Autore: JAN E. JUREK
Categorie: Le battaglie
Tag: #maggio 1944, diadem-op, polonia, unità-repartiTuttavia la battaglia del II° Corpo d'Armata Polacco non era ancora terminata.
Spezzata la Linea Gustav, per la quale si era versato tanto sangue, dietro di essa rimaneva intatta la Linea Adolf Hitler
(piú tardi denominata Linea Senger), che faceva perno su Monte Cairo, Piedimonte, Pontecorvo e Santa Oliva. Le operazioni
contro questa linea di difesa ebbero inizio immediatamente dopo la conquista di Monte Cassino.
Le operazioni del II° Corpo polacco non consistevano soltanto nell'isolamento del gruppo montagnoso di Monte Cassino
dal nord e da nord-ovest per ricongiungersi con il XIII° Corpo britannico, ma anche nel circondare la Linea Adolf Hitler
dalla parte nord. L'azione successiva doveva essere portata fino a Piedimonte-Castrocielo e con una certa rapidità, per
non permettere ai Tedeschi di attestarsi nella seconda posizione di difesa a Piedimonte-Aquino-Pontecorvo. Perciò, il
generale Anders fin dal mattino del 19 maggio ordinò al Reggimento Lancieri Carpazi e al 15° Reggimento Lancieri di
Poznan di prendere il complesso montagnoso di Pizzo Corno, alle falde di Monte Castellone.
L'attacco sferrato lo stesso pomeriggio ruppe le prime linee di difesa della cima di Pizzo Corno. Una ulteriore avanzata,
però, era resa impossibile alle squadre polacche di attacco: le compagnie tedesche del IV° Battaglione di alta montagna,
infatti, opponevano una tenace resistenza perché sapevano che una vittoria dell'attacco polacco avrebbe aperto una prima
e pericolosa breccia nella Linea Hitler.
Il 21 maggio i Reggimenti polacchi ricevettero l'ordine di fermarsi e di fare soltanto delle ricognizioni. Il 25 maggio
il Corpo inglese e quello canadese ruppero la linea principale della difesa tedesca presso Aquino-Pontecorvo. Con ció,
anche il complesso montagnoso Pizzo Corno-Monte Cairo era conquistato.
Come aveva ordinato il comandante dell'8ª Armata britannica, Piedimonte costituiva l'altra metà dell’attacco polacco. A
prima vista, esso appariva come una fortezza inespugnabile di tipo medievale, con una rocca di pietra non molto larga,
circondata da muri ben saldi e abbarbicata alla montagna di Pizzo Corno. La difesa era organizzata su parecchie terrazze
con tante bocche da fuoco. Senza l'occupazione di questa fortezza o, almeno, una parziale riduzione della difesa, non
sarebbe stato possibile alcun movimento sulla Via Casilina (Strada n.6), unica linea di comunicazione dell'8ª Armata
lungo la Valle del Liri. Il 19 maggio, perció veniva organizzato all'interno del Corpo polacco un reparto speciale
composto di un Reggimento di carri armati, due Battaglioni di fanteria, uno Squadrone di Lancieri d'assalto, con il
sostegno del Reggimento di artiglieria da campagna e tutta l'artiglieria pesante.
Il comandante di questo reparto decise di attaccare fin dal pomeriggio del 20 maggio dalla posizione sud-est per
arrivare alle spalle delle difese. Ad ovest dei Polacchi attaccava la XXIª Brigata indiana diretta a sud della fortezza.
Nonostante che il fuoco dei carri armati polacchi avesse distrutto parecchie casematte tedesche e benché lo squadrone
d'assalto fosse riuscito a espugnare le prime case della città, non si riuscí a conservare la posizione, per cui nel buio
della notte le truppe si ritirarono al di fuori delle mura della fortezza. Durante la battaglia si potè scoprire che
oltre alle precedenti truppe del 132° Reggimento di fanteria tedesco erano arrivate anche due compagnie del
4° Reggimento di paracadutisti.
Si intuiva che l'attacco polacco era stato una sorpresa per i Tedeschi.
Gli Indiani che attaccavano sul terreno aperto soffrirono gravi perdite e dovettero fermarsi ad una certa distanza.
Tra il 22-23 maggio, dopo una riorganizzazione dei già provati battaglioni, il comandante del gruppo condusse altri due
attacchi. Si arrivò a combattere metro per metro, avanzando a cuneo nelle strette vie del paese, distruggendo sistematicamente
le case di pietra una dopo l'altra. La conquista. di ogni casa, però, costava la vita a numerosi soldati; di conseguenza,
non ne rimasero abbastanza per la conquista totale della città. I superstiti furono ritirati alla periferia. Tuttavia,
dato che l'artiglieria tedesca si era trovata impegnata piuttosto direttamente contro gli assalitori, gli Inglesi
poterono avanzare dalla Valle del Liri senza che ci fosse più bisogno di conquistare Piedimonte. Tale circostanza indusse
il comandante dell'8ª Armata britannica a ridurre l'azione del Gruppo polacco al solo mantenimento di contatti con
l'avversario fino alla fine della battaglia sotto Aquino e Pontecorvo.
La breccia in quel settore fu fatta la
sera del 23 maggio. Il giorno successivo, il Gruppo polacco iniziò l'inseguimento dei Tedeschi lungo la Strada n.6
e le circostanti colline. Con ciò il II° Corpo d'Armata polacco metteva termine alla sua partecipazione alla battaglia
di Monte Cassino. Il XIII° Corpo d'Armata britannico e il I° Corpo canadese continuarono l'avanzata nella Valle del Liri
e del Sacco. Le loro truppe infransero altre
resistenze tedesche sul fiume Melfa e sulla linea Arce-Ceprano,
penetrando tra le montagne verso Frosinone e aprendosi, definitivamente, la strada verso Roma.
Dopo la battaglia, il 20 maggio 1944, il generale Anders si espresse con le seguenti parole:
"La battaglia del II° Corpo polacco passerà alla storia. 22 giorni ininterrotti sotto un fuoco serrato,
nelle più difficili condizioni di vita e sette giorni di accanito combattimento per la conquista delle fortificazioni
tedesche. Questo è lo sforzo magnifico della vostra volontà e del vostro sacrificio che, non solo nella storia di questa
guerra, ma neanche nella storia del mondo, trova eguali.
La vostra vittoria è stata ottenuta grazie allo splendido sforzo e la cooperazione di entrambe le divisioni di fanteria,
dei distaccamenti di carri armati, di tutta la nostra artiglieria, dei genieri, dei servizi di collegamento, nonché di
tutti gli altri servizi e delle armi che presero parte alla battaglia.
Siamo grati con tutto il cuore ai nostri alleati, Britannici e Americani, le cui artiglierie e le aviazioni impavide
collaborarono cosi efficacemente con noi nella lotta.
L'intera nazione polacca è fiera di voi, soldati, tutti i cuori polacchi palpitano oggi di gioia nel mondo intero.
Rendo omaggio ai nostri eroi caduti, le cui anime stanno oggi al cospetto del Giudice Supremo ed i corpi dei quali, a
memoria eterna di questa impresa, riposeranno in un cimitero polacco sotto il Monastero di Monte Cassino.
Esterno parole del mio più alto riconoscimento ai soldati di tutti i gradi per il loro eroismo e per gli sforzi indefessi
sostenuti in questo combattimento, a gloria della Patria".
". La fuga di molti feriti verso il fronte di combattimento, dove la morte mieteva senza pietà, è una meravigliosa manifestazione del loro amore sociale di fronte al quale, io, vecchio soldato, chino la fronte. Ivi ho lasciato i miei compagni che non posso abbandonare, così suonava spesso la loro risposta.".
Il generale Clark, comandante della 5ª Armata americana, ebbe ad esprimersi così:". Caddero per amore della libertà, per la libertà degli uomini. Con la loro dipartita non solo il vostro Paese, ma il mondo intero si è infinitamente impoverito.".
E così scrisse Jan Bielatowicz:". Il comandante ed i soldati tutti l'affrontarono in nome dell'amor patrio, pienamente consci del sacrificio di sangue che avrebbero copiosamente versato. Avviene con il sangue come il seme; quando cade nella terra questo promette le messi future e la vittoria della vita; il sangue del soldato non è stato versato invano se dietro c'è la volontà della nazione".
Fin dall'offensiva di gennaio era apparso chiaro agli Alleati che Monte Cassino costituiva un problema tattico per la conquista della Valle del Liri e della via verso Roma. Nell'offensiva di maggio il fronte dell'attacco era allargato dalle sorgenti del fiume Rapido fino all'estuario del fiume Garigliano, perciò il piano di azione era divenuto un complesso di operazioni. La prima fase dell'offensiva verso Roma si diresse prima verso Frosinone, avanzando nella Valle del Liri, attraversando le linee Gustav e Hitler, circondando la difesa centrale dei Tedeschi sul fiume Melfa e, infine, arrivando alle spalle della 10ª Armata tedesca sulla biforcazione del Liri e del Sacco. L'entrata nella Valle del Liri era condizionata dalla conquista del massiccio del Monastero al nord e dai Monti Aurunci al sud. L'incarico di questa apertura cadde sul Corpo polacco e su quello francese. Il Corpo francese, due volte piú numeroso (circa 99.000 uomini contro circa 51.000 di quello polacco) rimase in combattimento più a lungo. Per paragonare i successi di questi due Corpi è necessario considerare un momento le difese tedesche. Nella regione di Monte Cassino-Pizzo Corno, le linee Gustav e Hitler erano molto vicine e ben fortificate. Nella regione delle montagne Aurunci e Santa Oliva-Pico, le difese tedesche erano più distanti e più favorite dalle caratteristiche naturali del terreno. Per questa ragione mentre il II° Corpo polacco aveva un compito più difficile, per cui appena aveva conquistato i suoi obiettivi veniva ritirato dalla battaglia per essere curato nelle sue ferite, il Corpo di Spedizione francese, invece, continuava l'offensiva con buoni risultati fino al 28 maggio.Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.