª Divisione indiana, temporaneamente comandata dal generale di brigata Harry K. Dimoline, in sostituzione del
generale Tuker ammalato, attaccò il 15 febbraio a notte fonda. Una compagnia isolata cercò di riprendere il terreno
abbandonato ma non vi riuscì. Il giorno successivo, dopo che più di 100 aerei del tipo P-40 e P-51 avevano sganciato
altre bombe su Monte Cassino e sulle montagne vicine, due battaglioni sferrarono un attacco senza conseguire alcun
successo. Nel pomeriggio, 48 cacciabombardieri sganciarono 24 tonnellate di bombe sulle posizioni intorno all'Abbazia;
nella notte cinque battaglioni indiani attaccarono e, questa volta, riconquistarono il terreno perduto. All'alba del 17,
i contrattacchi tedeschi costrinsero i battaglioni a cedere nuovamente le posizioni. Nel corso della giornata, 59
cacciabombardieri sganciarono 23 tonnellate di bombe nell'area di Monte Cassino. Le Unità indiane attaccarono di nuovo.
Le truppe conquistarono gli obiettivi assegnati ma i Tedeschi le costrinsero a ritirarsi nelle prime ore del 18 febbraio.
Un altro attacco sferrato nel corso della mattinata fu coronato da successo. Dopo aver respinto quattro contrattacchi, la
fanteria infine attaccò direttamente Monte Cassino a meno di un chilometro di distanza. I due battaglioni incaricati
dell'attacco si spinsero avanti a stento.
Come il generale Clark aveva previsto, il bombardamento dell'Abbazia non era riuscito a sfondare la Linea Gustav nel suo
punto critico. Non solo il grande bombardamento del giorno 15 ma anche gli altri, relativamente pesanti effettuati nei
giorni successivi, avevano ulteriormente sgretolato il Monastero ma non erano riusciti a stanare il nemico, tenace e
abilissimo, dalle sue perfette postazioni difensive.
I comandi terrestri ed aerei del teatro di operazioni erano profondamente delusi possibile che le forze terrestri non
avessero saputo trarre vantaggio dal bombardamento? Oppure i bombardieri non erano in grado di neutralizzare posizioni
tattiche ed erano quindi inefficaci nelle azioni di appoggio diretto ad attacchi terrestri? Nessuno sapeva rispondere a
questi interrogativi.
Il rapporto del generale Eaker al generale Henry H. Arnold, comandante delle Forze Aeree americane, eluse il problema
principale. Secondo quanto riferiva Eaker, il generale Clark
“non voleva fosse sganciata una sola bomba sull'Abbazia di Monte Cassino ma. il generale Freyberg.
scavalcò il suo superiore diretto e lo evitò chiedendo al comandante dell'Armata che venisse bombardata.
Noi abbiamo eseguito e ciò ha suscitato una protesta degli ecclesiastici. Ci chiedete ora perché l'abbiamo bombardata;
abbiamo effettuato un’indagine e abbiamo scoperto una differenza di opinioni tra i comandanti delle Unità terrestri.”.
In ultima analisi, nessuno era veramente sicuro di ciò che il bombardamento doveva provocare se non la distruzione
dell'Abbazia. L'inasprimento della missione aerea da una modesta incursione ad un imponente bombardamento non aveva
provocato altro che distruzione, indignazione, rammarico e rimpianto.
La 2ª Divisione neozelandese, comandata dal generale di brigata Howard Kippenberger, attaccò alle 21.30 del 17 febbraio
con il compito di conquistare la stazione ferroviaria di Cassino, non lontana dalla Strada n.6 alla base di Monte Cassino.
Le truppe neozelandesi conquistarono la stazione ma non riuscirono a respingere il contrattacco tedesco. Il giorno dopo,
nel pomeriggio, i Tedeschi avevano riconquistato la stazione.
Pertanto, le posizioni nell'area di Cassino non erano mutate. Le Forze Alleate erano state sconfitte. Le Forze Tedesche
avevano conseguito una vittoria di grande effetto.
Con il peggiorare delle condizioni atmosferiche, le operazioni offensive divennero impossibili. Un nuovo attacco
pianificato per il 24 febbraio fu posticipato per piogge, neve e forti venti. La linea si stabilizzò fino alla fine del
mese; si registrarono duelli di artiglieria, azioni di pattugliamento e si consolidarono le posizioni conquistate.
Sotto l'effetto di un inverno gelido, la battaglia cessò lungo tutta la Linea Gustav sia sul fronte della 5ª Armata che
su quello dell'8ª Armata.
Truppe neozelandesi, il 22 febbraio, diedero il cambio alle uniti della 34ª Divisione che tenevano ancora il settore
nord-est della città di Cassino. Due giorni più tardi, la 78ª Divisione britannica diede il cambio alla 2ª Divisione
neozelandese che occupava il settore dell'area di Sant'Angelo. Il 26 febbraio truppe francesi e un battaglione della
88ª Divisione americana, arrivata di recente, rilevarano la 36ª Divisione sul Monte Castellone. Un gruppo da combattimento
italiano della forza di un battaglione bersaglieri, un battaglione paracadutisti, due compagnie anticarro e un reggimento
di artiglieria (erano il XXIX° Battaglione Bersaglieri; il CLXXXV° Battaglione Paracadutisti, il V° Battaglione Controcarri
e l'11° Reggimento Artiglieria da campagna) fu aggregato alla 2ª Divisione marocchina ed entrò in linea su di un terreno
accidentato al limite settentrionale della 5ª Armata. Una terza divisione (la 4ª Divisione marocchina da montagna) fu
aggregata al Corpo di Spedizione francese.
L'arrivo di nuove truppe nell'Italia meridionale, subito seguite dalla 85ªDivisione americana, fecero sperare al Comando
Alleato che con l'aumento della forza si sarebbe riusciti finalmente a spezzare la Linea Gustav e ad invadere la Valle
del Liri. Per effettuare questo nuovo tentativo il Comando attendeva che il tempo migliorasse. Il disappunto che il
bombardamento di Monte Cassino non fosse riuscito ad aprire la via di accesso alla Valle del Liri si accrebbe per
l'incalzare degli eventi sulla testa di sbarco di Anzio. Non appena fu chiaro che non era possibile ottenere un rapido
ricongiungimento, la situazione ad Anzio volse al peggio.
Il bombardamento di Cassino
Verso la fine del mese di febbraio la testa di sbarco di Anzio teneva impegnate per la sua difesa le Forze Alleate con
grandi sforzi navali ed aerei.
Pur ostacolando le maggiori vie di rifornimento nemiche a sud di Roma, una leggera avanzata dalla testa di sbarco avrebbe
messo in pericolo tutte le truppe tedesche sul fronte della 10ª Armata. La consistenza della barriera eretta dai Tedeschi
ad Anzio escludeva, per il momento, un'avanzata del genere. Non era quindi possibile che lo sforzo tedesco prodotto ad
Anzio fosse stato effettuato a spese dell'indebolimento della Linea Gustav? Se in effetti era cosi, per gli Alleati
questo era il momento di produrre un altro sforzo e invadere la Valle del Liri.
Dopo il bombardamento, di Monte Cassino del 15 febbraio e il successivo attacco della fanteria, il generale Alexander
ritenne che il Corpo d'Armata neozelandese era in grado di produrre un altro tentativo di sfondamento. Ma se il Corpo
avesse nuovamente fallito, ed Alexander non era molto ottimista al riguardo, le operazioni offensive avrebbero dovuto
interrompersi.
“Dopo che il Corpo neozelandese avrà prodotto il suo sforzo, si renderà necessaria una certa pausa nelle
operazioni campali onde consentire alle truppe di riorganizzarsi e di prepararsi a continuare la battaglia”,
queste furono le sue parole.
Mentre il Corpo neozelandese si preparava. a rinnovare il suo attacco, Alexander continuava a raggruppare le sue forze
per fornire la supremazia necessaria per spezzare la Linea Gustav. Poiché le truppe della 5ª Armata erano suddivise tra
Anzio e Cassino, esse erano troppo deboli per esercitare una pressione decisiva sull'uno o sull'altro fronte. L'8ª Armata,
già priva di unità, poteva fare poco più che mantenere il fronte adriatico.
Nel corso di una serie di conferenze tenute alla fine di febbraio presso il Q.G. di Alexander, si stabilì come trovare
delle riserve fresche con degli scambi di forze nella zona ad ovest degli Appennini. Eventualmente, la zona della 5ª Armata
sarebbe stata ristretta alla fascia costiera, dove il II° Corpo ed il Corpo di Spedizione francese sarebbero stati posti
sotto il controllo della 5ª Armata, insieme con il VI° Corpo di Anzio. L'8ª Armata, dopo avere attraversato gli Appennini
fino alla zona di Cassino, avrebbe incorporato due Corpi britannici il X° ed il XIII°, e così' pure il II° Corpo polacco
e il I° Corpo canadese; il Corpo provvisorio neozelandese sarebbe stato disciolto. il V° Corpo, operante direttamente
alle dipendenze del Q.G. del XV° Gruppo d'Armata del generale Alexander, sarebbe rimasto sul fronte adriatico.
Prima che queste nuove disposizioni venissero eseguite, la 5ª Armata avrebbe dovuto provare ancora una volta a sfondare
la Linea Gustav nella zona di Cassino. Il tentativo sarebbe stato fatto verso la metà di marzo dal Corpo neozelandese del
generale Freyberg.
Per il generale Freyberg le ragioni dell'insuccesso da parte delle esperte truppe da montagna della 4ª Divisione indiana
nella conquista di Monte Cassino nel mese di febbraio erano molteplici: gli Indiani non avevano potuto attaccare su di un
fronte più largo ed i Tedeschi erano stati, per questo, capaci di trasferire rapidamente i rinforzi nelle zone minacciate;
i Tedeschi avevano potuto concentrare con rapidità ed efficacia il fuoco difensivo perché avevano il vantaggio dell'osservazione;
gli Alleati avevano riscontrato che era praticamente impossibile effettuare efficaci operazioni di rifornimento sul massiccio
di Cassino. Ritenendo che un attacco attraverso l'altura fosse irrealizzabile, il generale Freyberg mirava alla città di
Cassino. Il possesso della città, - egli pensava - avrebbe permesso un più agevole avvicinamento a Monte Cassino e l'accesso
alla Valle del Liri. Ponendo la 78ª Divisione sulla sinistra della zona del Corpo neozelandese, a sud della Strada n. 6,
Freyberg poteva concentrare in profondità la 2ª Divisione neozelandese su di un fronte ristretto davanti a Cassino. La
Divisione neozelandese, doveva sferrare l'attacco principale da est conquistando la citta, mentre la 4ª Divisione indiana
avrebbe collaborato entrando a Cassino da nord.
Mentre queste due Divisioni avanzavano per conquistare Monte Cassino, la 78ª Divisione ed il Gruppo di Combattimento B
della lª Divisione corazzata avrebbero dovuto entrare nella Valle del Liri e dirigersi verso Valmontone. Come nel precedente
attacco del Corpo neozelandese, vi sarebbe stato il concorso dell'appoggio aereo e la fanteria avrebbe attaccato Cassino
immediatamente dopo un pesante bombardamento della città. L'idea del generale Freyberg di iniziare lo sfruttamento del
successo prima della resa del massiccio di Cassino e, particolarmente, di Monte Cassino aveva veramente scandalizzato il
generale Clark. Egli scrisse:
“E' assolutamente impossibile effettuare un attacco a massa nella Valle dei Liri senza aver prima
conquistato l'altura dominante un fianco o l'altro”.
Poiche il X° Corpo non aveva sufficienti forze per conquistare le alture dominanti la Valle del Liri da sud, Clark sosteneva
fermamente che il contrafforte di Cassino doveva essere conquistato dagli Alleati prima che le truppe potessero entrare
nella Valle del Liri. Questa sembrava essere la lezione principale tratta dal mancato passaggio del Rapido a Sant'Angelo
in gennaio. il generale Wilson era d'accordo che fosse necessario occupare innanzi tutto la montagna prima di ficcare il
capo, secondo il suo dire, nella Valle del Liri che, altrimenti, sarebbe stata una trappola.
Come si spiega l'interesse di Freyberg per Cassino e la sua proposta di bombardare la città? Clark pensava che Freyberg
ritenesse Monte Cassino inespugnabile. Scriveva Clark nel suo diario:
“Egli (Freyberg) ha visto affievolire di giorno in giorno la convinzione della propria capacita' di
prendere il Monastero”.
Dopo la discussione intercorsa tra Clark e Freyberg, il comandante del Corpo modificò il suo piano. Sebbene ritenesse Cassino
il suo obiettivo principale, egli incluse ora un attacco simultaneo per assicurarsi Monte Cassino.
Emanando l'ordine di operazione del 21 febbraio, Freyberg delineava il suo attacco in quattro fasi:
- la 4ª Divisione indiana doveva occupare una quota a circa 400 metri a nord dell'Abbazia e di li coprire col fuoco il
margine occidentale di Cassino e il pendio orientale di Monte Cassino;
- l'aviazione doveva battere la città con un bombardamento pesante;
- la 2ª Divisione neozelandese con il Gruppo da Combattimento B aggregato alla 1ª Divisione corazzata, doveva conquistare
Cassino e consolidare una testa di ponte sul Rapido sulla Strada n.6, mentre la Divisione indiana avrebbe conquistato
Monte Cassino ed interrotto la Strada n. 6 parecchi chilometri ad ovest del Rapido;
- nel frattempo i carri neozelandesi alle dipendenze della 78ª Divisione avrebbero attraversato la testa di ponte sul
Rapido e conquistato Sant'Angelo da nord, il Gruppo da Combattimento B avrebbe dovuto sfruttare il successo con direzione
ovest lungo la Strada n.6 nella Valle del Liri: la 78ª Divisione doveva attraversare il Rapido vicino a Sant'Angelo e la
36ª Divisione doveva tenere un reggimento in allarme per sostenere lo sfruttamento del successo.
Il giorno e l'ora dell'attacco (D-Day e ora H) dovevano essere stabiliti dalle forze aeree in qualsiasi momento a partire
dal 24 febbraio, ma Freyberg insistette che era indispensabile contare su una revisione di tre giorni senza pioggia. In
tali condizioni meteorologiche vi sarebbe stata una buona visibilità per le azioni aeree di bombardamento e per quelle di
appoggio, per i successivi attacchi i carri armati avrebbero operato su terreno asciutto e con buona aderenza per lo sfruttamento
del successo. I comandanti delle forze aeree e delle unità terrestri decisero di effettuare il bombardamento su vasta
scala al mattino. L'attacco terrestre doveva iniziare a mezzogiorno. La data sarebbe stata annunciata quando le condizioni
del tempo fossero state opportune sia per le forze aeree che per quelle terrestri.
Nella riunione tenuta al Q.G. del Corpo neozelandese del 21 febbraio, il generale Freyberg discusse il suo piano di attacco
con particolare riferimento al compito delle forze aeree. Erano presenti il generale Brann, il generale di Brigata Thomas E. Lewis
dell'ufficio Operazioni della 5ª Armata, il colonnello Hansborough, ufficiale di artiglieria della 5ª Armata, l'ufficiale
di controllo dell'Appoggio aereo della 5ª Armata, colonnello Stephen B. Mack del XII° Comando Appoggio aereo, e numerosi
ufficiali neozelandesi. All'inizio della conferenza, Freyberg dichiarò che egli non avrebbe attaccato
se non avesse avuto
un appoggio aereo su vasta scala. Egli voleva che fossero sganciate almeno 750 tonnellate di bombe per spianare la
città di Cassino e permettere alla fanteria e ai carri di
attraversarla passeggiando.
Il colonnello Mack assicurò che gli aerei erano in grado di distruggere la città. Essi potevano gettare quella quantità di
bombe su di un solo obiettivo in circa tre ore, non meno, perché i gruppi da bombardamento avrebbero dovuto aspettare che
la polvere ed il fumo si diradassero fra un attacco e l'altro. Per quanto riguardava il risultato sperato da Freyberg,
Mack dichiarò di essere convinto che la fanteria avrebbe potuto avanzare soltanto con difficoltà dopo il bombardamento e
che sarebbe stato impossibile che i carri armati attraversassero la città prima di due giorni perché le strade sarebbero
state ingombre di detriti. Freyberg impazientemente accantonò la dichiarazione di Mack. Egli si aspettava che i carri
avrebbero attraversato la città in sei o dodici ore. Anche il comandante delle Forze Aeree degli Stati Uniti, generale
Arnold, come lo stesso Freyberg, sperava in una grande vittoria ottenuta grazie all'uso della forza aerea. Ai primi di
marzo, egli scrisse da Washington per suggerire al generale Eaker, che comandava le Forze Aeree Alleate del Mediterraneo,
che doveva essere effettuato un massiccio attacco aereo:
“Noi tutti siamo molto seccati per l'evidente impantanamento della campagna italiana Io personalmente
ammetto di considerare ciò a grande distanza dalla zona della battaglia.
Le forze terrestri si trovano nell'esatta posizione in cui erano durante la mia ultima visita. L'altura sovrastante
Cassino è ancora in mano tedesca. Questa altura domina evidentemente la situazione militare; le speranze di poter
congiungere il grosso dell'Armata con le forze della testa di sbarco sono fondate sulla sua preliminare conquista. In
differenti condizioni ambientali la forza operante nel deserto si trovò in posizioni simili durante la battaglia del
Nordafrica. Credo che risolse il problema persuadendo le forze terrestri che esse potevano sfondare purché queste ultime
fossero pronte e disposte a trarre vantaggio dal momento favorevole.”
Ciò che egli raccomandava era di riunire tutti i velivoli della Forza Aerea Costiera, tutti i bombardieri pesanti, quelli
medi e i caccia delle Forze Aeree Strategiche e Tattiche, comprendendovi gli equipaggiamenti nei campi di riposo, quelli
non ancora del tutto pronti per la battaglia e quelli in Africa per costituire una forza
“.che, per un giorno, potesse fare realmente la storia dell'aviazione”.
Fate indietreggiare le forze terrestri continuava Arnold ed usate tutto il potere aereo disponibile per
“frantumare ogni pietra della città dietro cui possa trovar riparo un soldato tedesco. Quando il fumo degli ultimi bombardieri e dei
caccia comincerà a dissolversi, le truppe a terra potranno impadronirsi rapidamente dell'intera città di Cassino”.
Il generale Eaker era alquanto dubbioso. Egli credeva che fosse più facile a dirsi che a farsi e scrisse al generale
Arnold:
“Il bombardamento dell'Abbazia ha ampiamente dimostrato che le nostre demolizioni hanno portato un
risultato molto modesto se non sfruttate dalla occupazione della fanteria. Io temo che voi non otterrete una grande
vittoria da questa operazione. Personalmente non penso che riuscirà a cacciare completamente il nemico dalle sue
posizioni attuali, né lo costringerà ad abbandonare il ruolo difensivo, se esso decide e determina di resistere fino
all'ultimo uomo, come ha adesso ordine di fare. Sarà comunque possibile che la presente linea (di Cassino) e la testa di
ponte (ad Anzio) si riuniscano. Dal nostro punto di vista (aeronautico) questo è il problema principale. La testa di
ponte è cosi limitata che noi siamo costretti ad abbandonare la striscia di atterraggio della testa di ponte. Abbiamo perduto
ventiquattro aerei prima di rinunciarvi.
E' evidentemente difficile per chiunque non sia qui presente. comprendere in pieno l'influenza del terreno e della pioggia
sulla battaglia. I torrenti sono gonfi; non ci sono ponti, essendo essi tutti distrutti; la campagna è una completa palude
e non può sostenere truppe a piedi e tanto meno equipaggiamenti pesanti. Ogni cosa. deve essere trasportata. sulle poche strade
importanti e queste, naturalmente, si trovano nella zona della battaglia e sono battute d'infilata da un fitto fuoco
di artiglieria.
Dobbiamo ricordare che il terreno ed il tempo hanno contribuito a creare una situazione completamente differente da
quella del deserto. Nella battaglia del deserto i movimenti fiancheggianti erano sempre possibili. Il tempo e il terreno
li permettevano. Qui, sia il tempo che il terreno hanno imposto che ogni avanzata fosse fatta. attraverso percorsi minati,
con poderosi concentramenti di artiglieria sulle opposte alture. Tutto ciò contribuisce a dare un quadro completamente
diverso.
La situazione, rispetto al futuro, è questa, e voi potete crederci. Noi andremo avanti e conquisteremo Roma quando le
condizioni del tempo lo permetteranno. e non prima; noi saremo in grado, durante la primavera e l'estate, di contenere
le divisioni tedesche ora in Italia”.
Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.
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