Autore: MARCO MARZILLI
Categorie: Spigolature
Tag: italia, unità-repartiCosì, ai primi di ottobre 1943, a poco più di venti giorni dall'armistizio, i tedeschi rimanevano padroni. dell'Italia
del centro nord, dopo essersi ritirati davanti agli angloamericani sulla Winterstellung (linea invernale), da essi
precedentemente approntata a. difesa dal Tirreno all'Adriatico lungo il Garigliano e il Sangro. Su tale linea, ove
andavano attestandosi le armate alleate, la lotta si sarebbe stabilizzata per oltre sette mesi.
Superata combattendo la prima crisi dell'armistizio, andava formandosi in tutta l'Italia lo spirito della Resistenza
principalmente ad opera dei militari delle forze armate. E mentre nelle regioni del centro nord occupate dai tedeschi
sorgevano ovunque le prime formazioni partigiane con ufficiali e soldati sottrattisi al disarmo e alla cattura,
nell'Italia meridionale il Governo legittimo iniziava una intensa attività presso i comandi alleati per ottenere la più
ampia partecipazione di Unità regolari alla guerra di liberazione.
Con la volenterosa e incondizionata partecipazione delle forze armate, il Governo Italiano mirava a mitigare, se non ad
annullare, le dure clausole dell'armistizio, incoraggiato ad una tale prospettiva dal Messaggio di Quebec, il cui
preambolo diceva testualmente:
“Le condizioni di armistizio non contemplano l'assistenza dell'Italia nel combattere i tedeschi. La misura nella quale le condizioni saranno modificate a favore dell'Italia dipenderà dall'entità dell'apporto dato dal Governo e dal popolo italiano alle Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della guerra. Le Nazioni Unite dichiarano tuttavia senza riserva che ovunque le forze italiane o gli italiani combatteranno i tedeschi, o distruggeranno proprietà tedesche od ostacoleranno i movimenti tedeschi, essi riceveranno tutto l'aiuto possibile dalle Nazioni Unite.”
Non era solamente la volontà politica del Governo a sollecitare la partecipazione dell'Italia alla lotta, ma anche il deciso proposito degli ufficiali e dei soldati italiani, i quali rifiutavano l'inglorioso ruolo di passivi spettatori della guerra tra i focolari domestici.La volontà del Governo e l'intendimento dell'Esercito avevano indotto il Comando Supremo ad attuare una
serie di predisposizioni per poter approntare nel minor tempo possibile varie Unità combattenti, grandi e piccole, che si
sarebbero potute schierare a fianco delle armate alleate operanti nella penisola.
Per la formazione di tali Unità si poteva contare sui 420 mila uomini alle armi presenti nell'Italia meridionale ed
eventualmente sui prigionieri in mano alleata che si sarebbero potuti far rientrare in Patria.
Animati e sorretti da tali propositi, i comandi italiani svolsero con ansiosa speranza un intenso lavoro di preparazione,
cosi da essere pronti a dar vita al primo cenno ai più svariati reparti.
Tra l'altro furono date disposizioni per:
Inizialmente, perciò, vale a dire sino a quando non entrarono in linea Unità più consistenti, tutto l'Esercito si senti idealmente in forza al I Raggruppamento Motorizzato. Ma il I Raggruppamento Motorizzato aveva anche un'altra eccezionale caratteristica data dal fatto che in esso erano rappresentate, sia pure in misura diversa, tutte le Regioni italiane, cosa che solo raramente accade in un modo così globale. Infatti, la presenza, in percentuale, delle genti d'Italia nel I° Raggruppamento Motorizzato era la seguente; Piemonte: 4,80%; Liguria: 2%; Lombardia: 33,20%; Tre Venezie: 16%; Emilia Romagna: 10,80%; Toscana: 4,10%; Marche: 5%; Umbria: 0,60%; Lazio: 4,10%; Abruzzo e Molise; 3%; Campania: 3%; Basilicata: 1%; Puglie: 7%; Calabria: 1%; Sicilia: 4%; Sardegna: 0,35%. Vi era persino una rappresentanza del 0,5% di italiani all'estero. Nei due mesi di preparazione tecnica e tattica, prima di trasferirsi in prima linea, il Raggruppamento ricevette molte visite e molte ispezioni dai comandanti italiani e alleati.
Quale fosse la situazione del Raggruppamento risulta chiaramente dalla relazione che il Capo Ufficio personale del II Corpo d'Armata USA, inviò al proprio comandante di Grande Unità al termine di una di tali ispezioni. La relazione è riportata nel Documento n. 1, ma si trascrive qui uno dei passi più significativi:
“Morale: dalle osservazioni e dalle conversazioni con ufficiali e soldati, il morale di questa Unità risulta assai soddisfacente. Si deve notare che ognuno sembra ansioso di prendere parte agli attuali combattimenti”.
Nel mese di novembre 1943 il Raggruppamento fu messo a disposizione della 5ª Armata USA e inquadrato nel II° Corpo.
Il giorno 29 dello stesso mese ricevette l’avviso di tenersi pronto, perché tra il 6 e il 10 dicembre sarebbe stato
impiegato in un'azione offensiva.
Operazioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano
Come si e già detto, i tedeschi sin dall'ottobre 1943 si erano organizzati a difesa sulla linea invernale.
Questa, partendo da Scauri sul Tirreno, attraversava il Garigliano presso Colle S.Salvatore, passava su Monte Camino,
Monte Lungo, Monte Rotondo, Monte Sammucro, Monte Santa Croce (ovest di Venafro), correva sulle alture di Manna Casale e
raggiungeva l'Adriatico lungo i rilievi di sinistra del fiume Sangro. Sul versante del Tirreno la linea si articolava in
vari raddoppi: alcuni antistanti, di sicurezza e mascheramento; altri retrostanti predisposti allo scopo di conferire
profondità alla sistemazione difensiva (linea Gustav, linea Dora, linea Hitler). Era stata organizzata anche una linea "C"
che rappresentava l'ultima difesa prima di Roma e seguiva. l'andamento Ardea, Velletri, Subiaco, Avezzano, Pescara.
Le posizioni tedesche erano difese da circa undici Divisioni della 10ª Armata, di cui cinque sul versante tirrenico, tre sul
versante adriatico, due in riserva di Armata e una in riserva di Gruppo di Armate.
Contrapposte a tali forze erano schierate tredici Divisioni, quattro Brigate e alcune Unità minori alleate, di cui otto
Divisioni e una Brigata appartenenti alla 5ª Armata americana, schierata sul versante tirrenico; cinque Divisioni e tre
Brigate appartenenti alla 8ª Armata britannica, schierata sul versante adriatico.
Le operazioni militari che si svolsero lungo la penisola, a partire dalle posizioni prima indicate, si possono così
raggruppare:
La battaglia del Garigliano, a sua volta, può essere suddivisa in tre tempi:
Per la conquista di Monte Lungo furono necessarie due azioni: la prima ebbe luogo l'8 dicembre, e fallí; la seconda si svolse il successivo 16 dicembre, e fu coronata da successo.
Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.
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