Autore: MARCO PELLEGRINELLI
Categorie: I luoghi
Tag: #dicembre 1943, filmografia, huston-john, protagonisti, san-pietro-infineL'importanza di questo documentario
The Battle of San Pietro è interessante almeno per tre ordini di motivi. In primo luogo come testimonianza storica, appunto, del bloccarsi delle truppe alleate nell' Italia del Sud. Nel documentario, ad esempio, vengono messe bene in evidenza le difficoltà incontrate dagli americani nella loro avanzata verso la conquista della valle del Liri: nemico invisibile, asserragliato su montagne irte; difficoltà climatiche, piogge insistenti che rendevano i fiumi difficili da passare sia per la fanteria che, soprattutto, per l’artiglieria pesante. Queste difficoltà sono sottolineate nel documentario dalla voce narrante dello stesso Huston che ribadisce:
La Campagna d’Italia era entrata nella seconda fase; dopo un periodo di immobilità forzata dovuta alle piogge torrenziali era ricominciata l’avanzata. La linea del fronte era frastagliata come il terreno su cui si sviluppava con i fiumi in piena che serpeggiavano lungo la nostra direttrice di marcia, così che ci ritrovammo a dover attraversare tre, quattro, cinque volte lo stesso fiume. E se non da un fiume la nostra marcia era ostacolata da una montagna, una montagna ogni volta più alta di quella che avevamo appena conquistata nel modo più difficile: in salita, facili bersagli per il nemico che ci sparava addosso dall’alto. A San Pietro i tedeschi avevano avuto tutto il tempo per rafforzare le loro posizioni. Da lì, né il fuoco della nostra artiglieria né i bombardamenti aerei erano riusciti a stanarli.
Questi stessi problemi, inoltre, sono narrati dallo stesso regista nella sua autobiografia:
Ai primi di Dicembre del 1943 le nostre forze si istallarono sulla valle del Liri, situata a una cinquantina di miglia a Nord Ovest di Napoli e a circa trentacinque a Sud Est di Roma. La mia unità faceva parte del 143°reggimento di fanteria della 36ª divisione di fanteria del Texas. Questo aveva di fronte quattro battaglioni nemici, asserragliati in una linea di trincee e roccaforti collegate, che si estendeva davanti a San Pietro e attraverso la valle da un gruppo di colline all’altro. Un altro battaglione tedesco difendeva l’altipiano a Nord Ovest di San Pietro: tutte le strade di accesso a queste posizioni erano fittamente minate e sbarrate da filo spinato e ordigni esplosivi mimetizzati.
Huston non è stato il solo a sottolineare le difficoltà ambientali e metereologiche: il Dipartimento di guerra statunitense, ad esempio, ha voluto evidenziare, da un lato, come il freddo e la pioggia siano stati all'origine di malattie varie talvolta più micidiali del nemico stesso e, dall'altro, la necessità di reagire a questa drammatica situazione con strategie volte a rialzare il morale delle truppe quali, ad esempio, il concedere cinque giorni di riposo al mese a tutti gli uomini della 5ª armata:
The cold and wet weather and loss of sleep during weeks of continual fighting contributed to the great amount of sickness among the troops. Disease removed far more men from combat units than did enemy action. During December, 5.020 Fifth Army men were wounded, but the total of admissions to hospitals and quarters was 22.816. Jaundice, fevers, and trench foot were prevalent. The institution of Fifth Army Rest Camps at Naples was perhaps the most succesfull step toward maintaining high morale. Men received new uniforms; hot showers were alwais avaible, and hot food was served at any hour. There were movies and band concerts daily. From the end of November on, divisions sent about three thousand men to the rear every five days so that in little more than a month the entire personnel would have a five-day rest away from the front line. (War department for the american forces 87,88)
Prima della battaglia per la conquista di San Pietro, era piovuto per diciassette giorni consecutivi al punto tale che il campo di battaglia si era trasformato in uno sterminato mare di fango:
Before the battle it rained daily for seventeen consecutive days. Cold winter rains brought maddening bodily discomfort. Long periods of rain turned the battlefield into an endless sea of mud (dal sito web "36th division in World War II").
A queste difficoltà, occorre ricordare (come detto all’inizio) l’esiguità del numero di soldati americani (senza, peraltro, tanta esperienza), evidenziata dallo stesso generale Clark all’inizio del documentario, che ribadisce la priorità accordata allo sbarco in Normandia.
In secondo luogo, a differenza degli analoghi documentari bellici del periodo, come quelli di Capra, questo cortometraggio non può essere definito di propaganda: non c’è, infatti, l’intento di spiegare i motivi dell’entrata in guerra degli Stati Uniti né tanto meno il proposito di veicolare precise idee quali, ad esempio, dimostrare come il mondo sia diviso tra difensori della democrazia e tiranni oppressori. L’idea di fondo che attraversa tutto il documentario è, semmai, quella di far vedere la guerra così com’è, senza forzature o idealizzazioni, come fino a quel momento si era fatto. Tuttavia, un documentario contiene sempre un messaggio: la propaganda, però, interviene quando subentra una forzatura del messaggio stesso: se il tema è la guerra, il modo meno propagandistico (e quindi più veritiero) per rappresentarla è quello di farla vedere nella sua crudeltà, dal momento che la natura stessa della guerra è la violenza, il dolore e la morte. Mostrando il vero volto del conflitto bellico, quello che fino a quel momento nessuno aveva avuto il coraggio di far vedere, Huston intende condannare tutte le guerre. Ecco allora che l’impegno professionale si unisce a quello "sociale": lo Huston di The Battle of San Pietro abbandona le direttive ideologiche e commerciali degli studios per abbracciare il proprio sentimento umano, che gli impone di denunciare, con i mezzi che si ritrova (la macchina da presa) l’orrore nel quale si è venuto a trovare. Come afferma Riccardo Cecchini:
La guerra mondiale colpì Huston nella maniera più positiva, adoprandosi a lottare contro quella stessa guerra, sbandierandone l’assurdità, il dolore dell’uomo, l’irrazionalità; in questo documentario, il regista esalta gli aspetti più umani dell’individuo, facendone messaggi di lotta per la giustizia, per la comprensione, per la pietà, per la pace.
Erik Barnouw si spinge oltre, sottolineando che scopo del regista non fosse tanto la condanna della guerra, quanto quello di rendere omaggio a dei soldati (con i quali, ricordiamolo, andava in guerra), morti per ideali in cui credevano; egli afferma:
Yet Huston insisted his main purpose was not to condemn war but to express his deep feeling for the men.
Nel documentario di Huston è difficile individuare elementi di propaganda, sia a livello contenutistico che tecnico: la critica alla strategia e alla tattica militare sulle quali fa perno il documentario si accompagnano a una narrazione sobria, a tratti ironica, comunque aliena da pomposità, ottimismo e da inutili drammatizzazioni, come evidenziato da James Agee:
Huston's narration is a slightly simplified technical prose; it is spoken with finely shaded irony, equally free of pompousness and optimism and mawkish generalizations and cheap bitterness (dalla pagina web "The battle of San Pietro").
Comunque, l’elemento distintivo, fondamentale che contraddistingue il documentario di Huston è il "suo autentico impianto realistico" (Muscio 1054). Realismo che esiste ed è tangibile a vari livelli: prima di tutto, sul piano tecnico, non si ha ricostruzione degli ambienti ma la realtà filmata è per così dire "naturale". Elemento questo da non sottovalutare, visto che nei documentari bellici dell’epoca si ricorreva spesso a "messe in scena"; un esempio è December 7th (1943) di John Ford, nel quale "si ha una ricostruzione in parte girata in studio" (54) nonché il ricorso ad alcuni espedienti come l'uso di miniature o di attori, come rilevato da Jack Ellis:
Ford's December 7th is a largely recreated account of the Japanese attack on Pearl Harbor using miniatures, rear screen projection, process photography, and actors.
Nel documentario di Huston, inoltre, non soltanto i protagonisti sono tutti i soldati del 143° reggimento, ma i luoghi filmati sono "veri": a tal proposito Bill Nichols sostiene:
The hills and fields of the Liri Valley are present in The battle of San Pietro because they were the historical location on which bloody fighting took place during World War Two. They defined the shape of the battle; their visible appearance enjois a historical mandate.
Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.
Articoli associati
Il regista John Houston e le riprese per il film "San Pietro"
14/12/2013 | richieste: 2594 | GIUSEPPE ANGELONE
ESTERNI AL SITO | I luoghi | #dicembre 1943, filmografia, huston-john, san-pietro-infine
[PDF]
GLI ECCIDI TEDESCHI DI SAN PIETRO INFINE
Maurizio Zambardi ricostruisce con interviste e incontri quei terribili momenti.
05/11/2003 | richieste: 5532 | MAURIZIO ZAMBARDI
La tragedia dei civili | #novembre 1943, san-pietro-infine, violenze-saccheggi-eccidi
LE GROTTE DELLA VALLE DI SAN PIETRO INFINE
I soldati tedeschi erano stati altre volte nel piccolo, antico e arroccato centro di San Pietro Infine, le loro venute erano però amichevoli. Ma da quel fatidico 8 settembre 1943 le cose cambiarono.
31/12/2001 | richieste: 6040 | MAURIZIO ZAMBARDI
La tragedia dei civili | #dicembre 1943, civili, huston-john, san-pietro-infine
SAN PIETRO INFINE - AL DI LÀ DEL FILO SPINATO... PER NON MORIRE DI FAME.
La vicenda di due donne di San Pietro Infine uccise dai tedeschi mentre tentavano di trovare qualche cosa da mangiare.
31/12/2001 | richieste: 5443 | MAURIZIO ZAMBARDI
La tragedia dei civili | #dicembre 1943, civili, san-pietro-infine
SAN PIETRO INFINE - CIVILI UCCISI PER ERRORE NEL DICEMBRE 1943.
Questo è un esempio degli errori che vengono commessi, gioco forza, in guerra: un gruppo di civili di San Pietro Infine viene colpito dal tiro dei cannoni alleati che controllano il paese.
31/12/2001 | richieste: 5487 | MAURIZIO ZAMBARDI
La tragedia dei civili | #dicembre 1943, civili, san-pietro-infine
Nel dicembre 1943 sulla Linea d'Inverno, i tedeschi occupavano le masse montuose del sistema Maggiore-Camino e tutte le montagne che si stendevano verso la catena principale degli Appennini.
03/12/2001 | richieste: 7425 | FRANCESCO ARCESE
Le battaglie | #dicembre 1943, san-pietro-infine
SAN PIETRO INFINE - 59° ANNIVERSARIO DELLA DISTRUZIONE
Brevi note sulla manifestazione tenuta a ricordo della sanguinosa battaglia per la conquista del paese.
29/12/2002 | richieste: 4648 | ROBERTO MOLLE
Cronache | #today, manifestazioni, san-pietro-infine