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COME L'ESERCITO ITALIANO ARRIVO' SUL FRONTE DI CASSINO
Data: 28-06-2002Autore: MARCO MARZILLICategorie: SpigolatureTag: italia, unità-reparti
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Così, ai primi di ottobre 1943, a poco più di venti giorni dall'armistizio, i tedeschi rimanevano padroni. dell'Italia del centro nord, dopo essersi ritirati davanti agli angloamericani sulla Winterstellung (linea invernale), da essi precedentemente approntata a. difesa dal Tirreno all'Adriatico lungo il Garigliano e il Sangro. Su tale linea, ove andavano attestandosi le armate alleate, la lotta si sarebbe stabilizzata per oltre sette mesi.

Superata combattendo la prima crisi dell'armistizio, andava formandosi in tutta l'Italia lo spirito della Resistenza principalmente ad opera dei militari delle forze armate. E mentre nelle regioni del centro nord occupate dai tedeschi sorgevano ovunque le prime formazioni partigiane con ufficiali e soldati sottrattisi al disarmo e alla cattura, nell'Italia meridionale il Governo legittimo iniziava una intensa attività presso i comandi alleati per ottenere la più ampia partecipazione di Unità regolari alla guerra di liberazione.

Con la volenterosa e incondizionata partecipazione delle forze armate, il Governo Italiano mirava a mitigare, se non ad annullare, le dure clausole dell'armistizio, incoraggiato ad una tale prospettiva dal Messaggio di Quebec, il cui preambolo diceva testualmente:

“Le condizioni di armistizio non contemplano l'assistenza dell'Italia nel combattere i tedeschi. La misura nella quale le condizioni saranno modificate a favore dell'Italia dipenderà dall'entità dell'apporto dato dal Governo e dal popolo italiano alle Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della guerra. Le Nazioni Unite dichiarano tuttavia senza riserva che ovunque le forze italiane o gli italiani combatteranno i tedeschi, o distruggeranno proprietà tedesche od ostacoleranno i movimenti tedeschi, essi riceveranno tutto l'aiuto possibile dalle Nazioni Unite.”

Non era solamente la volontà politica del Governo a sollecitare la partecipazione dell'Italia alla lotta, ma anche il deciso proposito degli ufficiali e dei soldati italiani, i quali rifiutavano l'inglorioso ruolo di passivi spettatori della guerra tra i focolari domestici.

La volontà del Governo e l'intendimento dell'Esercito avevano indotto il Comando Supremo ad attuare una serie di predisposizioni per poter approntare nel minor tempo possibile varie Unità combattenti, grandi e piccole, che si sarebbero potute schierare a fianco delle armate alleate operanti nella penisola.
Per la formazione di tali Unità si poteva contare sui 420 mila uomini alle armi presenti nell'Italia meridionale ed eventualmente sui prigionieri in mano alleata che si sarebbero potuti far rientrare in Patria.
Animati e sorretti da tali propositi, i comandi italiani svolsero con ansiosa speranza un intenso lavoro di preparazione, cosi da essere pronti a dar vita al primo cenno ai più svariati reparti.

Tra l'altro furono date disposizioni per:

  • il riordinamento del LI° Corpo d'Armata, al quale vennero confermate le attribuzioni di carattere esclusivamente operativo;
  • la ricostituzione delle Divisioni che si erano particolarmente distinte in Africa Settentrionale, come l'Ariete, la Folgore, la Pavia la Trento, e la Trieste;
  • la costituzione di una Divisione alpina e di un raggruppamento da montagna;
  • un nuovo riordinamento della Divisione Nembo, in modo che essa pur conservando le sue caratteristiche fondamentali, venisse approntata come Divisione d'assalto;
  • la costituzione, con i migliori elementi del personale di cavalleria disponibile, di un Raggruppamento Guide;
  • l'approntamento di uno speciale raggruppamento composto da due battaglioni granatieri, un battaglione alpini, un battaglione bersaglieri, tutti autotrasportabili, e di un battaglione di bersaglieri motociclisti;
  • la costituzione di squadroni di cacciatori di carri e di esploratori;
  • l'arruolamento di volontari particolarmente decisi con i quali si sarebbero potuti costituire appositi reparti (compagnie di arditi) da assegnare alle grandi unità operanti;
  • la valorizzazione degli elementi scelti, quali erano gli studenti universitari, riunendoli in un raggruppamento al quale fu posto il significativo nome di Curtatone e Montanara;
  • l'approntamento di molte altre Unità.
Fra tutta questa serie di unità potenzialmente operative, gli alleati vollero al loro servizio in un primo tempo solamente reparti ausiliari e di lavoro nelle retrovie, oltre ad alcuni reparti di salmerie.

Per ottenere che Unità militari italiane potessero partecipare combattendo alla liberazione del territorio nazionale, fu necessaria una graduale e tenace opera di persuasione mirante a rimuovere alcuni infondati pregiudizi da parte degli alleati.
Dopo disillusioni e amarezze, l'Esercito riuscì ad affermare la propria volontà dì inserirsi nella lotta dando vita ad una piccola Unità operante il cui significato simbolico trascendeva certo la iniziale limitatezza del numero (circa 5300 uomini). Essa infatti materializzava la ferma decisione dell'Italia libera di combattere per la propria esistenza e rappresentava il diritto dell'Esercito di adempiere al primo dei suoi doveri.

Questa piccola grande Unità fu il I Raggruppamento Motorizzato Italiano; tale il suo nome, e fu chiamato “I” col fervido auspicio che fosse il primo di una lunga serie. Esso nacque nella zona di Brindisi il 28 settembre 1943, venti giorni dopo l'armistizio. Lo formarono il 67° Reggimento Fanteria Legnano, con un suo battaglione e un battaglione del 93° Fanteria; il LI° Battaglione Bersaglieri, costituito da allievi ufficiali di complemento che subito dopo l'armistizio erano stati impiegati nella difesa di Bari; l'11° Reggimento Artiglieria; il V° Battaglione controcarri, una Compagnia mista del genio e i Servizi.

Comandante del Raggruppamento: generale Vincenzo Dapino cui succederà il 24 gennaio 1944 il generale Umberto Utili che comanderà successivamente il Corpo Italiano di liberazione e il Gruppo Italiano di combattimento Legnano.

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Troveremo il I Raggruppamento Motorizzato nel successivo dicembre sul fronte alleato di Cassino intento a dimostrare quanto fossero infondati i pregiudizi preesistenti poiché il soldato italiano, specialmente quando sa di lottare per una buona causa, sa battersi altrettanto bene di qualsiasi altro soldato.
Ufficiali e soldati italiani non giustificavano siffatti pregiudizi.
Eredi di una degna tradizione militare che dal 1800 si era via via affermata e consolidata con le vicende risorgimentali e nelle campagne per l'unità; rappresentanti di quello stesso Esercito che con seicentomila morti e un milione di feriti aveva dato un contributo decisivo alla vittoria degli alleati nella guerra 1915-18; reduci dalle molte battaglie strenuamente combattute sui fronti del secondo conflitto mondiale sino all’8 settembre 1943; antesignani della Resistenza, i soldati italiani avevano legittimo motivo per operare a testa alta. a fianco degli alleati, forti di un prestigio militare che le vicende dell'armistizio non potevano aver offuscato.
Sicché essi non riuscivano a capire i motivi per i quali non era loro consentita una più larga partecipazione alla guerra in casa.

Inizialmente, perciò, vale a dire sino a quando non entrarono in linea Unità più consistenti, tutto l'Esercito si senti idealmente in forza al I Raggruppamento Motorizzato. Ma il I Raggruppamento Motorizzato aveva anche un'altra eccezionale caratteristica data dal fatto che in esso erano rappresentate, sia pure in misura diversa, tutte le Regioni italiane, cosa che solo raramente accade in un modo così globale. Infatti, la presenza, in percentuale, delle genti d'Italia nel I° Raggruppamento Motorizzato era la seguente; Piemonte: 4,80%; Liguria: 2%; Lombardia: 33,20%; Tre Venezie: 16%; Emilia Romagna: 10,80%; Toscana: 4,10%; Marche: 5%; Umbria: 0,60%; Lazio: 4,10%; Abruzzo e Molise; 3%; Campania: 3%; Basilicata: 1%; Puglie: 7%; Calabria: 1%; Sicilia: 4%; Sardegna: 0,35%. Vi era persino una rappresentanza del 0,5% di italiani all'estero. Nei due mesi di preparazione tecnica e tattica, prima di trasferirsi in prima linea, il Raggruppamento ricevette molte visite e molte ispezioni dai comandanti italiani e alleati.

Quale fosse la situazione del Raggruppamento risulta chiaramente dalla relazione che il Capo Ufficio personale del II Corpo d'Armata USA, inviò al proprio comandante di Grande Unità al termine di una di tali ispezioni. La relazione è riportata nel Documento n. 1, ma si trascrive qui uno dei passi più significativi:

“Morale: dalle osservazioni e dalle conversazioni con ufficiali e soldati, il morale di questa Unità risulta assai soddisfacente. Si deve notare che ognuno sembra ansioso di prendere parte agli attuali combattimenti”.

Nel mese di novembre 1943 il Raggruppamento fu messo a disposizione della 5ª Armata USA e inquadrato nel II° Corpo.
Il giorno 29 dello stesso mese ricevette l’avviso di tenersi pronto, perché tra il 6 e il 10 dicembre sarebbe stato impiegato in un'azione offensiva.

Operazioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano

Come si e già detto, i tedeschi sin dall'ottobre 1943 si erano organizzati a difesa sulla linea invernale. Questa, partendo da Scauri sul Tirreno, attraversava il Garigliano presso Colle S.Salvatore, passava su Monte Camino, Monte Lungo, Monte Rotondo, Monte Sammucro, Monte Santa Croce (ovest di Venafro), correva sulle alture di Manna Casale e raggiungeva l'Adriatico lungo i rilievi di sinistra del fiume Sangro. Sul versante del Tirreno la linea si articolava in vari raddoppi: alcuni antistanti, di sicurezza e mascheramento; altri retrostanti predisposti allo scopo di conferire profondità alla sistemazione difensiva (linea Gustav, linea Dora, linea Hitler). Era stata organizzata anche una linea "C" che rappresentava l'ultima difesa prima di Roma e seguiva. l'andamento Ardea, Velletri, Subiaco, Avezzano, Pescara.

Le posizioni tedesche erano difese da circa undici Divisioni della 10ª Armata, di cui cinque sul versante tirrenico, tre sul versante adriatico, due in riserva di Armata e una in riserva di Gruppo di Armate.
Contrapposte a tali forze erano schierate tredici Divisioni, quattro Brigate e alcune Unità minori alleate, di cui otto Divisioni e una Brigata appartenenti alla 5ª Armata americana, schierata sul versante tirrenico; cinque Divisioni e tre Brigate appartenenti alla 8ª Armata britannica, schierata sul versante adriatico.

Le operazioni militari che si svolsero lungo la penisola, a partire dalle posizioni prima indicate, si possono così raggruppare:

  • battaglia del Garigliano avente come obiettivo Roma, iniziata il 28 novembre 1943 e conclusasi il 4 giugno con l'occupazione della Capitale da parte degli alleati:
  • avanzata degli alleati nell'Italia centrale sino alla linea Arno-Metauro (Linea Gotica): giugno-agosto 1944;
  • battaglia di Romagna, iniziata nell'agosto 1944 sulla Linea Gotica e conclusasi nell'aprile 1945 con la sconfitta delle unità tedesche in Italia.
Alla battaglia del Garigliano partecipò il I Raggruppamento Motorizzato Italiano; all'avanzata nell'Italia centrale il Corpo Italiano di Liberazione; alla battaglia di Romagna i Gruppi italiani di Combattimento, di cui si dirà in seguito.

La battaglia del Garigliano, a sua volta, può essere suddivisa in tre tempi:

  • novembre 1943 - gennaio 1944: offensiva angloamericana contro la linea invernale tedesca;
  • gennaio-maggio 1944: lotta intorno a Cassino e Montecassino;
  • maggio-giugno 1944: rottura dell'organizzazione difensiva tedesca e avanzata degli alleati su Roma.

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Il 3 dicembre il comando del II Corpo USA comunicò che il Raggruppamento sarebbe stato aggregato alla 36ª Divisione per la successiva azione contro Monte Lungo e che la notte sul 6 dicembre doveva essere pronto a muovere. Il 7 dicembre il Raggruppamento Motorizzato era schierato nella zona di impiego. Per l'esecuzione dell'attacco contro Monte Lungo il Comando della 36ª Divisione americana diramò il relativo ordine di operazione e, sulla base di questo, anche il Comandante del Raggruppamento Motorizzato formulò il proprio ordine di operazione. Entrambi gli ordini sono riportati rispettivamente negli atti ufficiali della 5ª Armata americana ed in essi non si ravvisano piani operativi eccezionali; tuttavia, nel loro genere, hanno qualche rilevanza storica. Infatti quello USA costituisce uno dei pochi documenti relativi alla collaborazione tra americani e italiani sul campo di battaglia (nel 1918, dal mese di settembre al mese di novembre, fu presente sul fronte italiano del Piave solo un reggimento americano, il 332° Fanteria); quello italiano è il primo ordine di combattimento del nuovo Esercito operante che andava ricostruendosi dopo la sconfitta.

Per la conquista di Monte Lungo furono necessarie due azioni: la prima ebbe luogo l'8 dicembre, e fallí; la seconda si svolse il successivo 16 dicembre, e fu coronata da successo.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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