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ANAGNI ED ALATRI NEL NATALE DI GUERRA DEL 1943
Data: 06/10/2001Autore: ALESSANDRO CAMPAGNACategorie: I luoghiTag: natale
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La popolazione di Anagni era già duramente provata da tutte quelle restrizioni che la guerra imponeva. Lo stato di guerra per la Provincia di Frosinone era infatti già stato decretato con R.D.L. il 14 luglio 1943, n. 630, (pubblicato sulla G.U. 19 luglio 1943). Alle "ordinarie" privazioni, quali il coprifuoco per le ore notturne, diramato dal Comando della Quinta Armata del Regio Esercito (agli ordini del Gen. Mario Caracciolo di Feroleto, che dopo l’8 settembre 1943 verrà arrestato dai Tedeschi), l’oscuramento, il razionamento dei viveri ( l’uso delle famose carte annonarie era purtroppo una realtà già consolidata), si aggiunsero le ben più rigide disposizioni che il Comando delle forze armate tedesche in Italia aveva diramato a tutte le zone occupate.

A ciò si aggiungeva una serie di disposizioni generali emanate dal Comando Decima Armata tedesca in Italia, (celebri quelle emanate su tutto il suolo di occupazione, recanti la firma del Generalmajor Von Zanthier).

Carro armato canadese ad Anagni

A seguito dell’armistizio la appena nata Repubblica Sociale Italiana emanò il famoso "Bando Graziani", con cui si ordinava ai soldati ed ufficiali sbandati dopo l’armistizio ed ai giovani chiamati alla leva di presentarsi presso le sedi della G.N.R. o il locale distretto militare di Frosinone (trasferito a seguito degli eventi nella nuova sede di Alatri), per l’arruolamento nel "nuovo" esercito della Repubblica Sociale.

A questo complesso di divieti, imposizioni ed avvertimenti che già rendeva la vita comune ben difficile, si aggiunse una copiosa quantità di altre ordinanze, che potremo definire particolareggiate, o ad materiam, quali la consegna di ogni arma e di apparati riceventi, il divieto di accendere fuochi sia di giorno che di notte, limitazioni alla mobilità ed in generale limitazioni delle libertà personali.

Tali misure vennero emanate sia dal locale Commissario Prefettizio, sia dal Comando tedesco di Anagni, competente per il territorio, che aveva anche la funzione di Comando del Feldlazaret, ossia del complesso costituito dall’ospedale da campo, dagli ospedali da campo motorizzati, infermerie, farmacie e compagnie di trasporto (autoambulanze) che stazionavano nel circondario di Anagni.

Il clima che già si respirava nell’autunno del 1943 lascia quindi immaginare come "particolare" dovesse essere il Natale del 1943.

In particolar modo pesò il fatto di designare Anagni quale "città ospedale", designazione che condusse ancora ad ulteriore sensibile restrizione nei confronti dei civili. Tale provvedimento, adottato il 20 ottobre 1943 e recante la firma del Oberarzt (Tenente Medico) Dr. Lattermann, dichiarava Anagni "Lazarettstadt". Nonostante quindi che l’elezione a città-ospedale possa far ritenere ad una sorta di "città aperta" secondo il diritto internazionale in tempo di guerra, in realtà la situazione per la popolazione civile divenne peggiore che quella dei centri viciniori. Non ultima, la possibilità per i Tedeschi di sfruttare ampi tratti ancora intatti della ferrovia da Roma, (per quanto oggetto di continue incursioni da parte degli aerei alleati), rendeva Anagni una delle città chiave per il sistema difensivo tedesco in centro Italia.

Infatti tale status comportò da un lato l’emanazione da parte dell’Autorità tedesca di sempre nuove e puntuali disposizioni, anche se strettamente limitate al circondario di Anagni (che veniva così a soffrire di un regime speciale, naturalmente in senso ancora più restrittivo), dall’altro una maggiore attenzione da parte delle forze alleate, a cui non poteva certo passare inosservata l’intensa attività del nemico ed il traffico di mezzi attorno la città.

Attività di intelligence da parte di informatori e continue ricognizioni aeree avevano permesso agli alleati di conoscere quale era l’importanza logistica di Anagni per le truppe tedesche operanti sulla linea Gustav.

La comunità anagnina si ritrovò a dover affrontare evidentemente il problema di una massiccia presenza di personale militare tedesco. Tale realtà, riconducibile come detto al complesso ospedaliero militare, (che nel diario di padre Igino Basilici viene indicato nel Convitto Principe di Piemonte, ove i tedeschi "portano materiale per impiantare un ospedale di 700 letti"), ma anche al fatto che Anagni era ormai un centro di smistamento delle truppe sotto il Comando del XIV Panzerkorps del Gen. Von Senger, nonché di numerose divisioni operanti sul fronte di Cassino, richiedeva manodopera locale, limitazioni alla viabilità nell’area interessata allo scopo di avere la completa disposizione dei tratti stradali, ed eventuali restrizioni speciali che l’autorità occupante non mancò di adottare a seguito di particolare eventi, quali ad esempio il taglio di cavi telefonici, opere di sabotaggio varie, renitenza alle richieste di lavoratori, forme di resistenza che culminarono con l’episodio dell’uccisione presso Piglio di un maresciallo, a seguito del quale il 20 marzo 1944 lo Standortkommandantur del tempo, ossia il Comandante la piazza di Anagni, Oberstabsarzt (un Maggiore Medico, succeduto al Stabsarzt, Capitano Medico K. Hein) decise l’applicazione del coprifuoco per diverse ore del giorno. Tale provvedimento fu applicato da parte delle truppe tedesche applicavano con assoluta severità.

Alla renitenza degli operai civili di prestare la propria opera per i tedeschi, questi rispondono con una serie di rastrellamenti allo scopo di catturare quanti più lavoratori possibile, da avviare ai lavori presso al stazione, ai depositi annessi alla ferrovia o trasferiti a sud, per le opere di rafforzamento della Linea Gustav. Nel diario di padre Igino Basilici viene riportato il rastrellamento del 16 novembre 1943, giorno nella cui mattinata i militari bloccano le porte del paese e catturano circa 100 uomini da avviare ai lavori.

Anagni però non solo vide aumentare la propria popolazione a causa della forte presenza di militari tedeschi, sia negli ospedali da campo che in transito sulla via Casilina, nel lungo tragitto che tali truppe da Orvieto, Tivoli e Roma compivano per rimpiazzare le truppe operanti sul fronte di Cassino.

Infatti la città divenne luogo di riferimento per i numerosi nuclei familiari che, sfollati dall’autorità tedesca, dalle aree del cassinate contigue alle zone di operazioni militari, furono sempre in numero maggiore spinti verso le relativamente più sicure cittadine della parte nord della Provincia, tanto da dover essere oggetto di un provvedimento ad hoc da parte delle autorità provinciali di Fiuggi (Gli uffici della Provincia furono infatti trasferiti dal capoluogo a Fiuggi, a causa degli eventi bellici). L’afflusso dei profughi, anche se toccherà il suo massimo attorno aprile 1944, vede nella fine del 1943 già i suoi prodromi, come ci è testimoniato dall’intensa attività dell’ospedale civico, che appunto aveva tra i suoi compiti primari l’assistenza medica e sanitaria per i numerosi profughi.

L’inverno del 1943 e il Natale non venivano certo attesi nel clima più sereno.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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