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Il settore del Garigliano balzò in primo piano, dopo i lunghi mesi di stasi degli Alleati inchiodati davanti a Cassino. La nuova offensiva scattò la notte tra i giorni del 11 e 12 maggio 1944.
LINEA DORA - LA BATTAGLIA DI ESPERIA Il settore del Garigliano balzò in primo piano, dopo i lunghi mesi di stasi in cui gli Alleati
erano stati inchiodati davanti a Cassino e a Montecassino. L'offensiva di primavera scattò la
notte tra 1'11 e il 12 maggio 1944 con una fitta pioggia di proiettili dei duemila cannoni
alleati che simultaneamente spararono sulle posizioni tedesche da Acquafondata, sul corso
superiore del Rapido sino al Tirreno. All'alba del 12 maggio entrarono in azione i bombardieri
alleati per una profondità di 30 Km. Con bombe di grosso calibro numerosi jabos (cacciabombardieri)
attaccarono concentramenti di automezzi e di reparti meccanizzati, posti di Comando della 10ª
Armata e del 115° Corpo Blindato, nonchè posizioni di apprestamenti e di ricoveri nelle zone di
Esperia, di Ausonia, di Gaeta, di Formia, di Itri, di Ceprano, di Pontecorvo, di Roccasecca,
di Aquino, di Pico. (1) "Sono in grado di trattenere il nemico in Italia almeno fino al 1946", aveva detto a Hitler il maresciallo Albert Kesselring. A Cassino la situazione sembrava più
tranquilla poiché l'OKW si fidava ciecamente dell'inviolabilità della "Linea Gustav", un muro di cemento di fortificazioni
e di cannoni e di centinaia di mine, poste lungo la fascia difensiva che si allungava da Cassino
al Mar Tirreno. Lo stesso Graziani, nominato Ministro delle Forze Armate della R.S.I., si era
guardato bene dal contraddire il collega Kesselring. "Portatosi sulle prime linee il Maresciallo ha potuto constatare di persona il morale elevatissimo delle truppe e l'alto spirito combattivo che le anima, nonché il perfetto cameratismo che le lega ai camerati germanici. Il Maresciallo ha rivolto a tutti parole di fede e di incoraggiamento e in una località ha assistito alla consegna di quattro Croci di ferro al valore a soldati del Battaglione volontari SS." Durante il pomeriggio del 13 maggio lo sfondamento era in pieno svolgimento: la 2ª Divisione
di Fanteria marocchina riusciva ad impossessarsi di Monte Faito, tatticamente importante. In
effetti 1'8° Reggimento marocchino conquistò i crinali del Faito, del Mayo, del Castellone,
fiancheggiato dal 4° Reggimento someggiato che occupava le alture dei Monti Ceresola, Girofano
e Vallemaio. In data 12 maggio erano state conquistate SS.Cosma e Damiano e Castelforte, mentre
il giorno successivo vennero liberati Sant'Andrea, Sant'Ambrogio e Sant'Apollinare.(3) "il metodico e lento smantellamento della munita Linea Gustav" affermò la Gazzetta del Mezzogiorno del 15 maggio 1944,"incomincia a dare i suoi frutti. . Le due Armate alleate hanno avanzato per una profondità variabile da 2 a 3 chilometri lungo tutta la cintura difensiva avversaria. Tale penetrazione deve essere vista e giudicata in relazione soprattutto alle difficoltà dell'organizzazione dell'attacco e alla tenacissima resistenza delle munite fortificazioni nemiche, sistemate su un terreno particolarmente aspro. Alla difficoltà naturale del terreno si aggiungono quelle di campi minati e delle trappole costituite da ordigni pendenti dai rami degli alberi. Tutte le rotabili e anche quelle di minor importanza di Esperia, necessarie al nemico per far affluire rinforzi e rifornimenti verso il fronte, sono state attaccate da potenti formazioni alleate." Nella Valle Ausente si svilupparono battaglie feroci per le colline a nord di Castelforte e per
Monte Ceshito dove i resti dei Reg. Fren. 191 e 194 si avvinghiavano di fronte a una superiorità
schiacciante. Da sud, da est e da nord i reparti rinforzati della 4ª Divisione di Montagna
marocchina, sostenuta da molte formazioni corazzate, sino alla mattina continuarono la loro
avanzata contro una resistenza dura. La 88ª Divisione di Fanteria (USA), mediante un attacco
contro Monte Rotondo, proteggeva il fianco dell'offensiva marocchina. La lotta feroce durò
sino alla sera quando l'ultima resistenza coordinata nella zona di Monte Rotondo-Monte Majo fu
eliminata. Ciò creò un'apertura nella prima linea al sud del Liri che non si poteva più chiudere.(4) È chiaro che "il baluardo di Esperia" decide le sorti della terza battaglia di Cassino, ed ha le ore contate. Spietatamente un vento di una follia devastatrice si solleva su tutti, militari e civili, accumunati nello stesso sacrificio in un settore montano degli Aurunci: lì migliaia di uomini del Corpo di Spedizione Francese del Generale Juin avanzano verso il Monte Petrella, il Monte Revole, ritenuti dal Maresciallo Kesselring, in primo momento impossibili, impraticabili. Nei suoi scritti egli affermò: "La mia più grave preoccupazione era l'ignota destinazione del Corpo di Spedizione Francese, nonché la sua formazione in loco". Questa preoccupazione era ben fondata, come si dimostrò poco dopo: fu infatti Juin che sbaragliò
l'ala destra della 10ª Armata e che aprì agli Alleati la strada per Roma.(6) Tutto inutile! Il Col. Nagel non prese sul serio la informazione del bersagliere marocchino che si esprimeva male, la sua elocuzione era difficilmente intelligibile per delle orecchie germaniche. Il bersagliere marocchino fu avviato verso un centro di smistamento di prigionieri. Alla fine del giorno del 14 maggio, la situazione appariva certo gravissima poiché gli Alleati, disponendo di un esercito poderoso, di una notevole quantità di materiale, avevano travolto la 71ª Divisione di Fanteria del Gen. Raapke e catturato un enorme numero di prigionieri. Tenendo conto poi della loro superiorità aerea e degli inesauribili rifornimenti di munizioni era facile immaginare l'asprezza dei combattimenti awenuti nella zona delle operazioni. L'aviazione alleata in misura sempre maggiore intervenne nella battaglia che mirava a tagliare i nodi stradali Esperia- Ausonia, Esperia-Pontecorvo, Esperia-Caldaie-Pico-S.Giovanni Incarico. Il boato del cannone degli Alleati non tacque mai, nè di giorno nè di notte. Il punto decisivo fu Esperia, la porta da aprire "per arrivare in fischietto a Roma". Fu certamente una operazione improvvisa e rapida, strategica, ideata e condotta dal Gen. Juin per l'audacia e per la celerità degli uomini e dei mezzi, con movimento accerchiante. (.) In quei giorni dell'offensiva alleata, l'artiglieria ebbe una parte principale poiché concentrava i suoi tiri lungo le strade della retrovia dove era segnalata la presenza di colonne corazzate in movimento verso l'area dei combattimenti. Per avere un'idea della vastità dei bombardamenti, dei cannoneggiamenti, dei mitragliamenti e degli spezzonamenti in tutti i loro aspetti più crudeli e tragici basterà riportare i dati, tratti dal diario di guerra della 71ª Divisione Panzer Grenadier:
"Il 14 maggio un altro massiccio bombardamento viene effettuato, anche con voli radenti, da parte
dell'aviazione alleata, sui seguenti paesi: ".Il nemico ha sparato nelle solite zone, in particolare nella zona di Formia. Due batterie si sono esercitate. sparando su Ausonia città e su strada Ausonia-Esperia. Colpi sparati circa 5300." ".ad est di Esperia "la medicheria principale" è stata attaccata con bombe e armi di bordo (attacco aereo). Inoltre notizie di bombardamento nelle zone di S.Pietro (Esperia Inferiore), S.Giorgio a Liri e Piedimonte. Su tutto il settore del Corpo attiva la ricognizione del nemico." "34 Kittyawk attacco su Esperia-Ausonia e strada Ausonia-Esperia come anche strada d'accesso al campo di pronto soccorso. La strada non è più transitabile." "5 Tom, 8 Spint, 18 Mitabell attacco sulla zona di Pico. 16 Kitty attacco su Itri (danni alle case) strada non transitabile. 22 Mansadei attacco su 61/38 e 61/40. Danni non ancora calcolati. Tempo prima nebbioso, poi schiarito, scarsa visibilità." Nel settore destro il nemico si è comportato durante il giorno in modo insolitamente tranquillo.
In serata però, dopo "approntamenti" nella zona di S.Maria Infante, ha attaccato con carri armati
circa lungo la strada per Ausonia e ha raggiunto uno sfondamento nella zona 59/39. Nella zona
Coreno-Monte Calvo il nemico è riuscito ad avanzare in più punti in direzione di Ausonia e verso
Nord. Lo sbarramento formato a Sud-Est di Ausonia al comando del 191 Regg. è riuscito sinora a respingere
tutti i tentativi di avanzamento. A Nord il nemico è riuscito a conquistare il Castellone ed a
occuparlo con ingenti forze. Contro l'ala Nord (Gruppo Nagel) il nemico - dopo aver respinto numerosi
attacchi - in parte in controffensiva - ha portato nuovamente forti attacchi in avanzata con carri.
Questi attacchi sono stati sinora annullati grazie al fuoco concentrato delle armi pesanti e dei
carri nella zona 59/17. Le nostre perdite di entrambi le Div. del Corpo negli ultimi due giorni
sono estremamente alte. Oltre a numerosi Comandanti si stimano le perdite su 40% per la 94ª Divisione
e 60-70% per la 71ª Divisione delle Forze Combattenti. Messaggi radio (captati) nemici e nostre
osservazioni oculari fanno capire anche anche il nemico ha subito gravi perdite. Il merito
principale - o gran parte del merito - è da attribuirsi alla nostra Artiglieria, la quale con il
fuoco concentrato, in parte a corta distanza e sino all'ultima giornata, ha coperto gli spostamenti
della Fanteria. Numerose batterie sono state fatte saltare in aria nel momento in cui il nemico
era ormai davanti a loro e gli artiglieri hanno messo mano alle granate, hanno imbracciato i fucili. Nel momento in cui l'uragano bellico imperversa nelle zone di operazione di Ausonia, di
S.Giorgio a Liri, di Spigno, il Comando Generale Tedesco reputò necessario ed inderogabile far
convergere sulla linea del fronte tutte le riserve disponibili. Arrivarono finalmente a Esperia
come segue: il Reg. Pz. Grant. era la prima unità della 90ª Div. Pz. Grant. reso disponibile
dall'OB S.W Più tardi il II Bn Pz. Reg. Grant. della 15ª Div. Pz. Grant. fu assegnato in zona.(13) Negli stessi giorni un apparecchio tedesco, volando sui monti Aurunci, lanciò volantini che
invitavano la popolazione ad abbandonare la montagna per evitare
le violenze da parte delle truppe di colore. La popolazione civile avrebbe trovato accoglienza nella Piazza di Esperia Inferiore per essere
trasferita in luoghi più sicuri. Questo esodo fu fissato per il giorno 15 maggio, ma poche famiglie
abbandonarono la montagna. Sfidando la continua minaccia dei bombardamenti aerei e dei cannoneggiamenti
una colonna di autocarri raggiunse Fiuggi dove i profughi trovarono ospitalità e assistenza da
parte dell'Autorità Civile.(15) (.) "Il castello di Esperia, sede di osservatorio tedesco, ha ben osservato la scena, ma De Gaulle non lo saprà mai. Bruscamente il Generale dà il segnale della partenza e le jeeps della carovana ufficiale eseguiscono un mezzo giro audace e spariscono nella polvere, come presto erano venute. Appena l'ultimo veicolo ha lasciato l'angolo, una gragnola di colpi di granate si abbatte nel punto in cui era sostato De Gaulle e tutto lo Stato maggiore francese. Si apre un cratere rosa e verde, da cui si alza uno oscuro e fetido fumo".(21) (.) (.) NOTE:
Bruno D'Epiro, Linea Dora - la battaglia di Esperia. Dati articolo
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